martedì 28 giugno 2011

Documento riassuntivo delle riunione del 23 giugno




Riunione del 23 giugno 2011

L'argomento in discussione si può sintetizzare così: la democrazia di un paese si può, si deve trasferire anche nella società e nei rapporti all'interno dei partiti.

L'argomento nasce da spunti molteplici, ma tutti vertono sull'osservazione che applicare le regole democratiche nella vita quotidiana è piuttosto raro. Si affidano ad altri le nostre decisioni, si delega, dimenticando di aver invece voce in capitolo sulle scelte, e limitandoci , più che altro, a criticare le varie scelte che i delegati assumono approvandole oppure No. Abbiamo, poi, limitato l'argomento ai partiti. Questa auto-esclusione dalle scelte ha permesso che nei partiti ci fosse la sensazione di un mandato “in bianco”; una volta esaurita la campagna elettorale, dove si promette di tutto e di più, e ottenuto il mandato, si nota, nei partiti, la pretesa di un'autonomia assoluta che arriva fino al non volersi sottoporre al giudizio dei propri elettori. Anni di consuetudine a trattare gli elettori come pecorelle disposte ad appoggiare e seguire ogni decisione presa dal partito ha disabituato i dirigenti al dovere del “rendere conto” al mandante. Se queste ultime votazioni amministrative e referendarie hanno dimostrato qualcosa è che gli elettori aspettavano da tempo un primo strumento di democrazia diretta, per dimostrare ai partiti che i calcoli che erano abituati a fare a tavolino erano sbagliati, e le loro scelte non rappresentavano quelle degli elettori. Lo strumento che ha “scombinato”, per primo, le carte sono state le primarie. Diamo atto alla sinistra di averle attuate con tutti i miglioramenti necessari da applicare, anche se di queste non aveva previsto appieno le conseguenze. La vera novità che si respira in questi giorni è la volontà di partecipazione alle scelte da parte degli elettori.Preso atto di questa nuova volontà, però, non si trova “l'attrezzatura” adatta nei partiti per affrontarla e soddisfarla. Il primo passo delle primarie ci ha fatto vedere come da sole siano bastate a ribaltare certe situazioni che potevano essere in origine perdenti. Ma è un primo passo, appunto. I partiti stanno dimostrando di non interessarsi agli elettori nelle loro scelte politiche fondamentali: l'IdV con questa svolta centrista, il PD nella strategia delle alleanze. Un esempio pratico, secondo noi, in cui il coinvolgimento e la partecipazione degli elettori potrebbe se non risolvere il problema almeno renderla sopportabile e condivisa è la situazione di Napoli. Concordiamo sul fatto che un coinvolgimento maggiore della cittadinanza con assemblee, per mettere al corrente dei problemi che si incontrano e delle soluzioni possibili, potrebbe segnare l'inizio di un cambiamento condiviso, partecipato, più consapevole dei problemi e dei tempi forse necessari. Diventa a questo punto, ed a maggior ragione, più interessante analizzare un aspetto dello statuto del PD che si è appreso non viene applicato per la mancanza di un regolamento attuativo, che dalla nascita del partito non si è mai disciplinato: - la consultazione -. All'art. 28 lo statuto del PD prevede lo strumento del referendum: “Il referendum interno può essere indetto su qualsiasi tematica relativa alla politica ed all’organizzazione del Partito Democratico. Il referendum può avere carattere consultivo o deliberativo, può essere esteso ai soli iscritti o coinvolgere anche gli elettori. Qualora il referendum abbia carattere deliberativo, la decisione assunta è irreversibile, e non è soggetta ad ulteriore referendum interno per almeno due anni” è, inoltre già previsto si possa estendere anche ai non iscritti. E', o potrebbe essere, a nostro avviso, uno strumento potente di democrazia diretta, in forza del fatto che può essere richiesto anche con le firme del 5% degli iscritti, uno strumento però che solo in questi giorni il segretario Bersani ha fatto intendere di voler promuovere. Lo strumento, se introdotto, sarebbe la prima forma delle cosiddette “doparie” e sarebbe finalmente la prima esperienza di una partecipazione democratica dei propri elettori, che non sia solo di pura facciata. Questi strumenti dovrebbero al più presto essere adottati da tutti i partiti della sinistra; proprio perché è da sinistra che si è levata più forte l'esigenza di una maggior democrazia, diversa e nuova, per stimolare nel profondo il nuovo senso civico.Una maggior partecipazione garantirebbe finalmente il cambiamento di rotta atteso per una maggiore trasparenza nelle scelte strategiche di un partito e indurrebbe anche a ritrovare una più forte etica nello svolgimento del proprio incarico.Segnali timidi ci sono stati, ma si aspettano strumenti veri e in tempi stretti, per non lasciar disperdere ed esaurire l'entusiasmo sollevato che, con le ultime recenti “mosse tattiche e partitiche”, si sta già correndo il rischio di spegnere.
Il Coperchio

lunedì 27 giugno 2011

Lettera di Ida sulle Donne

Quante donne ci sono sotto questo cielo?

Di tutte le eta', di tutte le razze, di tutti i temperamenti...
Le loro gioie ed i loro dolori si levano continuamente verso l'alto,
a scandire il ritmo del tempo.
Ed il tempo, anche grazie a loro, diventa più maturo.

Molti diritti, per secoli negati, hanno pian piano avuto il modo di essere “raggiunti”.

Cosi' le donne, man mano, anche se, purtroppo, non dappertutto, hanno studiato, hanno potuto votare, hanno acquisito una maggiore consapevolezza di loro stesse.

Ma sarebbe ipocrita pensare che il percorso sinora tracciato possa dirsi davvero completo.

In realtà le discriminazioni sussistono - a volte ancora in maniera pesante - e nonostante le donne continuino a dedicarsi con passione, sacrificio, ad ogni tipo di attività, molte di loro spesso vengono considerate “meno”:

meno perché sono donne, appunto, ed in quanto tali ritenute meno capaci;
meno perché, piuttosto, non hanno voluto scegliere la via del compromesso;
meno perché sono madri;

meno perché?

Così, gli antichi retaggi spesso rivivono penalizzando le donne stesse: sia a livello sociale che a livello salariale...

Eppure, le donne sono versatili, poliedriche...

Riescono a fare – bene - in un unico istante mille e piu' cose, e difficilmente si lamentano per
questo...

Non sarà allora un manifesto a deteriorare, ove possibile, un simile “status quo”.
Un manifesto che, anzi!, potrebbe essere interpretabile – in chiave provocatoria - come una rinnovata, ariosa, spiritosa, voglia di emancipazione e di cambiamento, anche e soprattutto da parte delle donne.
Il problema, semmai, sta a monte; il problema e' forse anche quello di uscire tutti insieme - donne comprese - dai vecchi schemi , con forza.

Forniamo nuove chiavi di lettura alla realtà, non lasciandoci – ancora una volta - vincolare da ”quel che e' stato”.
Le mentalità “ingessate” - quelle per le quali tante generazioni di donne hanno patito, lottato ed ancora continuano - potranno essere forse sconfitte solo facendo appello ad un maggiore senso di “elasticità”.
Elasticità che eviti le contrapposizioni esasperate di “ieri”... gli scontri e le dialettiche spesso controproducenti...

Oggi che quella elasticità – proprio da parte delle donne - non sarà più' cieca, ma supportata da una maggiore consapevolezza rispetto al passato.

Oggi la costruzione di un rinnovato pensiero dovrà , dal mio punto di vista, ripartire da qui: elasticità consapevole.

Ida

venerdì 24 giugno 2011

Lettera di Concita De Gregorio ai lettori de l'Unità

Riporto dal giornale l'Unità del 24 giugno (pagina 10)

Nel segno della chiarezza
AI LETTORI - Concita De Gregorio

Rispondo ai tantissimi messaggi di affetto, alle critiche e alle domande che mi avete inviato.
Tre anni vissuti con passione e impegno: preserviamo insieme questo patrimonio di libertà


È trascorsa quasi una settimana dal giorno in cui insieme all’editore vi ho annunciato che avrei lasciato la guida dell’Unità e sento il bisogno di non far passare altro tempo per ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno scritto al nostro giornale e a me. Migliaia di persone alle quali non mi sarà possibile, se non in piccola parte, rispondere individualmente come vorrei: un’ondata di affetto che ci ha travolti fatta di messaggi, video, link su youtube, lettere di carta, persino telegrammi come si usava una volta, disegni di bambini, post su Facebook e poesie. Vecchie e nuove generazioni, ciascuna col suo linguaggio, ci hanno dato una testimonianza di calore e di stima per il lavoro di questi tre anni, per il cammino fatto insieme, che da sola giustifica le fatiche e l’impegno collettivo.
Insieme alle lodi e all’affetto in molti hanno espresso qualche preoccupazione, domandato un supplemento di spiegazioni. Come sapete non homai tenuto in conto, salvo che in rarissime e gravi eccezioni, gli attacchi scomposti della destra che sempre si qualifica da sola per quel che è con il suo carico di dossier fatti di voci anonime, lettere autoprodotte, falsi plateali spacciati per documenti, sussurri rancorosi assurti a verità e conditi nel caso specifico dell’opportuna dose di misoginia volgare. Anche questa volta non sono mancate le bordate ma d’altra parte lo sapete, viviamo ai tempi in cui Bisignani regna, non un appalto un incarico una quota di pubblicità si danno se non passano da quella regia e noi che ce ne siamo tenuti ben alla larga: anche per questo paghiamo pegno.
Per non aver chinato la testa alle eminenze nere e ai signori degli affari. Il nostro giornale non porta quella macchia. Non è ai picchiatori e agli scherani del potere della destra chemi rivolgo dunque, naturalmente,ma a quanti fra i nostri lettori hanno espresso dubbi, chiesto rassicurazioni.
In primo luogo: questo giornale non conosce censure. Sotto lamia guida non ne ha subite da parte di alcuno, non ne ha esercitate. Capisco chi ci sia chi della persecuzione ha fatto la sua professione non avendo altro talento da spendere ma i fatti parlano: si può domandare a Marco Travaglio e a Claudio Fava, a Luigi DeMagistris e a Sergio Staino, a don Filippo di Giacomo e a Lidia Ravera, a Francesca Fornario e Francesco Piccolo.Neppure i commenti sulweb sono filtrati dalla moderazione: entrano tutti, in automatico. I nomi che ho citato esprimono sensibilità lontane tra loro, come vedete. Chi ha lavorato qui non ha mai subito pressione alcuna. Chi ha deciso di andare lo ha fatto per legittime aspirazioni professionali o economiche, in qualche caso perché ha avanzato richieste che non potevamo esaudire. Chi è arrivato, per contro, da Pippo Del Bono a Margherita Hack, da Michela Murgia ad Ascanio Celestini, da Nicola Piovani a Loretta Napoleoni lo ha fatto per passione, accettando quelle condizioni. Nessuna censura è stata mai esercitata su di noi, d’altro canto. Né da parte dell’editore né da parte del Partito Democratico.
Non sono mancate, lo abbiamo scritto con Renato Soru, critiche a questo o quel numero del giornale da parte di qualche dirigente, come ad ogni latitudine accade. Sono venute da tutte le componenti del partito il che è di per se una garanzia di equilibrio. D’altro canto moltissimi sono stati i ri-
conoscimenti, personali e pubblici, degli esponenti di un partito che in questi tre anni ha cambiato tre volte segretario, ha affrontato le primarie e varie tornate elettorali con le tensioni che ne conseguono: hanno trovato costante spazio qui tutti coloro che hanno voluto esprimere il loro pensiero, dal preziosissimo Alfredo Reichlin che ci aiutato spesso a trovare la rotta ai più giovani dirigenti delle diverse anime del partito: Francesca Puglisi per la scuola e Stefano Fassina con Vincenzo Visco per l’economia, Livia Turco sui temi dell’immigrazione e Vittoria Franco su quelli delle donne, Ivan Scalfarotto e Paola Concia sulle diversità, Enrico Letta sulla politica e i diritti individuali, Sandra Zampa e Matteo Orfini, Sandro Gozi e Pietro Ichino, Pippo Civati e Susanna Cenni,moltissimi altri, tutti coloro che hanno voluto.
Luigi Manconi ha portato il suo spirito libero. Goffredo Fofi la sua critica. Angelo Guglielmi i suoi
libri. I più giovani, da Andrea Satta a Tobia Zevi ci hanno parlato del tempo in cui viviamo.
Nessuno può dunque credere che questo luogo libero e felice di incontro fosse ai suoi protagonisti sgradito ameno di non andare contro la logica e l’evidenza. Le tesi complottiste si spengono al cospetto dei fatti.
I fatti sono che il nostro giornale ha attraversato due anni di stato di crisi, una ristrutturazione aziendale avvenuta all’unisono con quella di tutti gli altri grandi quotidiani, che ci ha costretti a lavorare in grande economia dimezzi e a chiedere alla redazione il sacrificio della cassa integrazione a rotazione per consentire ai più anziani di raggiungere il limite dell’età pensionabile, oltre il quale tutti quelli che lo desideravano sono stati mantenuti al lavoro con contratti di collaborazione. Nessuna delle energie storiche è andata dispersa. Al contempo però, e di questo ho parlato molte volte in pubblico e in privato con Susanna Camusso, la legge che regola le ristrutturazioni aziendali prevede che per prima cosa cessino i contratti flessibili, a tempo indeterminato. L’Unità non ha mai licenziato nessuno, in questi tre anni: semplicemente, in base alla legge, non ha potuto rinnovare i contratti atipici che come ciascuno sa sono quelli con cui negli ultimi anni sono stati assunti tutti i più giovani. È una normativa che penalizza le generazioni in entrata e tende a creare conflitti generazionali. Nell’anno in cui abbiamo potuto farlo abbiamo firmato contratti a termine a ragazzi che hanno avuto qui una tribuna che li ha portati, in base alle loro capacità e ai loro talenti, ad ottenere in seguito interessanti e prestigiosi incarichi. Moltissimi di loro, anchemolti tra i collaboratori, ce ne rendono in questi giorni atto. Alle parole e alle denunce di chi non conosco non posso rispondere.
È falso che abbiamo chiuso le cronache locali, al contrario ho messo le mie dimissioni sul tavolo nel momento difficile della discussione sulle edizioni di Firenze e Bologna, che sono state rilanciate sotto la regia di Pietro Spataro. Così come ho combattuto per le sostituzioni maternità che abbiamo coperto, sempre, tutte.
Ora che il ciclo si è chiuso, al 31 maggio la faticosissima stagione della Cig è finita, il giornale è pronto per un rilancio. A ciascuno la sua stagione. Io credo di aver portato il lavoro sin qui, con l’aiuto di GiovanniMaria Bellu di Luca Landò e della redazione intera, in condizioni di mare in tempesta. Credo anche che l’investimento fortemente voluto dall’editore sul web, che ha quintuplicato il suo traffico – 150 mila amici su Facebook, un luogo che si chiama ComUnità straordinario e vivacissimo, punte di duemilioni di utenti unici – sia stato ancora una volta un esempio di quanto l’azienda e la redazione siano state capaci di trasformare le difficoltà in opportunità, guardando lontano.
Io credo che oggi - e le mobilitazioni degli ultimimesi, i risultati delle amministrative e dei referendumci danno ragione – sia davvero cambiato il tempo e sia quello il luogo dove ha senso proseguire una battaglia di rinnovamento del Paese. Anche quello. Credo che sia legittimo che io vi dica che le vecchie logiche spesso non offrono più le condizioni di libertà e di autonomia che le nuove generazioni a buon diritto pretendono. Che in questo momento di transizione verso il futuro, insieme alla conservazione di un patrimonio storico – quello che abbiamo traghettato sin qui, insieme al suo archivio centenario, portandolo nel presente – ci sia bisogno che chi ha forze e passione per farlo investa in nuove scommesse, come dico da tempo. Lavorare all’Unità è stato un privilegio, questi anni un investimento che ci ha portati dove voi eravate: proviamo per una volta a non demolire ciò che abbiamo costruito, ad avere rispetto del giornale e di noi stessi, a non farci distrarre dalle grida di chi – debole e ormai alla fine – vorrebbe trascinarci nella polvere con sé. La nostra forza è quella che gli altri non conoscono e non sanno decifrare: la disinteressata passione, la trasparenza di chi non è in vendita, il coraggio di rischiare.

giovedì 23 giugno 2011

lettera di Salva Tores

Facciamo una class action per mandarli a casa

Mentre la Lega continua a fare la parte dello spaventapasseri minacciando Berlusconi di abbandonarlo al proprio destino se insisterà a tenere i ministeri a Roma, la magistratura funge da spaventapassere, bloccando in carcere Lele Mora, il fallito, ossia colui che procura passere per soddisfare i falli di ricchi pagatori.
E’ ridicolo pensare che Bossi possa abbandonare Berlusconi al proprio destino. Chi lo conosce il destino di Berlusconi o chi lo può decidere? Siamo sicuri che se Bossi ritirasse l’appoggio al governo, il destino di Berlusconi si farebbe tragico? Chi lo può sapere? Al limite potrebbe anche sorridergli, il fato. Non sarebbe più probabile che a farsi tragico possa essere invece il destino della Lega la quale rischierebbe di perdere i consensi di una base delusa per essere rimasta a bocca asciutta? Bossi non abbandonerà il suo compagno di merende sino a quando non otterrà da questo qualche giubbanza, qualche risultato concreto che dia la possibilità di cantar vittoria su qualche punto importante che non siano solo le quote latte di qualche porca vacca. Berlusconi lo sa e lo tiene sulla corda; quindi, è Bossi il traballante, il perdente e non il Cavaliere.
Adesso la Lega ha scelto fra le cose che pretende da Berlusconi, il trasferimento di un pezzo di Roma a Milano, i ministeri. Secondo Bossi, se andasse in porto questa conquista, i leghisti esulterebbero di gioia. Succede, dunque, che Bossi ha scelto per sé e per il nord la parte più “riprovevole” di Roma, quella che lui ha sempre definito “ladrona”. Evidentemente, il fondatore del Carroccio, a forza di frequentare la Roma ladrona, ha scoperto che in fondo in fondo, questa bella fettona di torta sarebbe meglio che se la mangiassero i lumbard in quanto rappresenta un ottimo affare di Stato da spalmare anche sulle gote degli ostrogoti.
Il che non stonerebbe con gli insediamenti della ‘ndrangheta e della camorra che si sono estese in tutto il nord-est del Paese.
Ecco come si va trasformando la nuova classe politica in Italia. Non più problemi che toccano i cittadini come la scuola, il lavoro, i giovani, ma strategie per regolare gli affari commerciali, il business, il potere. Spostando i palazzi del potere da Roma a Milano si può concedere a Berlusconi il consenso a governare sino al 2013.
Contro questa nuova classe politica ci vorrebbe una bella class action per mandarli tutti a casa, per rimuoverli dalle poltrone che hanno occupato con l’inganno e sostituirli con altri più sensibili ai problemi della gente.

Salva Tores

martedì 21 giugno 2011

Articolo De El Pais, poi rimosso, su Concita De Gregorio

Concita de Gregorio deja la dirección de 'L'Unità'
La jerarquía del Partido Democrático busca una guía más dócil para la histórica cabecera del PCI
Concita de Gregorio, directora del histórico diario italiano L'Unità, ha abandonado el puesto que desempeñaba desde abril de 2008. La única periodista mujer que dirigía un medio de comunicación importante en Italia ha explicado en una diplomática nota conjunta firmada con su editor, el empresario sardo Renato Soru, que la decisión ha sido tomada de forma "compartida".
En realidad, según ha sabido EL PAÍS, la salida de De Gregorio se debería a las presiones ejercidas sobre Soru por la cúpula del Partido Democrático, formada por Massimo D'Alema y Pier Luigi Bersani, que buscan un director más dócil con la línea política del primer grupo de oposición.

EL PD mantiene una importante cuota de control económico sobre el periódico, fundado por Antonio Gramsci, gracias a las subvenciones que reciben los partidos políticos del fondo estatal para la comunicación. "Los líderes del PD han puesto sobre la mesa esa cuota, y ante las dificultades económicas que sufre el periódico, el editor ha transigido con la sustitución del director", explica una fuente de la redacción.

De Gregorio se encuentra estos días en Barcelona, la ciudad natal de su madre, y permanecerá allí tres semanas escribiendo un libro, pero no regresará ya a la redacción. Miles de lectores están rechazando en el sitio del periódico y en Facebook la decisión del PD, con una avalancha de mensajes críticos hacia D'Alema y Bersani.

En estos tres años, la periodista ha modernizado el diario que fue órgano del Partido Comunista desde 1923 hasta 1992. Ha completado su transformación digital (multiplicando por cinco el tráfico del su web), y ha cambiado el tradicional formato sábana para convertirse en un tabloide. Tras una subida de las ventas en los primeros dos años, la pujante competencia de Il Fatto Quotidiano, nacido en 2009, frenó la resurrección de L'Unità.

La línea editorial ha estado marcada por la denuncia activa de la corrupción moral y económica del berlusconismo, la batalla civil por los derechos de los jóvenes, los inmigrantes y las mujeres, y la independencia respecto al aparato del PD. El diario ha incorporado firmas de procedencia muy variada, y se ha implicado en campañas de recogidas de firmas, por ejemplo para la protesta de las mujeres del 13 de febrero y para los cuatro referendos, contra la opinión de la nomenclatura del partido.

Quizá el temor a esa capacidad de movilización ciudadana ha influido en el deseo de cambio designado por el aparato del PD. Ahora, el candidato más acreditado para sustituir a De Gregorio es el redactor de Il Messagger' Claudio Sardo, coautor de un libro-entrevista al secretario general del PD, Pier Luigi Bersani, titulado Per una buona ragione.

Traduzione:
Concita Gregorio ha lasciato la guida di 'L'Unità' La gerarchia del Partito Democratico punta ad una più docile guida per le sorgenti storiche del Pci Concita Gregorio, direttore dello storico quotidiano italiano L'Unità, ha lasciato la posizione che ha tenuto da aprile 2008. La giornalista, unica donna che gestiva un importante ruolo nei media in Italia, ha spiegato in una nota congiunta diplomatica firmata con il suo editore, l'imprenditore sardo Renato Soru, la decisione è stata "condivisa". In realtà, secondo quanto saputo da El Pais, De Gregorio è uscita a causa delle pressioni fatte su Soru dalla dirigenza del Partito Democratico, formata da Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani, alla ricerca di un direttore più disponibile verso i politici del maggior gruppo di opposizione.
Il Pd detiene una quota significativa di controllo economico sul giornale, fondato da Antonio Gramsci, grazie ai contributi statali ricevuti. "I leader del PD l'hanno messo sul tavolo, e date le difficoltà economiche subite dal giornale, l'editore come compromesso ha deciso per la sostituzione del direttore", ha riferito una fonte nel cdr.
De Gregorio è in questi giorni a Barcellona, ​​la città natale di sua madre, e rimarrà là tre settimane a scrivere un libro, ma non ritornerà in redazione. Migliaia di lettori si rivolgono al sito del giornale e alla pagina Facebook del PD, con una valanga di messaggi critici verso D'Alema e Bersani.
In questi tre anni, il Direttore ha rinnovato il giornale già organo del Partito comunista dal 1923-1992. Ha completato la sua trasformazione digitale (moltiplicando per cinque il traffico del sito), e ha cambiato il tradizionale formato broadsheet fino a diventare un tabloid. A seguito di un aumento delle vendite nei primi due anni, la crescente concorrenza Quotidiano Il Fatto, nato nel 2009, ha frenato la ripresa de L'Unità.
La linea editoriale è stata contrassegnata dalla denuncia della corruzione morale ed economica del berlusconismo, la battaglia per i diritti civili dei giovani, gli immigrati e le donne e l'indipendenza dall'apparato PD. Il giornale ha ospitato firme di varia provenienza, ed è stato coinvolto in campagne per la raccolta firme, ad esempio, protesta delle donne del 13 febbraio per i quattro referendum, contro la volontà della dirigenza del partito.
Forse la paura della capacità di mobilitare pubblico ha influito sulla decisione di cambiare con un direttore designato dal PD. Ora, il candidato certificato per sostituire De Gregorio è il cronista politico de Il Messaggero Claudio Sardo, coautore di un libro-intervista il segretario generale del PD, Pier Luigi Bersani, candidato a buona ragione.

domenica 19 giugno 2011

Lettera di Ida

"Vorrei che un giorno , finalmente (!) , potessimo dire a voce alta di essere liberi...
Vorrei che un giorno i condizionamenti del passato rimanessero negli archivi, solo negli archivi, delle nostre memorie...
Vorrei vedere, un giorno, un paese vivo che possa contare su gente viva...Intelligente, pronta, preparata...
Vorrei che le logiche calcolatrici del passato venissero finalmente spezzate....
Vorrei che tutti fossimo piu' obiettivi e che lasciassimo il passo a chi ne sa piu' di noi...
Vorrei che tutti imparassimo a distinguere tra il bene comune di una nazione e gli interessi privati...
Vorrei che questi ultimi fossero finalmente accantonati, per far spazio alla soluzione dei reali problemi...
Vorrei che non venissero piu' puniti coloro che hanno avuto il coraggio di parlare...
Vorrei che le gerarchie ormai consolidate non si sentissero piu' autorizzate a fare il bello e cattivo tempo ai danni della nazione...
Vorrei che fossimo sinceri, veramente sinceri, per una volta (!)...
Che ci guardassimo allo specchio avendo il coraggio di criticarci ampiamente per le scelte passate...
In una parola vorrei che questo paese diventasse , di colpo, piu' maturo...
E non solo in cabina elettorale, ma negli uffici pubblici, nelle banche, negli ospedali, nei giornali, in parlamento, nelle televisioni, per strada...Ovunque e tutti i giorni!
Un unico atto di ribellione non servira' se non verra' supportato da un pensiero costante, continuo, radicato...
La strada e' lunga, faticosa, piena di intralci....Toppo e' il tempo trascorso senza che nessuno (o quasi!) muovesse un dito...
Ora soffia “il vento del cambiamento”...Un vento che non dovra' smorzarsi ….Che non dovra' rimanere solo una “moda del momento”....
Dal basso dovremo continuare ad alimentarlo con forza...
Questo e' il momento...!
Ida"

Nuova sezione

Abbiamo introdotto la nuova sezione "Lettere"

giovedì 16 giugno 2011

Documenti riassuntivi


Riunione del 10/06/2011
Analizziamo il fenomeno 5 stelle, di come ha saputo attirare consensi e partecipazione, analizziamo perché i partiti tradizionali non ci riescano più, oppure la nostra partecipazione è ostacolata dalla vita quotidiana frenetica che non lascia più spazio all'impegno e all'approfondimento?
La discussione, essendosi tenuta a ridosso delle amministrative si è subito focalizzata su cosa sia il Movimento 5 Stelle (da adesso M5S), su quanto sia condivisibile il programma ufficiale e su come ci si possa confrontare con esso.
Dopo una serie di impressioni personali sul personaggio che ha creato e guida il movimento si è cercato di valutare obbiettivamente il movimento e chi ne fa parte. Con sorpresa, ma a ben vedere neanche molta, si conviene che il programma del movimento è bene o male condiviso da tutti e quindi ci si è chiesti dove sia la contrapposizione con i partiti di sinistra. In realtà la contrapposizione si ritrova solo nelle parole del fondatore Grillo che come linea comunicativa ha scelto quella di contrapporsi a qualunque partito in quanto tale indipendentemente dal programma di ognuno ma solo per il fatto di essere guidato da professionisti della politica che, a suo dire, di trasparente e disinteressato hanno ben poco. Questo approccio “contro tutti” ha il merito però di aver fatto avvicinare tanti giovani che la politica dei politicanti la disprezzano e per questo se ne sono distaccati. C'è sicuramente molto entusiasmo tra gli aderenti e questo è apprezzabile in quanto è un entusiasmo orientato al bene del Paese, cosa non da poco, ma ci si chiede che anima c'è oltre gli obbiettivi del movimento, nel senso, quando si troveranno a dover decidere su fatti concreti non compresi nel loro programma che decisione prenderanno? La generica distinzione che tradizionalmente si fa in Italia tra destra e sinistra non è una mera distinzione astratta ma ricalca due “sensibilità” ben distinte nell'affrontare i vari problemi che un Paese incontra. Il M5S verso quale “sensibilità” è più orientata? E' inutile rifugiarsi in un “non volersi mischiare” perché prima o poi le decisioni vanno prese che lo si voglia oppure no. Questa difficoltà a non voler appoggiare nessuno si è evidenziata soprattutto a Milano dopo la vittoria di Pisapia dove Grillo, pur di confermare di essere contro tutti, ha attaccato Pisapia praticamente solo sul fatto di fare il lavoro che fa cioè l'avvocato e, in quanto tale, aver rappresentato De Benedetti; altri argomenti non ce n'erano ma è bastato per fare i titoli nei giornali e confermare la linea.
In conclusione del M5S si apprezzano moltissimo i ragazzi e la loro ritrovata voglia di partecipazione, si apprezza l'entusiasmo, la voglia di fare “pulizia” e le informazioni che spesso non vengono denunciate da altri, poi però gli entusiasmi finiscono e si percepisce il pericolo di un movimento troppo legato al “Grillopensiero” e al suo modo da “santone” di proporsi alla gente senza che questa abbia gli strumenti necessari per pesare le sue parole. Con una buona dose di autocritica si riconosce che il problema di personalizzare troppo un partito o movimento che sia è anche un potenziale problema della sinistra con IdV e SeL e si riconosce che, probabilmente, fa parte di una naturale evoluzione di un partito che nasce molto legato al personaggio che lo fonda e poi ha la maturità di costruirsi una personalità propria, aspettiamo dunque la maturità di M5S e vediamo che personalità andrà ad acquistare.
Il discorso poi è andato al cuore del problema e cioè sul perché i partiti della sinistra non abbiano saputo intercettare questa voglia di partecipazione. Nel PD, soprattutto, si vede la poca “carica” la mancanza di grinta e la non sufficiente indignazione; il volume della sua voce non è proporzionato alla sofferenza degli elettori che pretende di rappresentare. Manca la rabbia che in un momento storico come questo dovrebbe essere massima; massima anche l'indignazione e la richiesta di pulizia. Ma questo manca e la sinistra ha perso di attrattiva proprio nei confronti del “bacino in cui pescava”, e, come se non bastasse, sta confidando troppo sulla fedeltà dei propri elettori senza soddisfarli da molto tempo sulle loro urgenti istanze.
Sul discorso della mancanza di partecipazione della generazione “di mezzo” si è anche pensato che possa derivare dal carico sociale che si trova ad affrontare diviso tra lavoro, figli e genitori da accudire. Quest'ultimo discorso ha fatto emergere poi una vera emergenza sociale.
Con una diversa struttura famigliare rispetto ad una volta e l'allungamento della vita, il problema dell'assistenza agli anziani genitori è diventato notevole e ci si interrogava su quale “aiuto” pubblico fosse più opportuno per sopperire alla difficoltà logistica ed economica delle famiglie. I pareri non sono stati univoci quindi si è deciso di farne argomento di una prossima riunione per approfondire meglio le possibilità anche alla luce di esperienze funzionanti in altre regioni o stati comunitari.
Il Coperchio


Riassunto riunione 27/05/2011
 In questi anni caratterizzati dal "berlusconismo", la critica si è focalizzata su Berlusconi dimenticando che certi aspetti non sono ascrivibili a questo fenomeno ma al sistema: non si critica più il sistema. Forse anche il voto alle amministrative spiega questo...
La discussione su questo tema si è da subito distinta in tre argomenti fondamentali:
  • una questione “istituzionale” che riguarda il modo e il motivo di far politica;
  • Una questione interna ai partiti di sinistra e cosa li DEVE distinguere dagli altri;
  • E la questione che ha sollevato la reazione di parte dell'elettorato a questo sistema usurato e compromesso.
La questione istituzionale riguarda soprattutto i politici in quanto tali, i motivi che li spingono a dedicarsi alla politica sono molto cambiati nel tempo e la sensazione chiara e netta è che il berlusconismo abbia sdoganato un modo sfacciatamente affaristico di gestire la cosa pubblica.
Quello che un tempo era una cosa disonorevole e a volte perseguibile penalmente è diventata un modus operandi normale ed esibito con la conseguenza che il potere si occupa di una minoranza selezionata di cittadini e ignora completamente una gran parte dei problemi e delle istanze che provengono dai cittadini comuni. Il meccanismo perverso messo in atto da qualche anno a questa parte di rispondere all'illegalità diffusa di questi politici-affaristi non con l'allontanamento ma con la “protezione” a tutti i livelli fino all'estremo di riscrivere la legge per depenalizzare il reato commesso, ha prodotto una crescente presa di coscienza, o sarebbe il caso di dire ripresa di coscienza, che ai politici al potere non interessa più il bene del paese ma solo il proprio.
Le soluzioni a questo degrado sono difficili ma è evidente che un'impalcatura costituzionale che ha permesso che si arrivasse a questo si è dimostrata una “difesa” insufficiente e andrebbe ricalibrata con, magari, una costituente formata da uomini integerrimi e non compromessi, che abbiano a cuore solo il bene del Paese in tutto simile allo spirito che mosse i Padri Costituenti.
Altra soluzione sarebbe quella di introdurre dei limiti ai mandati possibili per ogni politico proprio per evitare che si formino aderenze pericolose e a ben vedere anche quasi inevitabili con il passare del tempo.
Una terza soluzione è trita e ritrita ma sempre in Italia praticamente disapplicata e cioè una pena certa per i politici compromessi che hanno perseguito interessi personali a discapito di quelli della collettività, sarebbe un segnale e un comportamento di correttezza istituzionale utile però solo se si è già riparato il “il canale aperto” che ha fatto entrare questo modo di far politica.
Affine a questa “nuova” etica morale da applicare nelle istituzioni è l'allineamento dello stipendio dei parlamentari a quelli europei, si sente forte anche il bisogno di un trattamento etico anche nel privato dove si nota, in Italia più che altrove, una forbice esagerata ed immorale tra gli stipendi del management e quelli degli operai ed impiegati comuni.
Il discorso si è poi focalizzato sull'autocritica necessaria anche a sinistra per poter veramente sostenere e propagandare la nostra diversità. La diversità deve essere percepibile e riscontrabile da tutti mentre troppo spesso molti politici di sinistra vengono coinvolti anche se non penalmente in affari, accordi ed “intrecci poco trasparenti e questo danneggia in modo molto pesante la credibilità agli occhi dell'elettorato di sinistra che notoriamente è molto sensibile a questi argomenti. La diversità in poche parole va dimostrata nei fatti e non solo a parole nei comizi.
Oltre alla cosiddetta questione morale è sentita molto anche la questione organizzativa della coalizione. Si è consapevoli che un alleanza che resista una volta sparito il “collante” dell'antiberlusconismo allo stato attuale e con le regole attuali è molto difficile. Cosa manca alla sinistra per resistere in una coalizione di governo? Paradossalmente viene fuori che le manca l'accettazione delle regole democratiche che reggono il nostro Paese.
Non si è in grado, in altre parole, di accettare che molte decisioni e posizioni che si è costretti a prendere in un'azione di governo è inevitabile che non siano condivise dall'intera coalizione ma non per questo la coalizione stessa deve essere messa in discussione. Alla sinistra, cioè, manca un'organizzazione che si esprima con regole democratiche e, una volta che una decisione venga decisa a maggioranza, la si deve appoggiare come fosse propria relegando l'eventuale battaglia ad una questione interna.
In quest'ottica verrebbe d'aiuto il sistema proporzionale per stabilire i rispettivi “pesi” interni mentre persistendo un sistema maggioritario o con sbarramenti sarebbe opportuna una consultazione biennale su base statistica.
La voglia di trovare una base comune nella quale la sinistra possa trovare il collante che verrebbe a mancare finito l'antiberlusconismo è talmente forte che si è arrivati ad ipotizzare di lavorare nei prossimi giorni su alcuni punti “irrinunciabili” di partenza per una qualsiasi coalizione di sinistra.
La conseguenza dei ragionamenti precedenti si può riscontrare nel risultato delle elezioni dove si è fatto strada una percentuale notevole di un voto, rappresentato dal movimento 5 stelle, che non si può definire genericamente di protesta ma che è in contrapposizione diretta al sistema affaristico-politico che in Italia è in gran parte sommerso. Le cosa interessanti di questo fenomeno sono principalmente due:
una è quella di essere riuscito ad interessare una generazione che vedeva nella non partecipazione una caratteristica distintiva; e l'altra è che i punti programmatici sono da noi stranamente molto condivisi e la critica si concentra soprattutto sui metodi da “santone” di Grillo. Siccome l'argomento è meritevole di approfondimento si è deciso di farne il tema di una riunione dedicata approfondendo anche le motivazioni che hanno portato gli elettori dei partiti tradizionali di sinistra a disertare sempre più la partecipazione attiva alle attività di partito. 


Riassunto del 13-05-2011
(con integrazione per le amministrative) 

I temi in discussione riguardavano lo scollamento con la base dei partiti e gli strumenti di partecipazione utili rinsaldarlo.
La discussione si è dimostrata molto difficile ed articolata concentrandosi subito sull'unico strumento per ora operante e cioè le primarie.
Il caso Napoli, dove un candidato PD ha comprato “comparse” che votassero per far passare la propria candidatura a sindaco, ha evidenziato che lo strumento richiede urgenti correttivi per non essere manipolato uno dei quali, ma non certo risolutivo, potrebbe essere riservarlo agli iscritti del partito o a quelli della coalizione nel caso fosse già determinata.
Detto questo lo strumento lascia comunque perplessi molti, perplessità che riguarda sia la trasparenza con cui si selezionano i partecipanti alle primarie sie il rischio che venga selezionato un candidato solo per motivi di “immagine” e sia che le primarie stesse non debbano piuttosto riguardare anche punti programmatici precisi e condivisi, una sorta di “primarie programmatiche”.
Un altro strumento teorizzato sarebbero le “doparie” come strumento di controllo e verifica dell'operato di un partito o di una coalizione ma da una precedente discussione si è fatto rilevare che uno strumento previsto dallo statuto del PD esiste già ed è il referendum consultivo che a tutt'oggi non è stato ancora reso operativo. Sarebbe lo strumento adeguato per sondare a cadenze previste e regolari l'operato del partito o coalizione o governo meglio se attraverso un'auspicabile implementazione informatica efficiente e sicura.
Utilizzare intensamente lo strumento informatico potrebbe essere l'arma giusta per attuare un controllo e una partecipazione efficiente anche nella selezione dei punti programmatici più “sentiti” ed urgenti per l'elettorato.
Le considerazioni su quanto fino qui esposto hanno poi subito una brusca svolta dovuta alla riflessione “di quale elettorato stiamo parlando?” in sintesi il dubbio era che si chiedessero sempre più strumenti per un elettorato che non li vuole usare o a cui non interessa una maggiore partecipazione. Se, per questo elettorato, non sia più efficace adottate gli strumenti dell'avversario alzando la voce per arrivare alle orecchie di molti non avvezzi alle troppe analisi.
Dubbio che potrebbe anche spiegare il perché la dirigenza abbia attuato questa dicotomia con la base dopo che è in parte saltato il collegamento diretto con i sindacati. Quello era un collegamento, tramite il sindacato, diretto e fortissimo con la base ma con il tempo si è affievolito sia per le mutate condizioni lavorative sia per l'allargamento della base a cui si rivolge il PD, base che con il sindacato non c'entra nulla.
Per concludere si vede quindi come sempre più importante possibilità di partecipazione dell'elettorato il canale internet che, per sua natura, favorisce la circolazione delle idee e l'aggregazione in gruppi di persone anche molto distanti tra loro.
Gruppi come il nostro possono contribuire alla diffusione e alla presa in considerazione da parte dei partiti del “punto di vista” della gente vera ed impegnata che attraverso la partecipazione a forum e blog a livello nazionale possono portare la loro voce alle orecchie di chi la vuol sentire.
Quindi insieme esortiamo ad ascoltare i canali che già ci sono e che possono arricchire, con le opinioni che all'interno si possono trovare, qualsiasi partito interessato ad un migliore “ascolto”.
La prova di quanto sia pericolosa la “sordità” della dirigenza nei confronti della propria base ci è arrivata dalle recenti elezioni amministrative dove il centrodestra ha perseguito troppo chiaramente interessi della sola dirigenza ed è stata abbandonata dalla base che non ritrovava più un genuino interesse alle proprie istanze.
Anche a sinistra significativo è che ad ottenere il successo a Milano sia stato un candidato non scelto dal primo partito ma un outsider come Pisapia, senza le primarie, che per fortuna si sono svolte in maniera regolare, ci sarebbe stato lo stesso risultato? In questo caso c'è stata più forte la sensazione che il candidato fosse il NOSTRO candidato e questo per una base spesso apatica potrebbe dire molto.


Riassunto del 06-05-2011

Tema del giorno: Sarebbero tanti i motivi e le ragioni per una reazione del nostro paese, eppure, il paese non reagisce. Perché? Forse non è informato o sono pochi quelli informati; forse non ha più fiducia nell’azione collettiva; forse non ha più fiducia nell’intera politica; forse è un problema di comunicazione assente o sbagliata; o altro ancora?
La discussione è partita dal primo quesito: perché il paese non reagisce?
Viene fatto osservare che le sollevazioni popolari avvengono quando si è alla fame e il paese non lo e' ancora: ci sono ancora le famiglie d’origine (i genitori e i familiari pensionati) a sostenere chi non è in grado di mantenersi da solo, che si tratti di un disoccupato senza reddito o di un precario senza uno stipendio sufficiente. Questo “welfare sommerso” e organizzato in proprio ammortizza il disagio patito dai precari e disoccupati ma sta dilapidando i risparmi di molte famiglie. Finché questa forma di assistenza familiare non sarà esaurita, e ci potrebbero volere anni, la vera “fame” non arriverà.
Si nota una pericolosa assuefazione ad una classe dirigente arrogante che ci fa apparire come regali le cose alle quali avremmo normalmente diritto.
Il problema della mancata reazione del paese si concorda che passi anche da due aspetti fondamentali, l'informazione e i partiti.
L'informazione è monopolizzata da una parte politica e questo fa addormentare moltissime coscienze che si accontentano di affacciarsi al mondo esterno attraverso il televisore e non si affacciano più dalla finestra per vedere il paese reale. La realtà è mediata e quindi deformata e censurata a piacimento. La libera informazione è relegata a pochi programmi TV, che però vengono seguiti da chi gli occhi aperti li ha già, quindi sono ininfluenti. Stesso discorso per la carta stampata.
Da questi punti la discussione ha preso una direzione molto interessante; ci si è focalizzati sul problema dei partiti della sinistra a raccogliere questo immenso serbatoio di gente in difficoltà con i tradizionali mezzi fino ad ora usati oltre anche al fatto che molta gente si sente inequivocabilmente di sinistra ma non si sente rappresentata pienamente da nessuno dei partiti esistenti. Il discorso è applicabile anche alla rappresentanza sindacale dove i sindacati tradizionali perseguono scopi che sempre più di frequente non vengono condivisi dai lavoratori e questo è contrario al motivo stesso della “rappresentanza” sindacale.
Un duplice problema che la sinistra dovrà risolvere con nuove forme di comunicazione e diversi strumenti di “ascolto” della base.
Si sono fatte ad esempio ipotesi per la carta stampata dove si osserva che sono sempre più acquistati i quotidiani di informazione locale perché la gente è più interessata a quello che avviene vicini a casa propria. Da qui la proposta di “localizzare” i quotidiani cioè che ogni quotidiano abbia all'interno le pagine locali al massimo della provincia meglio se del comune magari accordandosi con testate minori già operanti.
Altra ipotesi “rivoluzionaria” è quella di tornare all'antico, ai manifesti, una delle prime forme di comunicazione pubblicitaria e forse per questo più “istintiva”.
Il gruppo lancia l'idea del manifestino per sensibilizzare la gente alle ragioni che devono spingere a votare a sinistra, non per un partito specifico, ma a sinistra. Saranno i partiti a dover “inseguire”, con proposte adeguate, l'elettorato che vuole votare a sinistra.
Questa campagna basata su manifestini dovrà quindi essere autoprodotta stampata e distribuita il più possibile.
L'obbiettivo è svegliare gli elettori sul loro vero referente, la sinistra, che ha come valore fondante proprio le loro istanze.

Riassunto del 29-04-2011
Per prima cosa si concorda sull'opportunità di richiamare l’opposizione a fare un programma di base comune, definendo anche cosa divida nella sostanza SeL-IdV e PD. Esistono davvero sostanziali differenze oppure ci sono solo “interessi politici” diversi?

Se il partito va da Follini a Cofferati, non sarà troppo lungo il percorso, sperdendo per strada identità e progetti comuni derubricando sopratutto temi e priorità?
Si è anche fatta l'ipotesi se non fosse opportuno come priorità riavvicinarsi al sindacato ma buona parte del gruppo risponde che, per connivenze e sottobanco, la fiducia nel sindacato, sui posti di lavoro, è crollata.
Occorre che il PD svolga una più seria analisi “scientifica” della situazione anche uscendo dagli schemi, creando gruppi d’incontro e organizzando manifestazioni alternative a quelle classiche, oramai inquinate e strumentalizzate da gruppi estranei, infatti analizzando il coinvolgimento della gente nelle varie manifestazioni si nota che molti partecipano se si tengono per problemi precisi e concreti (lavoro,casa, ambiente).
Una proposta sarebbe che la sinistra pratichi un consociativismo trasparente coalizzandosi con chi ha implementato le stesse problematiche nei propri obbiettivi.
E se una spinta per il cambiamento arrivasse dall’esterno, non dalla politica ma dalla cultura ?
Si arriva poi in modo naturale a parlare del problema del coinvolgimento dei giovani che non sono interessati alla politica, in un'età dove gli estremismi e i trascinatori attraggono di più.
Forse è per questo che non partecipano in maniera sufficiente al PD che da loro è visto come troppo moderato. Un altro motivo, purtroppo, della poca partecipazione è anche che siamo diventati talmente tanto consumisti da considerarlo un valore a se e una volta in grado di soddisfare i “nuovi bisogni primari indotti” c'è una sorta di appagamento che allontana dalla politica.
Oppure il problema vero è che i giovani vedono la politica solo come una professione fine a se stessa, come, opinione più o meno comune, appare la politica di un Renzi troppo occupato con la propria carriera.

Altra osservazione è che le sezioni/circoli risultano sempre più deserti. Non sarà perché la ex-sezione viene vista ormai dai più come un fine e non come mezzo (quale era prima) per raggiungere i vari obbiettivi sentiti dagli iscritti? Solo un posto dove si discute senza poi produrre alcun risultato che influenzi le “alte sfere”?
Il dibattito si è quindi focalizzato su come risolvere lo scollamento con la base elettorale del PD, ci si è chiesti se la colpa fosse da imputare solo alla dirigenza o agli strumenti pratici per recepire le istanze della base oramai logori.

Come coinvolgere iscritti ed elettori? Se il Pd non ascolta il paese, i movimenti e le basi giovanili, che si può fare? Se gli strumenti classici (feste unità-primarie-banchetti-porta a porta-circoli locali) non servono più o non sono efficaci a sufficienza, come rimpiazzarli?
Uno strumento potenzialmente “potente” per un'efficace democrazia diretta è il referendum interno al PD previsto dal suo statuto, ma da un approfondimento si è “scoperto” che è rimasto solo sulla carta dalla nascita del PD senza mai renderlo fattibile vista la mancanza di un regolamento che ne indichi praticamente lo svolgimento. E' intenzionale questa mancanza? Non si vuole che la base abbia uno strumento così potente a sua disposizione?
Il dibattito si è poi concluso con l'osservazione in merito ai comuni di sinistra che dopo 40 anni di governi trasparenti, molti sono andati in mano alla destra per frequenti operazioni demagogiche dell’ultimo minuto…come si risponde alla demagogia se “il buon governo” non è sufficiente o abbastanza attrattivo?

Riassunto del 22-04-2011
Dopo un avvio un po stentato il primo appuntamento è partito con il dibattito sul rischio che corrono i referendum soprattutto a livello di comunicazione visto la confusione che hanno creato le abrogazioni annunciate dal governo non sapendo che fine faranno i quesiti furbescamente attaccati.
In tutte le città rappresentate nel gruppo c'è più o meno la stessa situazione con il poco impegno ed entusiasmo dei grandi partiti di sinistra.
Da qui si è naturalmente passati a discutere delle amministrative e la sensazione generale è che in troppe città i rappresentati scelti rischiano di frenare l'entusiasmo di sinistra.
Visto le scelte per le amministrative si è concluso che c'è un problema a livello di classe dirigente dei partiti di sinistra sentendo l'esigenza di una che riesca a creare credibilità, coerenza e correttezza.
Poi parlando di leader in grado di costruirsi un squadra ed essere credibile si è convenuto che Cofferati (insieme anche a Landini ) andava circa bene a tutti anche se carente in capacità comunicativa mentre Renzi ci è sembrato che pensi un po troppo all'effetto e alla carriera.
Alla fine ci si è attardati come al solito in osteria con un po di tarallucci e vino.