sabato 17 dicembre 2011

L’evasione fiscale

L’evasione fiscale.
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 14 dicembre 2011

Il gruppo “Il Coperchio del Diavolo” ha scelto come argomento di discussione la “Lotta all’evasione fiscale in Italia” al fine di capire quali siano i motivi reali che fanno di questo fenomeno un’anomalia nazionale.
La prima impressione è che sia frutto di una cattiva vecchia abitudine, protrattasi e consolidatasi negli anni, non combattuta all’inizio con la dovuta severità e che è andata sempre più degenerando sino al punto da essere considerata ormai un male incurabile per la sua entità raggiunta, diffusa su larga scala.

Di questo difetto costituzionale, prettamente italiano, si parla tutti i giorni nei bar, al mercato, nei condomini, quasi fosse un argomento calcistico, tutti sono in grado di dire la loro con rassegnazione o con rabbia e di dare la soluzione al problema per abbatterlo. “In galera !” è la frase tipica di sfogo del popolo onesto che paga le tasse, ma in Italia mai nessuno è andato in galera per evasione fiscale salvo Sofia Loren nel 1982; altrove il reato di evasione fiscale è punito con il carcere che ti fa concludere la vita in una fredda cella, in Italia invece tra concordati, condoni e corruzioni si riesce quasi sempre a farla franca.

La discussione tra la gente comune raggiunge poi i suoi picchi ogni qualvolta il Governo vara una manovra lacrime e sangue soprattutto quando a versarli sono i ceti più deboli mentre i proprietari di grandi patrimoni continuano a rimanere esclusi dai provvedimenti fiscali come se fossero intoccabili, benedetti da Dio, alla stessa stregua della facoltosa Chiesa.

Negli ultimi quattro mesi, per effetto di una serie di dure manovre decise dai governi Berlusconi e Monti su pressanti sollecitazioni della BCE, il problema dell’evasione fiscale è diventato il problema numero uno da risolvere, prioritario su tutti, che ha coinvolto l’intero mondo della carta stampata e gruppi di opinione. Data l’attualità, sono state realizzate varie inchieste giornalistiche cui hanno collaborato commercialisti, funzionari del Fisco, tributaristi, ed esperti della materia in cui è stato evidenziato che una seria lotta alla evasione fiscale è doverosa da parte dello Stato in quanto non è giusto ricorrere sempre al facile reperimento delle entrate fiscali attraverso un’imposizione asfissiante di imposte e tasse su prodotti di largo consumo (aumento dell’IVA, dell’Accise, ecc) e sulle retribuzioni e pensioni che anziché crescere, subiscono continui tagli per eliminazioni di detrazioni fiscali e blocchi di adeguamenti all’inflazione.

Fra le tante cifre circolanti, quella che più colpisce è che nel nostro paese i redditi evasi ammontano a circa 300 miliardi di euro l’anno e che il mancato gettito è di circa 120 miliardi di euro. Sono stime della Guardia di Finanza rivenienti probabilmente da dati di fatto. Il recupero annuale di questa evasione eliminerebbe in un decennio il debito pubblico che ammonta a 1900 miliardi di euro di cui l’83% in titoli di Stato da onorare alle varie scadenze.
Pertanto la prima esigenza che è emersa dal dibattito è stata quella di risolvere la stagnazione dell’evasione fiscale mediante una punizione esemplare di chi commette il reato. Per fare ciò, è necessaria l’esistenza di una costante VOLONTA’ POLITICA intesa a risolvere l’evasione fiscale attraverso una riforma del Fisco seria e rigorosa che non consenta scappatoie grazie a cavilli nascosti in frasi ambigue della legge; VOLONTA’ POLITICA che non deve oscillare in base alla maggioranza che si forma in Parlamento e che, come sappiamo, scema quando è la destra a conquistarla. Non è calunnioso asserire che in Italia ci sono partiti che si configurano nella corruzione tutelando la categoria degli evasori fiscali. Infatti, durante il periodo in cui ha governato Berlusconi, abbiamo dovuto riscontrare che mentre il deficit pubblico saliva vertiginosamente (negli ultimi dieci anni Berlusconi ha governato per otto nei quali il debito pubblico è aumentato di 450 miliardi di euro), si è provveduto a cancellare alcune norme di legge che precedenti governi di centro-sinistra avevano emanato per combattere l’evasione fiscale. Si è assistito dunque alla prescrizione di alcuni reati, alla depenalizzazione del falso in bilancio, al ridimensionamento delle pene detentive e pecuniarie, all’eliminazione dell’elenco clienti-fornitori, all’abolizione della tracciabilità del contante, all’annullamento della norma che imponeva la chiusura temporanea dell’esercizio per mancata emissione di scontrini e ricevute fiscali (per arrivare alla chiusura dell’attività devono essere almeno quattro nel giro di cinque anni. In pratica non si chiude mai), ecc. Inoltre, Berlusconi, sia per salvare se stesso e molti suoi amici imprenditori sia per attrarre a sé la grossa fetta di elettori allergici alle tasse, non solo ha allentato i controlli ma ha pubblicamente incoraggiato i cittadini a non pagare le tasse. Con questo suo atteggiamento immorale e diseducativo, Berlusconi ha impostato le sue campagne elettorali riuscendo a vincerle e dimostrando che l’italiano preferisce la disonestà all’onestà. Forse, in altre nazioni, l’induzione all’evasione fiscale, più che un consenso, avrebbe comportato un biasimo ed una condanna da parte dell’opinione pubblica e della Magistratura. Quindi, in mancanza di una costante VOLONTA’ POLITICA la lotta all’evasione fiscale diventa una chimera.

Dall’esame dei primi provvedimenti presi dal nuovo Governo Monti, si rileva che non sia stata posta la dovuta attenzione all’importanza della lotta all’evasione fiscale. Nella manovra salva - Italia, ha calcato la mano più sui contribuenti onesti che sui disonesti, tanto che incalzato dai giornalisti in una delle ultime interviste, il Presidente del Consiglio ha risposto che lui ha le idee chiare al riguardo ma che avrebbe avuto bisogno di almeno sei mesi per approntare una seria riforma che infliggesse un duro colpo all’evasione fiscale e che lui ha già in mente. Ci si augura che nei prossimi mesi il Governo Monti dimostri con i fatti di avere veramente intenzione di regolare l’eliminazione del debito pubblico con l’eliminazione dell’evasione fiscale.

Comunque, nel poco tempo avuto a disposizione, il governo Monti ha ripristinato la tracciabilità delle transazioni inserendo l’obbligatorietà ad effettuare pagamenti superiori a mille euro attraverso carte di credito, bonifici bancari o assegni al fine di consentire al Fisco di disporre in automatico di una traccia dei movimenti di denaro. Forse si poteva scendere anche a 300 euro stabilendo nel contempo che qualsiasi operazione effettuata tramite carte di credito, bonifici o assegni per compensi a professionisti, artigiani o prestazioni varie rientrassero fra gli oneri deducibili ai fini della detraibilità. In Francia e in Belgio già esiste questa normativa e i contribuenti sono facilitati nella redazione della dichiarazione dei redditi in quanto molti dati sono già stati recepiti per via telematica dal cervellone elettronico dell’Ufficio Entrate. Nelle nazioni menzionate esiste persino il borsellino elettronico per le spese spicciole, dal giornale al bar, ai tabacchi che costringe il commerciante a rilasciare in automatico lo scontrino fiscale .

Nella manovra di Monti è stato anche inserito l’obbligo per le banche di far pervenire al Fisco l’estratto conto di tutti i movimenti dei conti correnti emessi nei confronti dei clienti. Il Fisco potrà così verificare l’inadeguatezza fra un conto milionario (sommatoria dei vari conti accesi in più banche) e una dichiarazione dei redditi da nullatenente. In tal modo scompare il segreto bancario strenuamente difeso in tutti questi anni a beneficio della trasparenza.

Metà dei 300 miliardi di euro di redditi non dichiarati è concentrata nelle attività illecite della criminalità organizzata che ormai è dislocata in ogni parte d’Italia. Attraverso rapine, pizzi, droga, tangenti, subappalti a nero, rifiuti tossici, ecc., la delinquenza organizzata accumula grosse cifre di denaro sporco che ricicla nell’acquisto di beni mobili ed immobili che sfuggono al controllo del Fisco. Il denaro sporco viene anche utilizzato nel gioco delle scommesse e in operazioni speculative di borsa fuori dai circuiti regolari ed autorizzati. Altro tipo di operazioni irregolari è l’emissione di false fatturazioni che comportano per il Fisco il rimborso dell’IVA a società fittizie o fasulle collegate con la delinquenza organizzata.

Oltre al grosso dell’evasione da parte della criminalità, c’è anche quella spicciola del lavoro sommerso, il cosiddetto lavoro nero, che coinvolge soprattutto il settore edilizio dove la mano d’opera è remunerata senza contributi previdenziali e fiscali mentre la vendita delle case è denunciata a prezzi inferiori dinanzi ai notai consenzienti, consentendo a costruttori senza scrupoli di incamerare grosse cifre a nero che prendono la strada su conti esteri e che rientrano purificati in Italia grazie allo scudo fiscale che permette ai furbi di rimetterli nel ciclo produttivo mediante il pagamento di un’irrisoria penalità. Il lavoro nero non coinvolge solo il settore edilizio ma anche - almeno al Sud - gli studi professionali (avvocati, ingegneri, notai, dentisti) che, non solo non dichiarano i propri dipendenti, ma - spesso e volentieri - li retribuiscono a meno della metà di quanto prescritto dai contratti di lavoro delle categorie, soprattutto impiegati di concetto.

C’è poi il grande business di lavoro artigiano ed autonomo che sfugge al controllo del fisco in quanto sono emessi scontrini o ricevute fiscali per cifre inferiori o per nulla.
Per combattere l’evasione fiscale, lo Stato dispone dell’Anagrafe Tributaria e della Guardia di Finanza.
L’Anagrafe tributaria è una banca dati di dimensioni mostruose, che contiene tutte le dichiarazioni dei redditi, le transazioni immobiliari, gli atti di successione, le operazioni doganali ed è collegata col catasto e con le utenze Enel e Telecom per i controlli incrociati. Tutti i dati sono inseriti nei computer dell’Agenzia delle Entrate che è dotata di grande autonomia e impegna oltre trenta mila dipendenti .
La Guardia di Finanza ha in organico quasi 67.000 unità oltre ad ausiliari e chi è in ferma e rafferma. Se la GF fosse utilizzata esclusivamente per la lotta all’evasione sarebbe già un bel passo verso una presenza più organica delle forze dell’ordine verso quest’obiettivo. Naturalmente, a Polizia e Carabinieri spetta il compito di coadiuvare l’attività giudiziaria per arrestare gli evasori che abbiamo visto essere soliti vestire i panni di criminali senza paura.

Tra dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e militari della Guardia di Finanza capita spesso d’incorrere in tentativi di corruzione, ma ciò rientra nelle percentuali delle debolezze umane presenti in qualsiasi attività lavorativa.

Ma allora, perché i risultati non sono soddisfacenti? Non sono soddisfacenti perché come si diceva prima, nella classe politica non vige il senso dello Stato. Entrano in politica personaggi appoggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta, oltre che da loschi interessi personali. Ultimamente questo fenomeno si è molto accentuato con politici coinvolti in scandali e collusioni con la politica-affari sporchi. Inoltre si è spesso ricorso ai CONDONI che rappresentano il più grave handicap del fisco italiano. A causa dei continui CONDONI (esistono anche i condoni tombali) la lotta all’evasione si blocca per anni interi con tutti gli accertamenti fiscali che rimangono sulle scrivanie inevasi. Ogni CONDONO cancella anni di attività degli uffici e ripulisce la fedina fiscale di evasori incalliti. Una grave forma di CONDONO è lo scudo fiscale che invoglia gli evasori a trasferire denaro all’estero convinti che dopo qualche anno qualche ministro dell’economia proporrà un lasciapassare per farli rientrare puliti attraverso una piccola penale.
Inoltre, le maniche larghe del Fisco provocano lunghi contenziosi allorché vengono scoperti i grossi evasori; contenziosi che solitamente si concludono con concordati la cui trattativa può portare al dimezzamento di quanto dovuto. Lo abbiamo visto con gli evasori celebri (Pavarotti, Valentino Rossi, Bocelli, ecc.).

Bisognerebbe quindi vietare i CONDONI fiscali inserendo una norma tassativa nel testo della Costituzione ed essere rigidi contro chi ha evaso il Fisco senza concedere concordati che dimezzano notevolmente l’onere da pagare. L’evasore fiscale incallito deve sapere a priori che se è scoperto, per lui non c’è scampo alcuno. In conclusione si può affermare che l'evasore fiscale non è colui che è fuggito dal carcere, ma è colui che non ci è mai entrato e che sarebbe ora che ci metta piede per lungo tempo.
Il Coperchio

lunedì 12 dicembre 2011

Nuova Pagina Facebook

E' nata una nuova pagina Facebook, si chiama "Penna e Martello - Voci dalla Strada", è curata da noi de Il Coperchio e speriamo vi piaccia.
Se è di Vostro gradimento cliccate "mi piace" e partecipate con i Vostri commenti.

giovedì 1 dicembre 2011

La via per un giusto risanamento

In Italia il 10% delle famiglie detiene il 44,7% della ricchezza.
Su di LORO deve pesare il risanamento del Paese.
Queste famiglie hanno maggiormente goduto delle infrastrutture costruite anche grazie al debito pubblico che ci ritroviamo quindi è giusto che chi ne ha tratto maggior vantaggio paghi per abbatterlo.
La ricchezza netta delle famiglie è di 8588 miliardi di euro una patrimoniale dello 0,5% sulla ricchezza netta di quel 10% di famiglie produrrebbe un gettito di 19.2 miliardi di euro l'anno.

mercoledì 30 novembre 2011

Il lavoro: precario, in nero, insicuro, sfruttato, che non c'è.

Il tema in discussione era il lavoro: precario, in nero, insicuro, sfruttato, che non c'è.

Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 23 novembre 2011
Un argomento molto complicato e vasto.
Il punto di partenza, come è stato per la nostra giovane Repubblica, è la costituzione.
Art. 1 “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”
Art. 3 “...È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”, focalizziamo l'attenzione su “... è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini...”
.Art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”, e qui focalizziamo l'attenzione su “diritto al lavoro” come quello alla salute o all'istruzione per intenderci.
Proprio riguardo a questo è un piacere rileggere le parole del Presidente Sandro Pertini “...non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. [...]" da un'Intervista di Sandro Pertini.
Il discorso di Pertini ricalca quello che prevede un altro articolo della Costituzione:
Art. 36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa...”, un punto veramente importante di questo articolo è “...in ogni caso sufficiente...”, è un passaggio che, a ben vedere spazza via il cosiddetto precariato.
L'importanza di questi articoli sta nello stabilire che il lavoro non è una questine di diritto privato le cui dinamiche lo Stato possa abbandonare al mercato con l'incontro tra domanda e offerta come per qualsiasi merce o la cui contrattazione possa essere abbandonata al solo confronto tra le parti.
Dove ci sono in gioco dei diritti fondamentali previsti dalla Carta Costituzionale lo Stato ha il DOVERE di assicurarne il rispetto. La Costituzione ha stabilito molto chiaramente che il Lavoro è un diritto di ogni uomo ed è un diritto anche un trattamento economico tale da permettergli una vita libera e dignitosa.
Il precariato, il lavoro nero, la mancanza di lavoro sono tutti la negazione di diritti fondamentali. Lo Stato non può fare finta di non vedere il problema, ha il preciso dovere di intervenire su ogni aspetto per applicare quanto previsto dalla Carta.
Il disinteresse dei Governi e del Parlamento su questo tema è sconfortante.
Non si interviene per eliminare le distorsioni di un mercato che non può essere lasciato a se stesso. Quando la “merce” oggetto della contrattazione è l'Uomo e la sua dignità, quando c'è il pericolo che diritti fondamentali possano venir disattesi o compressi lo Stato DEVE intervenire con ogni mezzo economico e legislativo impedendo precarizzazione, delocalizzazioni, lavoro nero, sfruttamenti.
La visione sbagliata che sta prendendo piede è che facendo il favore dei datori di lavoro si faccia poi, nel lungo periodo, anche l'interesse dei lavoratori in quanto ci saranno più nuovi posti di lavoro. Questo discorso è sbagliato non solo perché si è oramai constatato che non risponde alla realtà ma soprattutto perché non rispetta la Costituzione.
Bisogna ribaltare l'approccio proteggendo i diritti ed applicando appieno la Costituzione si creano finalmente le basi di una ripresa che passa sempre per una ripresa dei consumi e non da altro. Una persona alla quale sono riconosciuti i diritti fondamentali, con un trattamento economico adeguato al lavoro svolto e con un futuro non precario sarà un consumatore meno timoroso.
Questa è la vera leva per una ripresa economica sana, non ampliare la possibilità di fare utili sperando in un reinvestimento interno quando si è appurato che servono solo ad aumentare i profitti personali.
Un percorso sbagliato è anche quello di chiudere un occhio, se non entrambi, verso il lavoro nero con la falsa scusa che almeno crea occupazione. E' un concetto esattamente contrario alla realtà economica. Il lavoro nero è la concorrenza sleale che fa chiudere le attività legali e in regola, che fa chiudere l'attività ai lavoratori autonomi e artigiani perché non possono competere con chi ha un decimo dei costi. In questo modo si ammazza l'economia sana e legale a favore di quella sommersa procurando danni che uno Stato non può avallare più o meno apertamente. Saltano le tutele assicurative sugli infortuni, salta ogni regola sulla contrattazione, sfuggono del tutto i redditi alla tassazione, in sintesi il mercato del lavoro e la concorrenza vengono completamente falsati e i lavoratori vengono abbandonati. Prevedere tutele economiche per chi denuncia potrebbe essere un primo passo.
La discussione non si è fermata solo alle critiche verso lo Stato e datori di lavoro ma ha riconosciuto che c'è un “male civico” che colpisce tanti lavoratori. Il male molto comune è quello che ha fatto affermare a Benigni “fare bene il proprio lavoro è rivoluzionario”. Troppi lavoratori giustificano lo stipendio con il solo sforzo di recarsi al lavoro e per il resto meno se ne fa meglio è.
Bisogna ritrovare la soddisfazione di far bene il proprio lavoro a prescindere da altro e, quando necessario, lottare per rivendicare migliori trattamenti o condizioni.
Per concludere la maggior critica va fatta allo Stato, con i suoi organi legislativo ed esecutivo, che latita nell'applicare la Carta Costituzionale in tutti gli aspetti che quegli articoli coinvolgono. Poco impegno nella lotta al precariato non legiferando per correggere questo orrore civile, poco impegno nel combattere gli infortuni sul lavoro cambiando gli strumenti oramai inefficaci a propria disposizione per un controllo efficace, poco impegno per combattere il lavoro nero, poco, anzi nullo, impegno per proteggere la perdita di posti di lavoro permettendo delocalizzazioni selvagge verso paesi in cui sfruttamento e poca protezione sindacale sono la norma.
Poco impegno nel mettere l'essere umano al centro vero della Stato. L'essere umano, che con il suo lavoro, è motore di ogni economia.
Lo Stato DEVE proteggere i propri cittadini come esseri umani proteggendone la dignità. Assicurare una vita dignitosa e la prospettiva di un futuro libero dalle incertezze ed insicurezze; solo così un Paese può considerarsi civile.

Il Coperchio

lunedì 14 novembre 2011

Debito Pubblico

Debito Pubblico
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 09 novembre 2011

COME NASCE IL DEBITO - Quando uno stato ha bisogno di denaro commissiona l’emissione della cartamoneta alla Banca Centrale, nel nostro caso ora alla BCE. La quale stampa la cartamoneta ma non la consegna al committente facendosi pagare l’opera tipografica, bensì la PRESTA allo stato committente. Il quale dovrà restituirlo con gli interessi. La “ricevuta” in mano alla banca emittente (che è una banca PRIVATA) sono i titoli di Stato.
E questo è NECESSARIO, perché quando a garantire l’emissione di cartamoneta c’era nei forzieri la corrispettiva quantità di ORO, nessun problema: la Banca Centrale doveva solo calmierare l’emissione di cartamoneta affinché quella circolante non superasse il valore dell’oro a garanzia, se no: inflazione.
Avendo un giorno stabilito (essi… chi?) che il legame con l'oro è troppo “vincolante” per un’economia dinamica, fu escogitato questo sistema: lo Stato commissiona, l’istituto di emissione stampa e presta, lo Stato restituisce con interessi. La ragione per cui presta è che non essendoci per intero l’ORO a garantire, ci vuole qualcos’altro che garantisca e dia quindi valore reale a quella cartamoneta. Ecco la “trovata”: la garanzia al posto dell’ORO è il LAVORO, il lavoro dei cittadini che con le tasse consentiranno allo Stato di rifondere quel debito.
E purtroppo non può essere altrimenti. L’unica altra alternativa all’oro potrebbe essere solo un’altra ricchezza che sia: A) non deperibile, B) alienabile, C) non riproducibile ad libitum. Ma non l’ha ancora trovata nessuno.
Questo spiega perché si dice che quella attuale è un’economia fondata sul DEBITO.
IL DEBITO E’ RICCHEZZA per chi lo produce. Le banche hanno sfogato la loro avidità producendo debiti su debiti a tutto vapore, sino ad arrivare al risultato odierno: debito globale = 22 volte il PIL mondiale.
Un debito insolvibile all’infinito che quindi autorizza il sistema bancario a tenere sempre più sotto tallone le società moderna.
LA CATTIVITA’ FINANZIARIA del XXI° secolo - Il primo tentativo di riscatto dalla cattività delle banche è stato recentemente effettuato dagli islandesi, che dopo aver visto la proposta di ripianamento del debito (cento euro/mese per famiglia per 15 anni) hanno risposto col gesto dell’ombrello. Ma l’Islanda è un’isola lontana con soli 350.00 abitanti, non sconvolge il sistema e poi è relativamente facile mettere la sordina all’evento. Per questo i marines non sono (non ancora) sbarcati in Islanda a esportare la democrazia. Se accadrà lo sapremo solo a cose fatte.
Il buon senso suggerisce di non considerare la riproducibilità apud nos dell’iniziativa.
IL DEBITO VA PAGATO? - Un argomento che porterebbe acqua al mulino della ribellione di tipo islandese è che prestare denaro con garanzia al futuro comporta un rischio che dev’essere valutato da chi presta ed il rischio connesso ad una garanzia che ci sarà, in futuro, è altissimo: se malgrado questa dose di rischio le banche producono debito che va MOLTO OLTRE LA POSSIBILITA’ DI RESTITUZIONE, la estrema leggerezza della valutazione dovrebbe ricadere su chi produce debito, prima ancora che su chi lo contrae, senza contare che molta parte dei titoli sono posseduti da privati cittadini che utilizzano il possesso di titoli di stato come un risparmio sicuro e che da un mancato pagamento riceverebbero un danno diretto.
Quindi è estremamente difficile mettere in campo un’argomentazione del genere. Conclusione: il debito va pagato. Il problema è perciò il reperimento delle risorse.
LE RISORSE - Le risorse possono venire dalle imposte e/o dalla vendita a prezzi di realizzo del patrimonio pubblico, che non sarebbe necessariamente le caserme dismesse, ma potrebbe essere Palazzo Pitti, oppure il sito di Pompei, o la laguna di Venezia.
LE IMPOSTE - La situazione rende insufficiente la famosa legge di Petrolini: I soldi si prendono dove sono, cioè dai poveri: ne hanno pochi , ma sono così tanti….
Occorre, come minimo, una solenne legge detta “patrimoniale”, di consistenza molto, molto significativa.
E ci sarebbero ulteriori fonti.
1) Il recupero dell’evasione fiscale, che da noi è la più alta del mondo. I sistemi ci sono, ma ora è necessario che ci sia anche una volontà politica molto seria, da salvezza. Certo ci vuole tempo, ma le banche non li vogliono domattina, i soldi. Intanto si potrebbe cominciare a limitare le detrazioni fiscali (tutte) ai soli pagamenti effettuati con moneta elettronica o transazione bancaria.
2) I capitali occultati all’estero: Inghilterra e Francia hanno fatto un accordo con la Svizzera per avere nomi e cifre dei loro depositanti per tassarli, con la collaborazione delle banche elvetiche stesse, a quote intorno al 40%. C’è un trattativa in proposito anche con l’Italia, ma marcia a passo di lumaca. Occorre portarla a compimento.
3) La corruzione: una lotta efficace perché fortemente voluta, porterebbe un mare di soldi.
4) Il recupero, a titolo di risarcimento, di tutto il denaro fatturato ai comuni, regioni e province da un esercito di società di consulenza e appaltatrici di servizi, grazie ad una ricostruzione effettuata dalla Corte dei Conti opportunamente potenziata da task-force di magistrati, Polizia, Finanza e Carabinieri.
5) L’economia sommersa, sarebbe un’ulteriore grossa fonte di ricavi.

In conclusione, le risorse ci sono: occorre la volontà politica di andare a estrarle, magari considerando che la circostanza è un’opportunità irripetibile per metter mano a riforme, come quella fiscale sempre rimandate.
SINTESI - I debiti si pagano. Le risorse ci sono ma vanno estratte. Occorre la volontà politica. Dunque, una battaglia politica, da chiunque sia condotta, non può prescindere dalla necessità di un riscatto della comunità dalla cattività finanziaria del XXI° secolo.
L'IMPLICAZIONE ETICA - E’ inaccettabile che enti privati come le banche centrali, e quindi i loro vertici, guadagnino oceani di denaro solo grazie ad un meccanismo che funziona all’infinito (signoraggio).
Il meccanismo è il seguente: le banche centrali emettono carta stampata, la quale viene fatta diventare valore reale dichiarandola e accettandola come corrispettivo del lavoro; alla restituzione, nella banca centrale ritorna denaro vero, accresciuto dagli interessi, al posto della carta.
Una battaglia che merita di essere combattuta e tutta da iniziare è far diventare la Banca d’Italia, ora posseduta dalle banche italiane, di proprietà dello Stato. I guadagni di quel meccanismo chiamato signoraggio sarebbero tutti dell’erario.
il Coperchio

martedì 25 ottobre 2011

Primarie ed Alleanze

Documento riassuntivo della riunione del gruppo “Il Coperchio” tenutasi il 19 ottobre

 L'argomento all'apparenza semplice ha suscitato una gran quantità di commenti e discussioni con pareri apparentemente diversi ma, una volta posati coltelli e forconi ci si è accorti che riassumere tutta la discussione in pochi punti risultava molto più semplice di quanto fosse prevedibile e tutto si può sintetizzare così:
  • Le primarie; soprattutto di coalizione, sono uno strumento essenziale per un giusto ricambio e per meglio agganciarsi alle preferenze della base a condizione di estenderne l'applicazione anche fino ai collegi, quando la legge elettorale permetterà di scegliere;
  • Il programma; la percezione comune è che del programma non si sappia nulla o quasi anche se i vari partiti ne hanno in qualche modo pubblicizzato il contenuto nei loro vari siti istituzionali. I rappresentanti di partito nelle loro apparizioni mediatiche non si adoperano a sufficienza a divulgare i progetti, le manovre ed i provvedimenti che si prenderebbero. Ma questo difetto di comunicazione, che alcuni maliziosamente suppongono voluto, porta a leggere nelle manovre strategiche della sinistra solo accordi poco trasparenti e una generale fumosità; e questa sensazione di scarsa limpidezza è la causa prima della disaffezione in atto da tempo di tanta parte dell'elettorato di sinistra. Chiarezza sui programmi, trasparenza degli accordi, certezza degli obbiettivi; si sente la mancanza di tutto questo e la conseguenza si riflette sull'ultimo punto;
  • Le Alleanze; non si capisce come si possa parlare fattivamente di alleanze quando bisognerebbe partire da un programma condivisibile e da questo cercare alleati per realizzarlo. La sensazione è che si faccia il percorso contrario, si forza la scelta degli alleati senza guardare quanta parte del programma si riesca a condividere con essi.

Ripetiamo, se tutto questo sono sensazioni sbagliate ed i realtà i nostri partiti di riferimento stanno facendo tutto ma proprio tutto nel verso giusto allora c'è qualcosa che non va nell'efficacia della loro comunicazione.
Si ha voglia di trasparenza, di programmi chiari e realizzabili, di partecipazione, di condivisione, di onestà, di correttezza, di permeabilità alle idee.
Il Coperchio

domenica 16 ottobre 2011

Indignati a Roma "Commenti in diretta"

Pubblichiamo un estratto dei commenti postati nello spazio del nostro gruppo di discussione durante la manifestazione che si seguiva in diretta. Speriamo che dia la misura e le vere sensazioni che dei veri "indignati" hanno provato assistendo ai fatti di Roma.

Nina: io sto seguendo su repubblica TV, fanno la diretta a tratti. Su Sky tg24 immagini in diretta. Stanno isolando i black bloc...o almeno cercando ... provocatori!
Gaspare: rainews la sta trasmettendo in diretta!!!
Sabrina: ...sono state attaccate pure 2 troupe dai black...
...
Sabrina: hanno scelto piazza San Giovanni come luogo degli scontri. la nostra piazza. vergogna!
Valentina: e così i "cattivi" siamo sempre noi...
Susanna: I ragazzi pacifici non si fermano.....stanno andando in piazza San Giovanni. Alcuni hanno trovato riparo nel vicariato che ha aperto i cancelli per offrire un riparo...
Sabrina: non ci devono andare in piazza! è una trappola
Leonardo: Il corteo ha ricevuto l'autorizzazione per deviare verso il Circo Massimo vista l'impraticabilità di Piazza San Giovanni
Susanna: Meno male.....
Leonardo: Perché i violenti hanno la mano libera?
Susanna: Perché è stato tutto calcolato??
Valentina: perché devono sottolineare il fatto che chi manifesta è cattivo e violento. stasera sentirai ai tg che a manifestare erano pochi uomini mandati dai centri sociali di sinistra a demolire la città eterna e basta. Come sempre.
Leonardo: ....vengono distrutte le vetrine e la polizia guarda...semmai fanno le gare di velocità in mezzo alla gente con le camionette...
Susanna: Corradino Mineo, poco fa su Rainews ha fatto un lungo commento ineccepibile. Splendido.
Leonardo: che ha detto?
Susanna: Ha parlato chiaro: Attacchi ai pacifici, ignorare i provocatori, innescare reazioni... ho sentito quello che era giusto sentire.
Guido: .... le provocazioni sono sempre progettate programmate, per incolpare gli avversari politici. Per il potere siamo i loro nemici. Chi è la potere ha sempre organizzato delle provocazioni violente e terroristiche...per incolpare gli innocenti. ...
Susanna: Pannella cacciato dal corteo al grido di "VENDUTO!"
Leonardo: c'è un ferito grave fra i manifestanti...
Sabrina:  più di uno e 30 tra i poliziotti...due carabinieri hanno rischiato di essere arsi dentro il loro blindato...
Leonardo: si ma le molotov le spranghe e le bombe carta dove le avevano? nascoste nel giubbotto? Forse una spranga puoi trovarla magati distruggendo qualcosa, o rubando un tondino di ferro a un cantiere (boh)....ma una molotov per strada io nn l'ho mai trovata una bomba carta idem...
Maurizio: sto guardando la diretta su rai news...a quella manifestazione c'è anche mio figlio...
Susanna: Ti capisco, Maurizio. Nel luglio 2001, mio figlio era a Genova......
Sabrina: sky sta facendo un' ottima diretta...dice che erano attrezzati militarmente...
Susanna: ...Non hanno mai fermato e identificato uno dei cosiddetti black-bloc...
Sabrina: è un disastro... nessuna telecamera sulla manifestazione. solo su piazza S.Giovanni in fiamme.
Leonardo: San Giovanni, cariche di allegerimento della polizia contro manifestanti a mani alzate...
Susanna: Un disastro...
Concetta: non è la prima volta che questi provocatori si presentano armati, è già successo...vi ricordate quando in una strada già blindata hanno trovato un furgone pieno di armi...non mi ricordo in che occasione ...
Sabrina: ...è successo a Roma. sempre a Roma...
Sabrina: e adesso polizia e guardia di finanza usano gli idranti
Diego: Temo che la manifestazione sia rovinata. Purtroppo una minoranza ha rovinato tutto.
Nina: una minoranza con molti santi in paradiso. Non ci credo che possano far degenerare una manifestazione se non c'e' la volontà di alzare la tensione
Diego: sono d'accordo, ma non sarà quello che i tg racconteranno. Sarà l'ennesa occasione per denigrare un movimento importante. Domani si parlerà solo di quei 4 imbecilli...
Maurizio: ...4 provocatori di m... nemmeno la scalfiscono la manifestazione... se poi non si vuole imparare... da dopo Genova è necesario un servizio d'ordine!
Lorenzo: prima di spaccare, si guardano attorno e solo se la polizia non è lì cominciano a spaccare e quando la polizia arriva smettono. Non fa una piega. Resterebbe solo da spiegare com facciano - SEMPRE! - a nascondere le spranghe e a togliersi caschi e bavagli in pochi secondi, ma non sottilizziamo, via...Quel che dovremmo chiederci e chiedere sino allo sfinimento è un'altra cosa: perché in manifestazioni di tali dimensioni, le forze dell'ordine non infiltrino mai (MAI!) qualche centinaio di agenti col compito di bloccare un po' di questi eroi per portarli in gattabuia e poi farceli conoscere. Almeno si eviterebbero tutti quei danni. Ed i facinirosi saprebbero una volta per tutte di non poter avere, in futuro, vita facile. E' con questa domanda ripetuta in tutte le salse che bisognerebbe chiedere le dimissioni di Maroni.
Ringo: Parlano di 2500 "infiltrati". 2500 è un numero importante, per forza organizzato da tempo. Possibile che nessuno ne sapesse nulla? Maroni deve rispondere anche di questo
Leonardo: Il sito di Repubblica parla di 20 fermati, di cui 12 in stato di arresto....sembrano un po' pochi...
Lorenzo: come risultato ha i connotati di un "tanto per gradire". Mio nonno diceva: se non è zero è parente di zero...
...
Questa la nostra personale telecronaca, come hanno vissuto quei momenti persone indignate per bene che avrebbero voluto essere a Roma a manifestare. I violenti mettono continuamente un bavaglio alle ragioni legittime della brava gente che ha voglia di discutere e ragionare per il bene e il futuro del nostro Paese, nel resto del mondo non è andata così come a Roma...domandiamoci perché.
Il Coperchio



mercoledì 12 ottobre 2011

Nuova Sezione "Leggi ad personam" e non. Da ELIMINARE il prima possibile

Pubblichiamo questa nuova sezione "leggi ad personam" e non, da ELIMINARE il prima possibile dove cerchiamo di raccogliere le leggi emanate con uno scopo diverso da quello dell'interesse generale.
Ci rendiamo conto che i diritti acquisiti è difficile che si possano cambiare.

martedì 11 ottobre 2011

Quel fascino ambiguo da dirigente…

Documento riassuntivo della riunione tenuta il 06 ottobre, l'argomento era:
La Selezione dei Gruppi Dirigenti. Un problema attuale edi prospettiva...e ancora...Il popolo della sinistra è libero dagli effetti della fascinazione? Per le candidature si cercano visi più che contenuti; visi fotogenici, telegenici. Altrimenti si cercano persone note: del mondo della cultura, del cinema, dello sport. Persone di successo, altro elemento di fascinazione. Siamo autonomi, esenti da forme di ipnosi?

Quel fascino ambiguo da dirigente…Quale sia la ragione per cui noi, popolo non più sovrano, restiamo “sedotti” da un dirigente e infastiditi da un altro … ancora la storia non dice. Di sicuro 30 anni di fascinazioni televisive hanno avuto un peso, e di sicuro la scarsa capacità di analisi critica maturata nello stesso periodo, per l’eccessiva esposizione video-mediatica, ha fatto il resto.
Resterebbe da capire però come mai un popolo sedicente di sinistra resti ammaliato dalle sirene esattamente -o quasi- come quello di destra. L’importanza del progetto, delle priorità e delle idee, però, potrebbe essere una via di uscita utile per eludere la malìa subìta ma non condivisa. Forse le primarie hanno proprio – tra gli altri – lo scopo di riportare a valore iniziale l’importante compito di ristabilire con equità le priorità e le attese di una base oramai inascoltata.
Dribblando lo scoglio delle apparenze e degli “strasse” nei talk-show. In questo senso , riconoscendo a Concita De Gregorio una capacità non solo “espressiva” e “formale” di condurre battaglie … e nonostante gli ostacoli frapposti da una dirigenza nazionale non troppo convinta dalle capacità della stella nascente, si potrebbe anche pensare ad un suo coinvolgimento diretto in politica, ove a Lei fosse gradita l’opzione. Tra l’altro, una certa pressione esercitata sul e dal web allo scopo di proporla all’attenzione dei dirigenti … potrebbe fare la differenza: riconoscendo che il rapporto tra elettorato e partito potrebbe anche essere recuperato attraverso il nuovo strumento, internet. Il quale, però … non da tutta la base è frequentato. Anzi. Un punto di mediazione accettabile potrebbe essere la somma dei voti ottenuti nelle primarie a quelli ottenuti via web, toccando in tal modo percentuali di voto mai raggiunte fino ad ora. Ma , data l’enorme quantità di votanti che non legge giornali né frequenta il web, e poiché il pubblico si forma opinione SOLO attraverso il Tv (esponendosi passivo ad una fascinazione coartata dalla inesistente pluralità editoriale) una sana reazione potrebbe essere l’antico modello: presenziare con costanza non solo periodica la base, la gente, così come tanti leghisti hanno saputo fare in tempi non troppo antichi.
A meno che il tema della fascinazione non sia tanto attuale per una ragione molto più … sottile: manca alla dirigenza nazionale quella competenza che, da sola, saprebbe riassumere in sé le attenzioni di molto popolo. Forse, insomma, si diviene sensibili al fascino tanto più quanto più làtitano o deficiano preparazione politica e competenza personale.
Il carisma diviene insomma fondamentale e dirimente laddove mancano idee, progetti e capacità. Resta da comprendere ai più il motivo per cui calibri del tipo Sergio Cofferati o Enrico Rossi debbano essere così poco valorizzati, all’ interno di un partito in piena crisi di identità e di dirigenza.
Le primarie, pertanto, paiono essere il solo strumento in grado di ridare voce ad una base sofferente e ignorata dalla propria dirigenza: forse sono anche il solo modo di ricreare un percorso democratico in un tempo -e in un paese- paralizzato da una crisi totale di valori. Ma ostinatamente ancorato ad ampie, diffuse, dolorose consuetudini all’ inciucio oligarchico.
il Coperchio

martedì 4 ottobre 2011

Lettera di Ida "La finanza e il Lavoro"

La finanza e il Lavoro
La vertenza Fiat ha chiarito la reale situazione; Marchionne non ha lavorato per un rilancio della produttività. Con l’azzeramento dei diritti sindacali ha svolto il ruolo di rassicurazione nei confronti di investitori globali. Siamo oltre il classico conflitto tra capitale e lavoro, una nuova dimensione tra profitto e rendita finanziaria. I sacrifici richiesti ai lavoratori, non si giustificano con la necessità di produzione, il lavoro è solo l’oggetto su cui scaricare la pressione finanziaria. Fino a quando il mercato e la rendita finanziaria continuerà a essere considerato come unico diritto inalienabile, fuori da ogni regola, il lavoro sarà sempre più sottopagato, tassato e flessibile. Oggi non si fa più profitto, facendo impresa, producendo beni, ma garantire una rendita finanziaria e parassitaria. Licenziare mille operai, fa guadagnare non perché risparmi mille stipendi, ma perche hai un rialzo in borsa. Poco importa se non riesci più a produrre, se calano le vendite, perché questo ti permette di avere un’ulteriore rendita finanziaria senza il rischio d’impresa. Dopo la crisi finanziaria del 2008, erano tutti a dire che bisogna mettere regole al mercato, la crisi non c’è sta per finire, è già finita, è passata. In realtà la crisi non è ancora iniziata, stà dando i suoi primi frutti.
Istituzioni e organismi composti da esperti di mercato, operano come giudici nelle questioni economiche, si collocano al di sopra delle regole e del controllo popolare di qualsiasi paese e in tal modo assicurano la supremazia del capitale finanziario. Questo modo di procedere viene presentato come un processo naturale e inevitabile che andrebbe a vantaggio di tutti. In realtà si tratta di un colossale colpo di stato. Il mercato in pratica rende illegale tutte le norme e i regolamenti che lo limitano. Il mercato rappresenta la fine delle salvaguardie democratiche, per quanto imperfette la popolazione era riuscita ad ottenere con la lotta in campo politico e sindacale di tante generazioni.
Secondo gli accordi del libero scambio, oggi qualsiasi servizio pubblico potrebbe essere eliminato, perché provoca una perdita di opportunità al mercato. Gli ospedali pubblici potrebbero essere accusati di togliere mercato al privato. Le scuole, le biblioteche pubbliche, i diritti dei cittadini, gli interessi dei cittadini la vita stessa dei cittadini, sono colpevoli di togliere opportunità al mercato. La sanità pubblica, leggi che cercano di proteggere l’ambiente, creano barriere al libero mercato. Il libero mercato è un mostro senza testa, fagocita tutto distrugge tutto, lascia miseria e macerie. Non è a assecondarlo che si combatte. La lotta contro il libero mercato è la lotta per il diritto alla democrazia e alla vita. 
Ida Becchi

venerdì 30 settembre 2011

Aggiornamenti nelle sezioni "Lettere" e "Strane Storie"

Un nuovo racconto nella sezione "Strane Storie" del Contadino della sua terra (Feste e primi Amori) e una nuova lettera nella sezione "Lettere" di Diably (scene di "bassa" padan-i-a).
Buona lettura.

lunedì 26 settembre 2011

Documento riassuntivo della riunione tenuta il 22 settembre 2011

Documento riassuntivo della riunione tenuta il 22 settembre, l'argomento era:

LA LAICITA’ DELLO STATO. E’ opportuno che chi basa il proprio stile di vita e di pensiero principalmente sul suo credo religioso si offra come amministratore di uno Stato che costituzionalmente considera ogni cittadino uguale? O, in altri termini, può un buon credente conciliare la sua fede col compito di legiferare in uno stato laico?

(punto 9 dell'Elenco predisposto dal nostro gruppo nel documento “10 punti per l'estate”)

 E’ tema difficile, oggi forse più di ieri, in tempi come questi dove l’incertezza sociale genera facilmente fanatismo ed integralismo mentre la buona fecondità del “dubbio” rimane il monito troppo poco ascoltato di un vecchio, saggio comunista come Pietro Ingrao. In un’intervista di poco tempo fa Umberto Galimberti ammoniva sulle contraddizioni tra chi, sulla base della sua Fede - in buona fede oppure no - finisce per imporre la propria visione della vita anche a chi questa visione non la condivide; contraddizioni sempre più evidenti in tema di bioetica e difficili da risolvere soprattutto nel maggior partito del centrosinistra che raccoglie anime quasi contrapposte al suo interno. Anche questa è la sfida degli anni a venire, non c’è solo quella economica che comprensibilmente riempie le prime pagine di giornali e telegiornali. Ed è una sfida che ha una valenza attualissima in tema di strategie parlamentari come, ad esempio, l’alleanza tra PD e Casini che avrebbe sicuramente un prezzo salato a cominciare da questo; Parigi ( o Roma ) val bene una messa?
 In Italia, poi, scontiamo la presenza millenaria in casa di una Chiesa cattolica quanto mai invadente negli affari interni del nostro Paese sia parole ma anche nei fatti condizionando politici sia a destra che a sinistra. Che dire, ad esempio, delle coppie di fatto, soprattutto se omosessuali, che attendono da anni una legge che le metta allo stesso livello per i diritti più elementari di quelle benedette o comunque ammesse dal clero? Finché non si risolverà questo verrà meno quel principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e quel principio di non ingerenza sancito dall’art. 7 che recita “Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. A ben vedere la laicità vera dello Stato sarebbe in fondo un bene per la stessa Chiesa di Cristo, anche se non per quella dell’Istituto per le Opere Religiose.
 Non dovrebbe essere la Costituzione, così chiara nei suoi dettami, la bussola di ogni degno amministratore dello Stato, sempre e comunque? E laicità non significa certo essere contro la religiosità: i padri fondatori della Costituente erano in parte credenti e la nostra è una “magna charta” laica nella sostanza.
 Per carità (e per fede e per speranza, battutaccia per restare in tema), esempi di bravi cattolici che hanno dimostrato di essere buoni servitori dello stato a garanzia di tutti esistono e sono esistiti ( Mario Gozzini, per esempio ), ma sono pur sempre rare eccezioni, davvero troppo rare. Sembra, infatti, che il collateralismo con la Chiesa cattolica abbia assunto via via dimensioni più eclatanti con una destra che, pur di comprarsi indulgenze plenarie per orge e bestemmie contestualizzate, continua con le regalie di privilegi ecclesiastici come l’esenzione dell’ICI anche per gli immobili non ad uso religioso ( come dimostrato bene dall’articolo di Barbara Spinelli sulla Repubblica del 21 settembre dal titolo “Lo strano silenzio della Chiesa”).
 Ma se il comportamento della destra è così clamoroso, rendendo sempre più malato il rapporto tra le due istituzioni, nemmeno quello della sinistra è privo di ambiguità: sembra, ancora richiamando Umberto Galimberti, che il tentativo da far convivere anime antitetiche al suo interno ne comprometta la definizione del programma. Troppi politici che sgomitano per indossare l’abito talare di credenti devoti con atti in pubblico che meriterebbero di essere privati: De Magistris che bacia il sangue di San Gennaro in Duomo (ma San Gennaro non poteva sciogliere le Camere invece del sangue? Scusate la battuta) o D’Alema che, nominato viceconte pontificale, dichiara che il matrimonio fra omosessuali “offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente”. Questi comportamenti ed affermazioni seminano dubbi legittimi sulla laicità delle scelte da affrontare. Lo stesso ideatore di quella Chiesa ammoniva sulla discrezione dei propri sentimenti religiosi dicendo “E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ” cfr. Matteo 6,5 ). Insomma, per calcolo o per convinzione, anche a sinistra sembra di assistere a una gara ad essere più realisti del re o, meglio, più papisti del Papa.
 Se anche una proposta di semplice buon senso e non certo rivoluzionaria come quella dei DICO del 2007 di Barbara Pollastrini e Rosy Bindi (e diamo atto all’onorevole Bindi della sua onestà intellettuale prima che politica) è fallita miseramente, anche per il fuoco amico, significa che la strada da percorrere in tema di diritti civili è ancora lunga, in salita e che noi siamo davvero “il fanalino di coda in Europa”. Come aspettarsi allora un approccio laico, inteso nel senso di “popolare”, privo di pregiudizi, con un ragionamento che non parta da presupposti aprioristici e non sfoci in prese di posizione immodificabili, in tema di testamento biologico, di ricerca sulle cellule staminali per le malattie rare o di procreazione assistita?
 Non vorremmo equivoci: distinguiamo bene tra Chiesa istituzione e Chiesa intesa come “comunità di credenti”, spesso ben più progressista e laica della prima, anche qui gli esempi in casa nostra sono tanti e di rilievo (il card. Carlo Maria Martini, il vescovo emerito di Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, Don Luigi Ciotti, Don Andrea Gallo, il compianto Padre Ernesto Balducci o a Firenze Don Alessandro Santoro che ha unito in matrimonio religioso due persone solo anagraficamente dello stesso sesso, ma credenti e conviventi da 20 anni). Altre istituzioni, altre Chiese, altre confessioni religiose, pur ben presenti in Italia, non hanno lo stesso atteggiamento della Chiesa cattolica, gli esempi sono molti a cominciare dalla comunità Valdese a quelle induiste, buddiste, ebraiche, animiste e tante altre di pari dignità.
 Il motto evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” è di una semplicità così disarmante che proprio questa mette in risalto lo scollamento tra l’insegnamento del Nazareno e la disciplina dei suoi discepoli porporati (a proposito, qui ci sta a dovere la citazione della “ leggenda del Grande Inquisitore “ di Dostoevskij).
 La Chiesa fa il suo, è chiaro ed ha tutto il diritto di farlo, liberissima ovviamente di parlare quanto e come vuole, è il suo mestiere, non è questo il punto. Il punto è l’accondiscendenza dei nostri referenti politici, è il “voto di scambio” che vige in Italia da troppo tempo, lo scambio, anche troppo sfacciatamente evidente, è “io promulgo leggi che ti aggradano o che non vadano contro i tuoi dettami e Tu, Chiesa cattolica, mi appoggi politicamente”. Nel “baratto”, squallidamente, non finiscono solo questioni “morali ed umane” ma anche questioni ben più materiali come le innumerevoli sovvenzioni e agevolazioni che il nostro Stato generosamente “elargisce” (8 per mille, esenzione ICI, sovvenzioni alla scuola privata - che in Italia vuol dire per la maggior parte cattolica – e tanti altri esempi). Si può eccepire che è pur sempre una forma di aiuto verso i più poveri e bisognosi visto che la Chiesa ha tra le sue attività anche l'aiuto umanitario ma allora non si spiega perché lo Stato italiano sia quello, tra le grandi economie mondiali, che contribuisce meno con aiuti umanitari internazionali verso gli stati poveri, sorge quindi il legittimo dubbio che tutto questo spirito umanitario nell'aiutare la Chiesa sia così disinteressato.

Il mondo è questo, d’accordo, e con questo dobbiamo fare i conti, compresa piazza San Pietro a poche centinaia di metri da Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama. Ma se i confini politici si sono sfumati tocca ai rappresentanti eletti in nome di tutti e a garanzia di tutti farli rispettare, anche dagli stessi credenti, perché questo è il succo della democrazia.

Il Coperchio

martedì 20 settembre 2011

Riassunto della riunione del 08 settembre 2011

Riassunto della riunione del 08 settembre 2011
A conclusione dell'iniziativa chiamata “10 punti per l'estate”

Nei pochi mesi di esistenza del nostro gruppo è via via aumentata l’impressione di assenza delle opposizioni che sta facendo crescere, alla base dell’elettorato, una forma di insofferenza, che nel gruppo Il Coperchio si è materializzata nel tentativo di risvegliare le energie dei politici di riferimento con una iniziativa basata su una sperimentale “inversione dell’approccio” alla politica. Anziché avere il politico che mi parla delle esigenze del Paese e mi delinea in prospettiva l’azione politica che intende condurre, al fine di avere il mio voto, vogliamo provare a fare l’inverso: poiché io elettore ritengo di avere una visione lucida e diretta dei problemi da affrontare e del loro grado di irrimandabilità, voglio provare ad essere io ad elencare i problemi che ritengo debbano essere i più impellenti e proporli al politico come suo impegno, se gradisce avere il mio voto.
Quindi in una riunione abbiamo cercato di fare una lista, un elenco, di questi punti, dapprima cercando anche di fare una sorta di graduatoria in ordine di urgenza ma, vista l'impossibilità per certi punti di stabilire quale sia il più urgente, si è deciso di classificarli in obiettivi attuabili prima delle elezioni, obiettivi attuabili subito dopo aver vinto le elezioni e obiettivi da attuarsi nell'arco di una legislatura al massimo.
Nasce così l’Elenco del Coperchio, come sintesi dei punti di vista di coloro che si sono interessati, una sintesi basata sull'estrazione dei denominatori comuni ai vari elenchi proposti.
N.B.: Il criterio fondamentale di selezione dei componenti l’Elenco è stato - e sarà - quello di elencare quegli aspetti e problemi il cui persistere impedisce l’uscita del paese dallo stallo attuale, lasciando quindi fuori dall’Elenco i problemi che, quantunque importanti, non presentano tale aspetto patologico..

ELENCO OBIETTIVI da attuarsi da subito
(sono obiettivi raggiungibili da subito con alleanze parlamentari aggregate solo intorno ai punti da attuare):
A) Reperire risorse fiscali dalla lotta all'evasione e non dall'aumento dell'imposizione esistente, accordi e pressioni con ogni mezzo, diplomatico ed economico, con gli stati dei cosiddetti paradisi fiscali per raggiungere il denaro sottratto alla fiscalità nazionale. Altri interventi utili ed attuabili nell'immediato possono essere anche una patrimoniale per patrimoni sopra una certa soglia (2-3 milioni di euro) e la reintroduzione della tassa di successione sempre per patrimoni di consistenza superiore ad una certa soglia (2-3 milioni di euro));
B) Obbligatorietà delle transazioni elettroniche per le ditte, società e autonomi;
C) Adeguamento degli emolumenti parlamentari alla media europea ed abolizione di tutti i vitalizi dei parlamentari per ridare credibilità e rispettabilità;
D) Ineleggibilità di condannati e loro esautorazione dalla carica pubblica;
E) Introduzione di norme NON ad personam sul conflitto di interessi;
Di questi punti il punto A è in assoluto il prioritario essendo lo strumento economico con il quale si possono finanziare i progetti a seguire. Questi punti, poiché ci troviamo in una situazione di emergenza dove sarebbe urgente lavorare di bisturi almeno sui bubboni più grossi, richiedono l’impegno immediato e un'attuazione con assoluta urgenza, da assolversi da qui alla prossima campagna elettorale.

ELENCO OBIETTIVI da attuarsi subito ad inizio legislatura
(sono obiettivi da perseguire fin dall'inizio della prossima legislatura e dovranno comportare ciascuno una strategia, un iter di attuazione, da completarsi all'interno della legislatura stessa):
1) Legge elettorale: Nuova legge ove sia esplicito e fermo il vincolo per cui la nomina dei parlamentari ha luogo unicamente ad opera dell'elettorato con espressa preferenza al candidato;
2) Evasione fiscale: Potenziamento dei mezzi e degli organici della Guardia di Finanza per un controllo più “reale” meno dipendente dagli studi di settore - Inasprimento delle sanzioni - Deducibilità delle spese ammessa solo per pagamenti eseguiti con moneta elettronica o transazione bancaria – incassi sopra una certa soglia e incassi professionisti, ammessi solo in formato elettronico o tracciabile;
3) Riforma del Parlamento: ineleggibilità, o esautorazione dal ruolo, dei condannati in primo grado per reati previsti dal codice penale – Momentanea ineleggibilità per gli indagati o sospensione dai pubblici incarichi - Ineleggibilità per conflitto di interesse - Dimezzamento delle spese per i parlamentari - Ricorso alla fiducia ammessa solo in funzione dell'urgenza del provvedimento e previo nulla-osta della Presidenza della Repubblica – parificazione del vitalizio al sistema contributivo nazionale;
4) Precariato: Disincentivare, aumentandone il costo, il ricorso a quella contrattazione creata per sopperire ad esigenze momentanee e contingenti che con il tempo ha invece dato luogo ad una condizione lavorativa detta "precariato" e, al contempo, limitarne il ricorso a brevi periodi giustificati da picchi di produzione e, sempre, da concordarsi con le parti sociali;
5) Ricostruzione della scuola pubblica e Università: abrogazione di ogni tipo di finanziamento pubblico ad ogni genere di scuola privata dirottandone i fondi verso la scuola pubblica per la ristrutturazione degli edifici e la definitiva assunzione dei precari scolastici;

ELENCO OBIETTIVI da attuarsi entro l'arco di una legislatura
( sono obiettivi di progetti a lungo termine, comunque con avvio e superamento di un no-return-point entro una legislatura):
6) Riforma della Giustizia: Riorganizzazione dei tribunali con impiego massiccio delle soluzioni informatiche più avanzate – adeguamento dell'organico dei tribunali stessi al numero di cause che in essi si trattano annualmente;
7) edilizia residenziale pubblica, con la parte destinata all'assegnazione a riscatto che può essere finanziata all'origine dagli anticipi versati da eventuali futuri assegnatari e con una percentuale fissata dei proventi derivanti dalla patrimoniale;
8) Censimento e bonifica del sistema cooperativo: Tutte le società o cooperative costituite dovranno dimostrare di garantire al socio lavoratore un trattamento salariale non minore a quello normalmente praticato dalle società e verificare sempre l'effettiva esistenza del requisito della “mutualità”, un'apposita Agenzia certificherà e controllerà soprattutto le cooperative che lavorano con il pubblico;
9) Revisione accordi con Santa Sede extra Concordato che coinvolgano uscite di bilancio da parte dello Stato;
10) Riforma del sistema bancario: La possibilità di fare mutui fondiari per prima casa superiori al quindicennio e di praticare il microcredito va riservata ad un Istituto a maggioranza pubblica o totalmente pubblico per liberare le persone “normali” dalle condizioni del "mercato" e legarle ai progetti di politica sociale dello stato.

La fase successiva sarà prender contatto con altri gruppi d’opinione analoghi e proporre l’iniziativa, ovviamente apportando all’Elenco arricchimenti e varianti che venissero proposti nello sviluppo di questi contatti. Tutto grazie a ciò che prima non c’era ed ora c’è: la rete.
Una massa di adesioni sarà una massa di voti superiore con considerazioni statistiche, che avrà bisogno di una sola cosa per essere proposta ai politici: uno o più portavoce di riconosciuto prestigio. Che non potranno mancare se la massa di voti sarà difficilmente ignorabile.

Ovviamente, se funziona , tale “lobby popolare” dovrà mantenere una sua funzione importante anche dopo che il nuovo parlamento sia costituito, come fosse l’assemblea degli azionisti di un’azienda, in grado di chiedere conto periodicamente all’AD della conduzione dell’Azienda e degli scostamenti rispetto a quanto stabilito in partenza all’assegnazione dell’incarico.

Il Coperchio

giovedì 15 settembre 2011

Nuovo Dialogo tra Kaz ed Edmond scritto da Leonardo

-"Allora...? Cos'è successo, Kaz?"

-"Una rissa, Edmond. Sembra che un tale abbia ucciso suo fratello"

-"Sempre la solita, insignificante, ridicola, tragica storia!...Cos'altro hai saputo, Kaz?...Per quale motivo?"

-"Un incidente all'incrocio; piccolo...poi...una parola tira l'altra..".

-"Futili motivi, Kaz! Così diranno, tra qualche secolo, quelli che daranno le notizie...E così commenteranno gli ascoltatori...comodamente seduti a cenare...Scordando quello che hanno fatto durante il giorno..e il giorno prima...tutti i futili motivi che loro stessi stavano per trasformare in tragedia...Scommetto che quello che veniva da sinistra non ha dato la precedenza...; e quello che arrivava da destra s'è ostinato a non fermare il cavallo...".

-"Quando parli così, Edmond, mi fai paura...: che diavolo dici??! Tra qualche secolo??!".

-Stai zitto, Kaz! Io lo so: tanti anni di ingiusta prigionia, e la saggezza dell'abate, mi hanno permesso, ragionandoci su, di estrapolare…..di disegnare il futuro...
E' come se io venissi da lì...del resto, Kaz, non cambierà poi molto...Nessuno che capisca mai che, indipendentemente dalla direzione da cui si proviene....dalle leggi scritte...; codici, li chiameranno,....non si deve correre....In Inghilterra, tanto per fare un esempio, avrebbe avuto ragione il fratello che proveniva da sinistra...e, probabilmente, sarebbe morto l'assassino....
La vuoi sapere una cosa, Kaz??! Non c’è mai stata, né mai ci sarà, un’epoca che rispetti, veramente, la vita umana; la persona comune che non chiede altro che di poter vivere la propria fulminea vita in santa pace…Si dirà, sempre, che la società, le leggi, gli uomini dei secoli passati erano barbari, ingiusti; bui. Questa parola è, è stata, e sarà, una delle più, ingiustamente, abusata: come una specie di maleficio cosmico, che ti fa lamentare per tutto e di tutto, ma che ti fa accettare, con gioia falsa e dolorosa, la tua condizione. La fortuna di non essere nato, e vissuto, in un secolo buio…..Ma la luce si sposta in avanti….questa, almeno, è la nostra illusione….
Ma…mi stai seguendo, Kaz?”.

-“Io pendo dalle tue….brache. Ma non ho capito niente!....Dove vuoi arrivare?!?”.

-“ Lo sapevo! Cosa puoi aspettarti da….una parte senza cervello….Stai attento, per favore: vedrò di farti capire la contraddizione del genere umano….; ho detto –attento-…non -attenti!- . Ritorna pure....sul riposo!”.

-“Credevo avessi visto la Mercèdés….”.

-“T’avviso io; stà tranquillo. Dunque: avrai sentito dire, spesso, che la vera molla che fa muovere l’umanità è l’amore. E’ vero, Kaz! E’ proprio così…e non per come la intendi tu…Io, per esempio, per amore della libertà…della giustizia…; per amore della mia donna. Della mia famiglia…di un amico….Sarei disposto a tutto! Potrei anche uccidere….; potrei fare di più…e peggio… Potrei infliggere ai miei nemici le peggiori sofferenze; perché il loro dolore fosse d’esempio per tutti quelli che intendessero comportarsi allo stesso modo…Che avessero intenzione di fare del male a me o ad i miei cari….Arriverei a torturarli; a straziare i loro corpi…..le loro anime nere. Circoscriverei la malerba, annientando, sterminando….giustiziando i loro parenti…i loro discendenti. Appiccherei il fuoco alle loro dimore; alle loro città…ai boschi, possibili vie di fuga. Scatenerei una guerra; l’inferno sulla Terra…..
Questo è l’amore…la molla che muove tutto….
Hai capito, Kaz??”.

“Insomma….io non credo di essere tanto buono, Edmond….”

Matteo in un racconto di Leonardo

Voi non conoscete Matteo.
E come potreste….
Non l’ ho mai fatto per nessuno, ma, un giorno, vi chiederò di ospitarlo, qua, nel gruppo.
La prima volta che l’ho visto aveva otto giorni. Ora ha 14 mesi; praticamente, mi conosce da sempre…
Di solito, resto incantato dalle bambine; anche se, è inutile che lo neghi, dati i tempi, mi trattengo dalla voglia di esternare la meraviglia e la commozione che destano in me….ogni volta….ogni volta di più…
Sono più effervescenti; più grandi….ad ogni età.
Ma Matteo è uno che se la cava; mi ha conquistato dal primo incontro.
E’ una specie di batuffolo biondo…ti guarisce tutti i graffi….ti disinfetta il futuro…
Non l’ho mai visto piangere. E’ forte, duro….vorresti morderlo tutto.
Potresti lasciarlo solo, in autostrada: se la caverebbe.
Somiglia molto ad un suo zio; Franchino, mio amico d’infanzia. Stessi occhi, colori; stessa pelle. Stessa mimica….Franco Franchi, lo chiamavo…..Stesso cuore. Troppo grande per un universo solo.
Stamattina, è entrato in braccio al nonno. Un po’ mogio; non col sorriso malandrino di sempre….come quando veniva con la nonna…
Ha sollevato il braccio per salutarmi, come si saluta un treno; ed aprendo e chiudendo la manina, per dirmi ciao.
Non mi sono avvicinato: non servono parole, a volte, per capire…Ha apprezzato; lo so, che ha apprezzato…..mi ha regalato un microscopico frammento d’immortalità; di gioia molecolare, atomica.
Han fatto presto: niente moine. Ognuno al suo posto, come se non ci conoscessimo: ho dovuto trattenermi, ricorrere alla ridicola forza che ho, per non prenderlo in braccio. Per non stringerlo forte.
L’ingresso è un’immensa vetrata cinematografica che mi permette di assistere ad una rappresentazione non stop. Nei pressi della porta, si vede il cielo: se volti lo sguardo a sinistra, il mare.
Con la busta in una mano, e lui nell’altro braccio, il nonno, giovane, non riusciva ad aprire. Matteo s’è voltato verso di me, chiamato dal silenzio del mio sguardo grato. Ha alzato ancora il braccio; ma senza agitarlo. Ha tenuto chiusa la manina, sollevando solo l’indice…..
“Lo sai che da poche settimane ho un anno?...Sapessi che bella festa….E come era bella la mia nonnina..
Mi ha fatto giocare tanto; mi ha sporcato tutto il vestitino nuovo di rossetto…Ti ha mai baciato, la mia nonnina…?... Ha una bocca così buona…!
Io capivo che era stanca; pallida….Avrei voluto che si riposasse un po’…Ma niente! Incredibile….Aveva un’energia di bambina….E quante foto…Non ci crederai, ma non ho visto mai un amore così….Eppure, adesso ho più di un anno….Mi ricordo di tante feste…
Ma questo ditino alzato non è per dirti che sono grande…Questo, lo pensa il nonno…
Non mi piace per niente che vogliano io debba fare come gli altri…. -ciao… ho uno, o due, o tre, anni….guarda le scarpette nuove….-….
Ti sto indicando il cielo….
E’ lì, adesso, la mia nonnina… ora non si vede, perché c’è il sole. Ma la notte, quando ho gli occhi chiusi, ritorna sempre da me….lei lo sa che sono piccolo; e che, qualche volta, ho paura del buio…e mi dà tanti baci…”
La porta si apre; il nonno si volta, per salutare ancora.
Vede il ditino…: “…sta dicendo che ha un anno….non spiccica ancora una parola….”.
“….Lo dice lei…..che non spiccica….”, ho pensato….
E Matteo mi ha salvato….
Leonardo

martedì 6 settembre 2011

A chi vuol partecipare...

Nel Gruppo stiamo compilando una lista di 10 punti programmatici che un partito di centro-sinistra dovrebbe riconoscere come irrinunciabili ed urgenti da attuare.
Vi invito ad esporre i vostri come commento a questo post e la prossima settimana vedremo quanti gruppi ed organizzazioni concorderanno e si riconosceranno in questa "lista delle priorità".

Appello!

Abbiamo tutti il cervello quagliato. 
Non sappiamo più che pesci prendere ed uno scoramento ci prende perché la storia sta andando troppo per le lunghe. Questo Sig. Dott. Cav. On.le Presidente del Consiglio continua a governare nonostante le evidenti discrepanze insite nella persona. Una persona, un uomo, plurimiliardario, il che non è una colpa, ma plurimplicato in processi, plurinvischiato in squallide vicende boccaccesche, pluriprotetto da leggi che lo esimono dall’essere giudicato, si trova ad occupare una poltrona di prestigio senza averne le qualità. Si trova a rivestire la 4^ carica più alta dello Stato in un momento di grave crisi economica mondiale che richiede nervi saldi e preparazione professionale, in un momento in cui i mercati hanno individuato nell’Italia un paese vulnerabile da attaccare per specularci sopra non solo come guadagno ma anche come imposizione di regole da rispettare o da subire, con un Governo che non è in grado di mettere su una manovra economica decente e convincente per bloccare la speculazione e navigare in acque più tranquille.

Il Presidente Napolitano ha invitato ancora una volta tutti i partiti, compresa l’opposizione, ad approvare in fretta e furia, senza tentennamenti e boicottaggi (col rischio però di combinare un pastrocchio, un pateracchio), la manovra in Parlamento per evitare il tracollo. Ma il Presidente della Repubblica, nella sua frase sibillina in cui esprime il concetto che lui non può intervenire sul Governo sino a quando in Parlamento c’è una maggioranza che lo sostiene, fa intendere che, se potesse, manderebbe a casa Berlusconi e compagnia bella per incapacità a gestire la drammaticità del momento. Evidentemente gli stanno arrivando pressioni da più parti (Confindustria, Sindacati Cittadini), soprattutto dalla Comunità Europea che mal sopporta una gestione allegra del bilancio dello Stato italiano. Il Governo italiano ribalta la patata bollente e pretende –forse anche sotto forma ricattatoria- che sia la Banca Centrale Europea a sobbarcarsi l’onere e a farsi carico di sottoscrivere tutti i titoli che il mercato non acquista e che il Tesoro Italiano è costretto ad emettere ogni 15 giorni per pagare interessi e capitale scaduti ai suoi creditori. La BCE è indotta a farlo perché, se crolla l’Italia, rischia di crollare per effetto domino la moneta dell’Euro nel suo insieme coinvolgendo tutti i Paesi della Comunità con gravi ripercussioni anche in Germania e Francia che sono gli Stati meglio messi in quanto la loro economia tira e non sono oberati da pesanti deficit di bilancio pubblico.

In mezzo a tutto questo guazzabuglio il cittadino italiano che fa ? A parte i giornali d’opposizione o indipendenti che ogni giorno riportano notizie drammatiche della situazione, pare che nel Paese tutto funzioni in quanto non si avvertono scossoni o reazioni. Sarà stato il periodo delle ferie, del caldo sole estivo, umido ed afoso, certo è che se non si fosse mossa la Camusso, segretario generale della CGIL, a proclamare per il 6 settembre una giornata di sciopero generale, qui avremmo continuato tutti a sventolarci la faccia ed il pisello. La Camusso ha dovuto convincere persino il maggior partito di opposizione a darle una mano per appoggiare lo sciopero generale boicottato dalla Cisl e dalla Uil.

Ma è mai possibile che noi italiani siamo diventati così bastardi, codardi, indifferenti, ma soprattutto “deleganti”, quello cioè di delegare gli altri a fare qualcosa per noi, per poi magari beneficiare dei risultati o per criticarne il fallimento.

Italiani, la misura è colma, svegliamoci dal letargo e diamoci da fare. Non c’è più tempo di stare a guardare, scendiamo in piazza e mandiamo ad Antigua Berlusconi. Altrimenti avrebbe davvero ragione lui quando dice che siamo un Paese di merda.

Salva Tores

lunedì 15 agosto 2011

Continuazione...di un racconto di Leonardo




....dov'ero rimasto?...Ah, si: il cane permaloso....Bene, superatolo, in breve, raggiungo il mio posto di lavoro.
Come al solito, non sono puntuale; arrivo sempre un pò prima; molti minuti prima, questa volta....sto proprio invecchiando....Ho il tempo per un caffè al bar di fianco...Non ci crederete: per 23 anni, quando stavo nell'altra azienda, mai, ed intendo -mai- mi sono allontanato per un caffè...Ma questa è una storia dolorosa, per me...potrei dire cattiverie...
Una donna meravigliosa mi aspettava; non l'avevo mai vista prima. Eppure, i clienti, come in ogni piccolo bar che si rispetti, sono quasi sempre gli stessi.
Occhi verde acqua; capelli scuri. Espressione distratta...angelica; indifferenza,...labbra diaboliche...Non m'ha degnato di un sguardo; come fa il cane di prima. Ma io non le avevo fatto niente, sono sicuro...E dire che non m'è mai piaciuto fissare una ragazza; nemmeno da giovane...Ora, potrei dire per non creare imbarazzo: mi credereste...e, un pò, è così....Ma il motivo vero è che l'ho sempre considerata una tattica di conquista...ed un errore madornale far capire subito che ti piace....Se tornassi indietro, spesso, cambierei strategia....
Niente! La fissavo, cercavo i suoi occhi....credo di aver parlato e riso con maggior forza, rispetto al solito...Lei, immobile, alle spalle del barista, pubblicizzave una qualche marca di caffè.
Attaccata al muro, un pò in alto; muta e suadente....non posso giurarlo, ma credo che per un attimo, quando sono entrato, m'ha guardato....Che stupidi scherzi può fare la bellezza....:fulminato da una foto....niente male, per la mia età....
E' ancora presto: sigaretta e sguardo verso il mare....C'è un incrocio: hanno tutti fretta...Il mare è una tentazione....Ci sono tre scuole, a quell'incrocio. Si popola velocemente: i più piccoli escono dalle auto materne, addomesticando un traffico incurante di segnali verticali ed orizzontali. Mezzo addormentati, i cuccioli sembrano vigili volanti....E tante, tante ragazzine....ragazze.....piccole donne...Tutte bellissime, curatissime....come si dice...:tiratissime....La mente torna alla femmina fatale del bar....Si chiamano, si sorridono, si baciano.....E' impossibile non ammirarle, seppure senza alcuna malizia: è una bellezza, un'allegria...un'effervescenza coinvolgente....Per gli altri...; io, parola, guardo solo quelle che mi passano davanti. Non muovo la testa, lo sguardo....come la foto nel bar....E di fronte a me, sul lato opposto dell'incrocio, all'inizio del vialone che scivola dritto ed alberato verso il mare, una ragazza sola. Non posso non osservarla: è precisa davanti al mio sguardo. Non è effervescente; non è, nemmeno, tutta precisina e tirata, come la maggior parte delle altre. E' sola e si capisce che aspetta qualcuno, prima di entrare. Non so come fare per non imbarazzarla...Sembra un pò delusa...un pò triste...Non si pavoneggia...non si piace, pare...Guardo l'orologio, le mie scarpe...il cielo grigio, che minaccia.....
E arriva un lampo. Una luce bianca come la neve pura: un bagliore indescrivibile, come quello dello scontro tempo-spazio nei film di fantascienza...Di un cuore che non può stare solo...e non sa aspettare...e che ti abbraccia; ti inonda di amore per svegliarti, chè un nuovo giorno dev'essere sorseggiato...coccolato.
Era arrivata la sua amica....e sorrideva, sorrideva da farti piangere.....E mi ha guardato....con gli occhi di quel cane; con quelli della dea del bar....dell'animo bello di chi è diverso....
Sarà una bella giornata, ho pensato.....
Leonardo

lunedì 8 agosto 2011

Quel di cui c'è bisogno

Quel di cui c'è bisogno...forse
Non si può pretendere dalla gente che faccia più di quel che fa?...D'accordo.
Dovrebbero essere i partiti i "recettori" del malessere con il compito di tradurlo in soluzioni?...E' vero.
ma i partiti si sono dimostrati sordi a qualunque protesta e proposta di cambiamento...e quindi?
La soluzione l'avevamo sotto gli occhi e non ce n'eravamo accorti!
Tanti movimenti nati nel paese, spontanei, certi di nicchia ma tutti con una forte partecipazione e convinzione dei cittadini. Il movimento 5 stelle ha percepito il punto debole di questi movimenti e cioè si basano tutti sul presupposto che le istituzioni "ascoltino" cosa che nel preambolo abbiamo già visto essere falso. M5S si è dato quindi un'organizzazione e si è presentato alle varie elezioni. Il macroscopico difetto, dal nostro punto di vista, è essere slegato da una tendenza politica, da una scelta di parte cosa che al momento di prendere decisioni peserà come un macigno nel movimento e lo lacererà perchè una scelta, anche se generica, tra destra e sinistra nel nostro animo si fa nel concreto e non solo in teoria.
quindi di cosa c'è bisogno? di una organizzazione di tutti i movimenti spontanei che si riconoscono nei valori della sinistra italiana che possa trovare un proprio coordinatore indipendente (meno guru e urlatore di Grillo) che trasporti la coalizione dei movimenti ad elezioni allo scopo di fare pressione sui partiti di sinistra con un linguaggio che intendono finalmente bene. Una coalizione a termine che non abbia la pretesa di sostituirsi ai partiti ma che sfoderi l'argomento convincente "...più non cambiate più voti vi rubiamo...", in questo ruolo vedrei benissimo un personaggio come Concita De Gregorio. Ragazzi, questa è la mia proposta, non mi sembra neanche campata troppo in aria e realizzabile nel breve termine, non vuole girare le spalle ai nostri partiti di riferimento ma è come lo scappellotto del genitore ai propri figli...è per il loro bene.

domenica 7 agosto 2011

Conversazioni sotto "il Coperchio"

D:
Ciao C., ti invidio quando dici “diamoci da fare noi per darglieli, da qui, dal basso.”, invidio il tuo ottimismo. Ma secondo te fino ad ora che cosa abbiamo tentato di fare ? Parli come un politico. Sono passati tre anni dalle elezioni e adesso dopo aver denunciato con la gestione del Dir. Concita la possibilità di arrivare ad una situazione critica, oggi 5 agosto il PD chiede di ridiscutere la manovra, L’IDV ne presenta una per conto suo, Fli non si capisce nulla, si defilano, SEL con Vendola , probabile leader di una sinistra innovatrice dice che se non fa il “salto importante” si ritira dalla politica. Siamo allo stesso punto di tre anni fa. Nessuna coalizione, maggiore determinazione nella sinistra, ma siamo all’angolo e siamo sempre condizionati da destra e sinistra. Mi dici ora cosa dobbiamo fare ? Se ti racconto la mia esperienza nel circolo PD (8mesi) di Torino, tu inorridisci. Ho fatto alcune proposte scritte, ed essendo un informatico con capacità di analisi di funzioni e processi organizzativi, ho proposto un cambiamento della struttura del circolo con risultati a medio termine (3 mesi). Nessuna risposta, da nessuno. Almeno un lascia perdere. Capisci che ora quello che succede ha una spiegazione, non accade per caso, è mancato il coraggio di fare un cambiamento epocale, dire una sola sinistra (o chiamala come vuoi) in Italia si può fare. (se pensi che il pdl è alleato della lega !!!!!!). Tutto questo senza polemica, ma con molta rabbia e delusione oltre la preoccupazione di quello che può accadere……

C:
Scusa, D., vedo solo ora il papello che mi hai inviato. Devo darti atto che se non sei un eroe, gli somigli abbastanza: otto mesi (in romanesco: me cojoni…) di buona volontà, di impegno, di rinuncia a soluzioni drastiche (i.e. mandare tutto a….). Otto mesi!! Io, invece, analoga esperienza, son durato tre settimane (quattro riunioni): dopo la mia presentazione, sono stato im-me-dia-ta-men-te dirottato sul volontariato. Siccome già lo faccio per conto mio, ho salutato tutti dicendo che, per la verità…, ero lì con la speranza di parlare di politica, indegnamente. Non mi hanno detto né “ai” né “bai”.
Se nelle mie catilinarie ti sembro ottimista, col rischio di cadere nel semplicismo che è parente della superficialità, è a causa del bisogno di contenere nelle poche righe di un post proposte e ragionamenti che richiederebbero spazio e tempi un tantino meno angusti. Ma non demordo, soprattutto in apprezzamento delle tue osservazioni puntuali e garbate.
Io parto dalla constatazione di una voragine: l’assenza di comunicazione tra l’elettorato ed i politici di riferimento. Non nel senso che la comunicazione manca della frequenza e della continuità necessarie, ma che non c’è proprio. Quindi, non c’è INFORMAZIONE. Non è che i nostri politici dedicano troppo poco tempo ad ascoltare i nostri mal di pancia. Ma è che proprio ne ignorano l’esistenza. Credo che la stessa tua (dis)avventura sia una dimostrazione ulteriore. Orbene, se non sono loro a preoccuparsi di riempirla, quella voragine (massì, cosa vuoi che sia, tanto i voti arriveranno sempre, dove vuoi che vadano?), chi altro deve essere se non noi ? E non possiamo farlo con le sollecitazioni, i blog, le lettere al direttore etc. Le manifestazioni? Ma se non sono stati smossi né dal milione di donne il 13 febbraio , né dalle amministrative, né dai referenda, cosa mai li potrà smuovere? Con cosa possiamo far capire loro che devono non riaccostarsi al popolo, ma tornare a far proprie le istanze del popolo?
Fatto un accurato excursus delle risorse a nostra disposizione, ne viene fuori solo una: il voto. Il loro ossigeno, la linfa che li tiene in vita.
Ma come far temere loro in modo credibile che potrebbe venir loro a mancare? Qui mi sono”inventato” ciò che non andava inventato: il “do ut des”, solo leggermente spostato in “do SI des”, cioè non “ti do adesso, affinché tu, dopo, mi dia”, bensì “ti do adesso se (solo a condizione che) ti impegni a darmi”. Quindi, inversione di approccio al rapporto politico: non più i politici che si presentano in fila come in un concorso di miss qualcosa e poi la giuria (gli elettori) sceglie quello buono, il quale una volta eletto, siccome è bravo, sa lui di cosa deve occuparsi e come, per il nostro bene ovviamente; bensì al contrario: noi abbiamo queste necessità e non ne possiamo più, tu aspirante politico te la senti o no di impegnarti a lavorare SEMPRE e INNANZITUTTO per quelle nostre aspettative ? Non te la senti? Avanti un altro.
Ma questo è un discorso che smette di essere puramente ipotetico solo se si trova il sistema di dirglielo tutti insieme, con una voce unica. Fino a ieri era impossibile (ecco la forza del politico rispetto agli elettori), oggi uno strumento, impensato fin a ieri, c’è. E’ la rete. Io penso che valga la pena provare, ma qui arriviamo all’opinione personale. Se tu pensi, D., che questo sia inguaribile ottimismo, posso solo ringraziarti del complimento perché mi fai sentire giovane.
A proposito: se mi dici che parlo come un politico, la mia smodata presunzione me lo fa recepire come un complimento. Ciao, D., un grazie per la tua attenzione.

mercoledì 3 agosto 2011

Luce

Luce
 
Siamo sulla Terra

una sola stella a rischiarare il giorno

eppure da qualche anno c'è nuova luce

luce diversa che non riscalda cose

luce che scalda solo il cuore

è la luce dei tuoi occhi

che è come un giorno d'estate per i miei

dammi la mano stella mia

e dammi un bacio, mio sole, mia poesia.

Mikiciccio

martedì 2 agosto 2011

Lettera "L'onda d'urto sul primo binario"

L'onda d'urto sul primo binario

"L'onda arriva, arriva. Prima del previsto. Questione di mesi, non di anni. Sarà sufficiente andare alla Cup, a settembre, per prenotare un esame. O accorgersi che a scuola i nostri figli a 12 anni appena sanno quello che noi sapevamo già ad 8. O vedere che la badante della porta accanto è stata licenziata, e la nonna, sola, dopo tre giorni, emana uno strano odore, sul pianerottolo. Magari ci capita pure di andare in Comune a chiedere come mai la nonna è da sola, ma i servizi sociali risponderanno che più di un'ora alla settimana non possono andare. O anche andare a fare benzina, e non trovarla, perchè, come già è successo, i benzinai chiudono, per incapacità a reggere, dato che saranno di meno non solo i camions, ma anche le auto, per strada.
Poi, piano piano, mentre alcuni restano lì, immobili, a chiedersi come mai il partito non decide il da fare, ci sarà anche qualcuno che , nello smarrimento generale, qualche attentato lo fa. Qualcosa combina, tanto in Italia, se ci vogliono 30 anni a trovare i mandanti di una strage, ce ne vogliono 60 per trovare gli autori di un piccolo, breve massacro.
Si, la legge elettorale, fondamentale, è sicuro. Per avere qualche chance, almeno una in più di adesso. Che la faccia tizio e sempronio, oppure caio, l'importante è che sappia di farla col consenso di noi, della base, e ci sappiano chiedere almeno il parere. Punto. Altro che primarie. Tizio, caio o sempronio: quale di questi è il più bello, il più fotogenico, il più moderno, il carismatico, insomma? Quel carisma, s'è visto, fa solo dei danni. Cesare insegna, o no ? Sarà un governicchio, di 6 mesi, oppure un governotto, da un anno ? Mah, se noi fossimo uniti, da ora, da domani, da presto, insomma, basterebbe anche un bimestre. Se noi fossimo uniti. Essere uniti non significa mettersi a cincischiare su "chi" è il più simpatico: essere uniti significa scendere in strada, idee chiare, non confuse dai pettegolezzi del gossip, alta la fronte, con un piccolo semplice scopo: rifare la legge, e poi elezioni, sui TEMI, non sui volti. Non ho mai condiviso chi si dichiara soddisfatto del pranzo, appena finito, solo dopo averlo sentito elogiare in tv.
La realtà esiste, e ognuno di noi la vede per bene: basta uscire di casa, dare un'occhiata all'insieme, guardare negli occhi i pensionati ; i giovani disoccupati che come fantasmi si aggirano con la birra in mano, alle 10 di mattina; ascoltare i discorsi delle donne, alla spesa; chiedere al macellaio come va, con le vendite; contare i commercianti che hanno chiuso bottega, nell'ultimo anno, nella propria città ; valutare l' animo di chi, a 30 anni, stìpula un mutuo trentennale, per avere un tetto sul collo, e manco sa se poi, al lavoro, ci resterà abbastanza per potergli far fronte. La realtà esiste: e di questa realtà fanno parte anche i Grillini, i rifondatori, gli anarchici, i qualunquisti, i menefreghisti, ex-sinistri ora leghisti, ex-sinistri ora stanchi del voto, etc etc. Ma la realtà esiste: la sofferenza della gente, di una grande parte della gente, che spesso conosciamo, non la risolveranno costoro, troppo persi a parlarsi addosso, e contro, o pro, a seconda della fase lunare. O della poltrona, dipende... Non c'è nessuno che ci salverà , SE NON NOI STESSI. Come quando si guida, e bisogna arrivare in stazione, e si trova traffico intenso, lavori in corso, autisti prepotenti, pedoni impazienti, e ciclisti ondeggianti: la meta ci aspetta, comunque, e non perderemmo mai tempo prezioso a litigare col primo str...zo di turno, che ci farebbe solo perdere il treno. Sangue freddo, e dritti allo scopo.
Forse tutto questo non c'entra, col tema. Ma coi commenti di ieri, sì.
O forse c'entra anche col tema: per puro fato non ero in stazione, quel 2 agosto 1980: un cambio di turno con un collega. A quell'ora ero solita andare a prendere il caffè, sul primo binario, dato che non c'era stato tempo di far colazione. Quella mattina non c'ero. Tant'è che sono qui. Ma ogni anno non posso mancare a quella manifestazione. Lo so che gli assenti di quest'anno hanno avuto paura. Dei fischi. E lo ammetto, ha ragione La Russa: di loro non sappiamo che farne, qui a Bologna. Abbiamo una dignità , da difendere, ed è stato faticoso, ogni anno, sentirci ripetere che il segreto di stato ha più valore di qualsiasi strage. Lo dicano ad altri, magari in tv, o sui loro giornali. Non a noi.Noi andiamo dritti, per la nostra strada, a prendere il treno. Il nostro treno. Si sente che fischia, ed ormai è al binario. Al primo binario."
Penelope

Lettera "Comandi, signor Capitone!"

Comandi, signor Capitone !

Se mettessimo insieme tutti gli epiteti rivolti a Berlusconi, al suo Governo ed alla Maggioranza Parlamentare che lo appoggia, verrebbe spontaneo pensare a per quale ragione stiano ancora lì ad accettare di subire tante offese e scherni da parte della stampa nazionale ed estera, degli intellettuali, dei critici, dei satirici, della gente comune, che evidenziano il fallimento della loro politica, degli errori commessi, della loro inaffidabilità, della loro nullità. Bastardi, codardi, coglioni, corrotti, ladri, buffoni, cretini, incompetenti, irresponsabili, inesistenti, inquisiti, mangiapane a tradimento, sono alcuni dei giudizi meno pesanti arrivati ai loro orecchi, ma ce ne sono altri ancor più duri e lesivi della loro dignità, non qui menzionabili.
Qualunque cittadino, persona, essere umano, che avesse un minimo di dignità e si sentisse proferire simili improperi da più parti con cognizione di causa, lascerebbe il proprio posto di lavoro per vergogna, per amor proprio, per orgoglio personale o per esaurimento nervoso o per depressione.
Invece, si verifica l’effetto contrario, restano ai loro posti imperterriti, imperturbabili, indifferenti, protervi, come se quei toni minacciosi non fossero riferiti alla loro persona, alla loro onorabilità, ma soltanto al ruolo politico che rivestono, quindi di invidie conseguenti alla lotta politica degli avversari.
Niente da fare, non vogliono ammettere che quel consenso popolare non c’è più, che quel voto ricevuto ha perso di significato, di efficacia, ormai è un voto senza valore. Tra l’altro, come potrebbe ancora avere valore se ogni giorno vengono a galla scandali per tangenti, per corruzioni, per milioni di euro intascati da politici ricattando imprenditori mentre il Paese si impoverisce a vista d’occhio sino a correre il rischio di non rialzarsi più per mancanza di regole, di lavoro, di investimenti, di una guida sicura ed autorevole; lacune e debolezze che danno spazio agli avvoltoi finanziari internazionali per attacchi speculativi che rendono vani gli sforzi dei cittadini i quali sono costretti a subire pugni nello stomaco attraverso manovre finanziarie imposte dal Governo.
Fra Tremonti, ministro dell’economia, e Berlusconi, presidente del Consiglio, -le due figure più rappresentative ed influenti- c’è un latente rapporto conflittuale di predominanza con alcune sfumature. Il primo pensa a tenere i conti in ordine ed a risparmiare, tagliando soprattutto le spese di fitto della casa di chi lo ospita a Roma e distraendosi quando il suo braccio destro ogni tanto “distrae” qualche milione di euro dal bilancio dello Stato mediante appalti gonfiati. Il secondo, invece, non si pone problemi di bilanci anche quando dovessero risultare falsi e distogliendo l’attenzione della sua base elettorale attraverso racconti di storie boccaccesche rivenienti dal Nilo o dall’ Eufrate e nascondendo sotto il lettone di Putin la verità sulla grave crisi in cui lui e Bossi stanno conducendo il Paese: un tunnel senza uno spiraglio di luce, una specie di TAV, veloce veloce verso il baratro.
Un Governo composto da incompetenti, senza un minimo di preparazione professionale nel ruolo che è stato loro assegnato o donato. Chissà quante volte il Presidente della Repubblica si sarà pentito di non aver avuto il coraggio durante il loro giuramento di dire a ciascun ministro ciò che in quel momento stava pensando d’ ognuno di loro. Se l’avesse fatto, avrebbe dimostrato di essere meno diplomatico, meno Statico, meno accondiscendente, ma con due palle grosse quanto quelle del lampadario del Quirinale che avrebbero illuminato l’intero Palazzo e fulminato il proponente.
Dei governi costituiti negli ultimi 20 anni, quello attuale è il peggiore per qualità e per risultati. Berlusconi, forte della maggioranza bulgara conquistata in Parlamento, lo aveva plasmato non sulla base della loro professionalità o competenza o dignità morale, ma perché gente fidata che non lo avrebbe mai tradito e che lo avrebbe assecondato in ogni sua necessità personale.
Nonostante la fuoriuscita di alcuni parlamentari dalla maggioranza, subito tamponata con la campagna acquisti di dicembre scorso, se domani dovessero esplodere altri scandali, non succederebbe nulla di nuovo perché al brusio dell’elettorato, al bisbiglio dell’opposizione, allo scontento della Confindustria, al malcontento degli imprenditori che in mancanza di lavoro denunciano le mazzette, ai rilievi della Comunità Europea, farebbe sempre da barriera, da scudo, la fiducia parlamentare pilotata da Bossi e Berlusconi, un patto d’acciaio per tenere in mano le redini del potere. La loro è una consapevole impudenza di restare al loro posto per fare quanti più affari possibili per il loro tornaconto personale. L’approvazione al Senato del “processo lungo” dimostra quanto non si discostino molto gli intenti dei due di(ro)ttatori d’illegalità. E se dovesse succedere qualche tracollo dell’euro a danno dell’Italia, la colpa ricadrebbe esclusivamente su Tremonti, il re travicello che non ha saputo gestire la crisi economica; lui, il saccente che giudica i ministri scemi e cretini, ma che non ha l’occhio clinico per accorgersi d’avere accanto a sé una sanguisuga, un dracula che succhia sangue dal collo dello Stato. Si sostituirà Tremonti con un’altra Cima tempestosa e la maggioranza arriverà al 2013, trovando in Giulio il capro espiatorio del disastro economico.
Durante la Prima Repubblica bastava poco per far cadere un Governo anche se aveva la maggioranza alla Camera e al Senato, bastava che emergesse il dissenso popolare, bastava una relazione severa del Governatore della Banca d’Italia, bastava la proclamazione di un sciopero generale delle tre sigle sindacali, perché il Governo si dimettesse per indire nuove elezioni.
Questa volta, invece, il Governo è un grande Scoglione, non lo abbatti con le evidenze dei fatti e con la logica, non lo abbatti con le manifestazioni di piazza e con i giudizi negativi della Borsa, non lo abbatti con le sentenze, non lo abbatti nemmeno con le cannonate o i caterpilar, non lo radi al suolo perché hanno fissato i loro piedi a dei paletti di piombo guardasigillati; la posta in palio è troppo alta, la posta in palio è il loro posto dorato nel potere e nei privilegi della politica da difendere ma che è in bilico, quasi tutti i parlamentari si rendono conto che per loro è finita, che la china è vicina, che è l’ultima legislatura avendo dimostrato la loro nullità o inutilità, che la gente ormai li ha conosciuti bene, uno per uno, attraverso il tubo catodico e che non ci sarà più per “loooro” un ulteriore banco di prova.
L’unico banco che sarà loro concesso sarà quello a loro più congeniale, il banco del pesce che dopo tre giorni puzza, figurarsi dopo vent’anni. Quel pesce, di cui il due Capitoni si sono sempre fatto vanto, ormai puzza sin dalla testa: Bossi compiacendosi di averlo sempre duro, tanto che si è ridotto all’osso mostrando il dito medio e Berlusconi di averlo sempre disponibile, fresco e profumatamente ap-pagato.
Salva Tores

venerdì 29 luglio 2011

Documento riassuntivo "la questione morale" riunione del 21 luglio

Riassunto della discussione di giovedì 21 luglio 2011

La questione morale. Dal privato al pubblico, dalle rappresentanze sindacali a quelle parlamentari. 
Un tema, a quanto pare, attualissimo ed irrisolto.

Il dibattito si è svolto proprio nella settimana in cui alla Camera ed al Senato è avvenuta la discussione sulla richiesta, da parte dei giudici, dell’arresto dei parlamentari Alfonso Papa (PdL) ed Alberto Tedesco (ex-PD, ora gruppo Misto), culminata con il voto favorevole all’arresto (decisiva la Lega) soltanto per il primo. Pertanto, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla moralità dei Parlamentari che, per la verità, negli ultimi anni si sono distinti per un andazzo di pressapochismo da parte dei governanti e per una serie di reati molto gravi a danno dello Stato – dilapidato spudoratamente da politici e funzionari senza scrupoli – dimostrando che la lezione delle condanne comminate a politici e dirigenti aziendali negli anni novanta dai giudici di Mani Pulite non hanno sortito alcun effetto. Anzi, grazie alle intercettazioni telefoniche, sono stati scoperti ladrocini, corruttele ed abusi di potere compiuti disinvoltamente, senza alcuna precauzione, da parte di un esercito di indagati e di imputati ritenendosi, costoro, protetti da una corazza, da una specie di impunità ed intoccabilità, costruite attraverso leggi che li avrebbero tenuti al riparo da eventuali accuse emesse dalla Magistratura.
Gli attacchi continui ai magistrati effettuati dalla classe politica attraverso sfrontate minacce mediatiche, tendevano a ridimensionare il ruolo della Giustizia agli occhi della opinione pubblica, trasformando le incriminazioni per reati in fumus persecutionis, al fine di assicurarsi un consenso popolare che sarebbe servito alla stessa classe politica corrotta per garantirsi – in virtù della maggioranza parlamentare conquistata carpendo la buona (?) fede degli elettori – un paravento utile per farsi leggi speciali di autodifesa contro la Magistratura. Emblematico il comportamento del Guardasigilli che, invece di tutelare il ruolo della Magistratura, lo delegittimava a favore dei politici che facevano parte del suo stesso schieramento politico. Proprio giorni fa il Presidente della Repubblica stigmatizzava dinanzi ad una sala di giovani magistrati, in presenza di quel Guardasigilli, la necessità del rispetto da parte della politica del ruolo della Magistratura.
Ma, negli ultimi tempi, dalle piazze è esplosa la rabbia della gente che vedeva, nel dilagare della corruzione, un grande distacco della politica dai problemi reali del Paese.
La gente ha cominciato a rendersi conto che nel Paese esistono due mondi separati: un mondo di un milione di privilegiati che, in virtù della conquista di una carica politica, anche di poco conto, si alimenta dal seno di mamma Stato, pozzo senza fondo, per bagordare, per arricchirsi e per beneficiare di una serie di vantaggi persino banali, stupidi. Mentre c’è un altro mondo di 65 milioni di persone, che rappresenta la realtà del Paese fatta di gente senza un lavoro, precaria, abbandonata a se stessa, inascoltata, insieme ad altra operosa, inserita, onesta, che lotta quotidianamente per condurre una vita dignitosa ma che è colpita, tartassata, disturbata continuamente dal potere politico per sostenere altri sacrifici con manovre finanziarie dall’entità incerta, che toglie dalle tasche degli italiani altro denaro.
Sulla questione morale è venuto forte, in molti interventi, il disgusto nel verificare che nell’ultima manovra non sia stato tagliato alcun privilegio goduto dalla classe politica, quasi come una sfida, un affronto, per far capire che loro fanno parte di un altro mondo per cui non sono coinvolgibili nella crisi dell’Italia.
In più riprese sono state riportate, dai forumnauti, frasi di Enrico Berlinguer, di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, che battevano il tasto sulla deprecabile questione morale dei politici. La corruzione, il voto di
scambio fra elettore ed eletto, la connivenza fra politica e affari, l’abbinamento fra il ricoprire contemporaneamente un ruolo politico ed una carica aziendale, i conflitti di interesse, hanno tenuto banco negli scambi di opinione e, fra i rimedi da adottare, emergeva quasi sempre l’esigenza di restituire alla Magistratura il peso che le spetta per diritto costituzionale perché – senza un organo istituzionale investito del compito di controllore e giudice del buon funzionamento della società civile e della cosa pubblica – la questione morale trascinerebbe l’intero Paese verso la deriva di una anarchia completa, con l’occupazione dell’intero territorio da parte di delinquenza comune ed organizzata.
Per il gruppo del Coperchio è’ importante che si ritorni con fermezza al ripristino della legalità ed al rispetto delle regole, dei doveri, delle responsabilità e dei ruoli che ognuno riveste. E, per dare una svolta concreta
della volontà di cambiare, è necessario che – in primis – sia proprio la classe politica a dare il segnale ed a muoversi ridimensionandosi come numero (via le province, riduzione dei parlamentari), riducendo o eliminando i troppi privilegi di cui gode e, soprattutto, recuperando prestigio, dimostrando severità con se stessa, non concedendo alibi, attenuanti e protezioni a chi fra loro sbaglia commettendo dei reati.
Deve vigere il concetto che dinanzi alla legge spetti uguale trattamento sia se è si servi dello Stato nelle vesti di un semplice impiegato comunale che incassa una tangente di 1000 euro, sia se si incassa una tangente di 500 mila euro rivestendo una carica politica di prestigio.
La sensazione prevalente è che fra tutti i partiti dell’arco costituzionale ci sia una specie di omertà e di tacito consenso sulle vicende di corruzione, altrimenti non si spiegherebbe la blanda presa di posizione dei dirigenti dei partiti nell’accusare la questione morale. Nessun partito –sia esso di destra o sinistra – prende una posizione decisa di condanna perché teme (o sa) che anche all’interno del proprio partito c’è chi ci marcia. E ci marcia anche perché allo stesso partito arriva una porzione di quelle illecite “donazioni”. L’elettore è sconcertato e sconfortato nel non potersi riconoscere in un partito che abbia il crisma dell’onestà.
Prima c'erano i partiti che, in un certo senso, facevano da filtro per la scelta di chi poi doveva rappresentarci politicamente, oppure, se volete, si faceva carriera prima nel partito e poi negli apparati dello Stato. Certamente quelli di oggi non si possono chiamare partiti oppure non funzionano più come tali, per cui hanno perso del tutto le loro funzioni, tra cui quella di verificare l'onestà e la onorabilità di un proprio candidato. Molta gente è entrata in politica priva di qualità, pescata per capriccio o per “intuito” del segretario di partito, poi rivelatisi catastrofici per il risultato squallido della scelta.
Nel dibattito si è cercato di dare un significato a – cosa è “morale” – ed è venuta fuori una serie di morali, a seconda delle culture, delle abitudini, delle persone. Essenzialmente è il decadimento dell'uomo che ha trasformato la sua intelligenza in astuzia per fini deleteri riducendosi ad individuo ignobile, ipocrita e calcolatore. Pertanto, chi volesse ottenere una qual si voglia carica pubblica dovrebbe imparare a conoscere non solo le regole da rispettare ma anche i comportamenti che dovrebbe evitare di intraprendere.
Il neo eletto, singolarmente preso, pur avendo buoni principi, si sente accerchiato e messo in minoranza dalla cosiddetta Casta, che fagocita a sé il nuovo arrivato e lo inserisce nel giro di meccanismi degenerati della politica, pena il suo isolamento, l’emarginazione. In breve tempo si convince che, se vuol durare a lungo in politica, non gli converrà applicare i suoi principi morali. Sarebbe una mosca bianca. Se così fan tutti, se la logica è quella, la responsabilità, la moralità e la correttezza del singolo cominciano a vacillare. Se però il neo parlamentare, oltre che a disporre di sani principi morali, disponesse di qualità intrinseche, di carisma, allora sì che potrebbe aprirsi una breccia nel maleodorante sistema politico. Il buon politico, dunque, è colui che non si fa coinvolgere dalle logiche del potere, ma si muove perseguendo interessi comuni della collettività.
Se la rappresentanza non rispecchia esattamente le istanze dei rappresentati si forma una distorsione che esclude "una voce" che non ha altro modo per essere ascoltata dalle istituzioni. Gli interessi personali dei rappresentanti, quindi, portano a spegnere voci ed istanze che non verranno mai ascoltate e non entreranno, così, nelle scelte democratiche. Invece, ciò che sconvolge è che sta avvenendo una mutazione genetica per cui "io ti mando in Parlamento esclusivamente per farti gli affari tuoi e farmi fare in silenzio i miei".
Occorre quindi re-incominciare dai fondamentali educando anche gli stessi elettori ad assumere comportamenti moralmente corretti. L’individuo che si candida per intraprendere una carriera politica (in fondo, di carriera si tratta in quanto la sua speranza è di restarci a lungo) già sa in partenza che sta per entrare in un mondo di compromessi, di favori, di promesse, di do ut des, e, per il fatto che si sente chiedere favori dai suoi potenziali elettori, già capisce che, se eletto, è legittimato dai suoi stessi elettori a muoversi in modo non certo ineccepibile perché se per avere un voto gli ha promesso un posto di lavoro, dopo gli toccherà andare a bussare alla porta di qualche imprenditore per farlo assumere in cambio di una licenza edilizia o di un appalto gonfiato nel prezzo. Allargando a 100-200 persone l’assunzione per raccomandazione, il politico è portato a creare, ad inventarsi enti inutili, posti fasulli, a scapito dello Stato che si accollerà l’onere delle retribuzioni e del mantenimento dell’ente inutile. Vigendo tale logica, la questione morale si volatilizza nelle nebbie della tolleranza al punto che al politico va riconosciuta la sensibilità d’aver compiuto un’opera di bene creando posti di lavoro per il sostentamento nella legalità di centinaia che altrimenti sarebbe stata costretta a rivolgersi alla mafia, alla camorra o alla ndrangheta.
Della questione morale fa parte anche il metodo della raccomandazione con busta allegata. Un sistema di potere politico molto in uso – al sud come al nord – che si è esteso a tal punto che è diventato un passaggio quasi obbligato non solo per ottenere un posto di lavoro, ma anche per superare un esame universitario o per ottenere un posto letto per un intervento chirurgico in un ospedale oppure per convincere un impiegato dell’Ufficio tecnico comunale a farsi rilasciare un certificato di abitabilità o il permesso per un passo carrabile. Un andazzo ormai così ramificato che è quasi impossibile smantellare se non c’è una presa di coscienza unanime della collettività. Ma finché ci sarà una classe politica corrotta, che puzza dalla testa, non partirà mai una coscienza comune di civiltà, fatta di legalità, di diritti e di doveri.
C’è poi la questione morale che tocca il cittadino nella sua vita privata e che non subisce la ritorsione politica. E qui il discorso si allarga ai sentimenti, alla sfera affettiva (tradimenti nel matrimonio), alla religione (abusi di pedofilia su ragazzini che frequentano il catechismo), al lavoro (comportamenti scorretti per una promozione), alla produzione e vendita di prodotti scadenti, tossici, all’invenzione di una calunnia per rovinare una persona rispettabile, ecc.
Visto che dall’alto non ci si sposta nemmeno di un millimetro, è necessario che la pressione al cambiamento venga dal basso. Tutti quei movimenti che sono nati attraverso il web e che sono sensibili ai valori della vita sociale e politica devono cercare di incontrarsi e di trovare la forza per sbalzare dai loro posti tutti quei personaggi scomodi che impediscono di respirare un’aria sana. Una riforma elettorale che ridia la possibilità di votare un candidato conosciuto per serietà e per sani principi morali, scavalcando le logiche partitiche. Inoltre vanno puniti tutti quei partiti che hanno dimostrato di non aver saputo gestire al loro interno la questione morale. Certo, è più facile che gli scandali scoppino all’interno dei grandi partiti, ma se scoppiano proprio fra coloro che si ritengono al di sopra di ogni sospetto, da chi svolge compiti di “braccio destro” del ministro o del segretario di partito, allora c’è da nutrire forti dubbi che “quel partito” della questione morale faccia realmente una questione di principio, un punto cardine. Un minimo di dubbio non può non nascere anche nei confronti di chi di quel braccio destro fa una parte del proprio corpo.
Una volta la politica era una cosa bella, ora è diventata una cosa belva.
Riportiamola nel giusto alveo scegliendo esclusivamente candidati che abbiamo conosciuto personalmente, che hanno combattuto insieme a noi nelle piazze, che al momento del voto non offrono cene e regali e, soprattutto, che non sia l’elettore a chiedere a lui “Non ti scordar di me”.

Il coperchio