sabato 17 dicembre 2011

L’evasione fiscale

L’evasione fiscale.
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 14 dicembre 2011

Il gruppo “Il Coperchio del Diavolo” ha scelto come argomento di discussione la “Lotta all’evasione fiscale in Italia” al fine di capire quali siano i motivi reali che fanno di questo fenomeno un’anomalia nazionale.
La prima impressione è che sia frutto di una cattiva vecchia abitudine, protrattasi e consolidatasi negli anni, non combattuta all’inizio con la dovuta severità e che è andata sempre più degenerando sino al punto da essere considerata ormai un male incurabile per la sua entità raggiunta, diffusa su larga scala.

Di questo difetto costituzionale, prettamente italiano, si parla tutti i giorni nei bar, al mercato, nei condomini, quasi fosse un argomento calcistico, tutti sono in grado di dire la loro con rassegnazione o con rabbia e di dare la soluzione al problema per abbatterlo. “In galera !” è la frase tipica di sfogo del popolo onesto che paga le tasse, ma in Italia mai nessuno è andato in galera per evasione fiscale salvo Sofia Loren nel 1982; altrove il reato di evasione fiscale è punito con il carcere che ti fa concludere la vita in una fredda cella, in Italia invece tra concordati, condoni e corruzioni si riesce quasi sempre a farla franca.

La discussione tra la gente comune raggiunge poi i suoi picchi ogni qualvolta il Governo vara una manovra lacrime e sangue soprattutto quando a versarli sono i ceti più deboli mentre i proprietari di grandi patrimoni continuano a rimanere esclusi dai provvedimenti fiscali come se fossero intoccabili, benedetti da Dio, alla stessa stregua della facoltosa Chiesa.

Negli ultimi quattro mesi, per effetto di una serie di dure manovre decise dai governi Berlusconi e Monti su pressanti sollecitazioni della BCE, il problema dell’evasione fiscale è diventato il problema numero uno da risolvere, prioritario su tutti, che ha coinvolto l’intero mondo della carta stampata e gruppi di opinione. Data l’attualità, sono state realizzate varie inchieste giornalistiche cui hanno collaborato commercialisti, funzionari del Fisco, tributaristi, ed esperti della materia in cui è stato evidenziato che una seria lotta alla evasione fiscale è doverosa da parte dello Stato in quanto non è giusto ricorrere sempre al facile reperimento delle entrate fiscali attraverso un’imposizione asfissiante di imposte e tasse su prodotti di largo consumo (aumento dell’IVA, dell’Accise, ecc) e sulle retribuzioni e pensioni che anziché crescere, subiscono continui tagli per eliminazioni di detrazioni fiscali e blocchi di adeguamenti all’inflazione.

Fra le tante cifre circolanti, quella che più colpisce è che nel nostro paese i redditi evasi ammontano a circa 300 miliardi di euro l’anno e che il mancato gettito è di circa 120 miliardi di euro. Sono stime della Guardia di Finanza rivenienti probabilmente da dati di fatto. Il recupero annuale di questa evasione eliminerebbe in un decennio il debito pubblico che ammonta a 1900 miliardi di euro di cui l’83% in titoli di Stato da onorare alle varie scadenze.
Pertanto la prima esigenza che è emersa dal dibattito è stata quella di risolvere la stagnazione dell’evasione fiscale mediante una punizione esemplare di chi commette il reato. Per fare ciò, è necessaria l’esistenza di una costante VOLONTA’ POLITICA intesa a risolvere l’evasione fiscale attraverso una riforma del Fisco seria e rigorosa che non consenta scappatoie grazie a cavilli nascosti in frasi ambigue della legge; VOLONTA’ POLITICA che non deve oscillare in base alla maggioranza che si forma in Parlamento e che, come sappiamo, scema quando è la destra a conquistarla. Non è calunnioso asserire che in Italia ci sono partiti che si configurano nella corruzione tutelando la categoria degli evasori fiscali. Infatti, durante il periodo in cui ha governato Berlusconi, abbiamo dovuto riscontrare che mentre il deficit pubblico saliva vertiginosamente (negli ultimi dieci anni Berlusconi ha governato per otto nei quali il debito pubblico è aumentato di 450 miliardi di euro), si è provveduto a cancellare alcune norme di legge che precedenti governi di centro-sinistra avevano emanato per combattere l’evasione fiscale. Si è assistito dunque alla prescrizione di alcuni reati, alla depenalizzazione del falso in bilancio, al ridimensionamento delle pene detentive e pecuniarie, all’eliminazione dell’elenco clienti-fornitori, all’abolizione della tracciabilità del contante, all’annullamento della norma che imponeva la chiusura temporanea dell’esercizio per mancata emissione di scontrini e ricevute fiscali (per arrivare alla chiusura dell’attività devono essere almeno quattro nel giro di cinque anni. In pratica non si chiude mai), ecc. Inoltre, Berlusconi, sia per salvare se stesso e molti suoi amici imprenditori sia per attrarre a sé la grossa fetta di elettori allergici alle tasse, non solo ha allentato i controlli ma ha pubblicamente incoraggiato i cittadini a non pagare le tasse. Con questo suo atteggiamento immorale e diseducativo, Berlusconi ha impostato le sue campagne elettorali riuscendo a vincerle e dimostrando che l’italiano preferisce la disonestà all’onestà. Forse, in altre nazioni, l’induzione all’evasione fiscale, più che un consenso, avrebbe comportato un biasimo ed una condanna da parte dell’opinione pubblica e della Magistratura. Quindi, in mancanza di una costante VOLONTA’ POLITICA la lotta all’evasione fiscale diventa una chimera.

Dall’esame dei primi provvedimenti presi dal nuovo Governo Monti, si rileva che non sia stata posta la dovuta attenzione all’importanza della lotta all’evasione fiscale. Nella manovra salva - Italia, ha calcato la mano più sui contribuenti onesti che sui disonesti, tanto che incalzato dai giornalisti in una delle ultime interviste, il Presidente del Consiglio ha risposto che lui ha le idee chiare al riguardo ma che avrebbe avuto bisogno di almeno sei mesi per approntare una seria riforma che infliggesse un duro colpo all’evasione fiscale e che lui ha già in mente. Ci si augura che nei prossimi mesi il Governo Monti dimostri con i fatti di avere veramente intenzione di regolare l’eliminazione del debito pubblico con l’eliminazione dell’evasione fiscale.

Comunque, nel poco tempo avuto a disposizione, il governo Monti ha ripristinato la tracciabilità delle transazioni inserendo l’obbligatorietà ad effettuare pagamenti superiori a mille euro attraverso carte di credito, bonifici bancari o assegni al fine di consentire al Fisco di disporre in automatico di una traccia dei movimenti di denaro. Forse si poteva scendere anche a 300 euro stabilendo nel contempo che qualsiasi operazione effettuata tramite carte di credito, bonifici o assegni per compensi a professionisti, artigiani o prestazioni varie rientrassero fra gli oneri deducibili ai fini della detraibilità. In Francia e in Belgio già esiste questa normativa e i contribuenti sono facilitati nella redazione della dichiarazione dei redditi in quanto molti dati sono già stati recepiti per via telematica dal cervellone elettronico dell’Ufficio Entrate. Nelle nazioni menzionate esiste persino il borsellino elettronico per le spese spicciole, dal giornale al bar, ai tabacchi che costringe il commerciante a rilasciare in automatico lo scontrino fiscale .

Nella manovra di Monti è stato anche inserito l’obbligo per le banche di far pervenire al Fisco l’estratto conto di tutti i movimenti dei conti correnti emessi nei confronti dei clienti. Il Fisco potrà così verificare l’inadeguatezza fra un conto milionario (sommatoria dei vari conti accesi in più banche) e una dichiarazione dei redditi da nullatenente. In tal modo scompare il segreto bancario strenuamente difeso in tutti questi anni a beneficio della trasparenza.

Metà dei 300 miliardi di euro di redditi non dichiarati è concentrata nelle attività illecite della criminalità organizzata che ormai è dislocata in ogni parte d’Italia. Attraverso rapine, pizzi, droga, tangenti, subappalti a nero, rifiuti tossici, ecc., la delinquenza organizzata accumula grosse cifre di denaro sporco che ricicla nell’acquisto di beni mobili ed immobili che sfuggono al controllo del Fisco. Il denaro sporco viene anche utilizzato nel gioco delle scommesse e in operazioni speculative di borsa fuori dai circuiti regolari ed autorizzati. Altro tipo di operazioni irregolari è l’emissione di false fatturazioni che comportano per il Fisco il rimborso dell’IVA a società fittizie o fasulle collegate con la delinquenza organizzata.

Oltre al grosso dell’evasione da parte della criminalità, c’è anche quella spicciola del lavoro sommerso, il cosiddetto lavoro nero, che coinvolge soprattutto il settore edilizio dove la mano d’opera è remunerata senza contributi previdenziali e fiscali mentre la vendita delle case è denunciata a prezzi inferiori dinanzi ai notai consenzienti, consentendo a costruttori senza scrupoli di incamerare grosse cifre a nero che prendono la strada su conti esteri e che rientrano purificati in Italia grazie allo scudo fiscale che permette ai furbi di rimetterli nel ciclo produttivo mediante il pagamento di un’irrisoria penalità. Il lavoro nero non coinvolge solo il settore edilizio ma anche - almeno al Sud - gli studi professionali (avvocati, ingegneri, notai, dentisti) che, non solo non dichiarano i propri dipendenti, ma - spesso e volentieri - li retribuiscono a meno della metà di quanto prescritto dai contratti di lavoro delle categorie, soprattutto impiegati di concetto.

C’è poi il grande business di lavoro artigiano ed autonomo che sfugge al controllo del fisco in quanto sono emessi scontrini o ricevute fiscali per cifre inferiori o per nulla.
Per combattere l’evasione fiscale, lo Stato dispone dell’Anagrafe Tributaria e della Guardia di Finanza.
L’Anagrafe tributaria è una banca dati di dimensioni mostruose, che contiene tutte le dichiarazioni dei redditi, le transazioni immobiliari, gli atti di successione, le operazioni doganali ed è collegata col catasto e con le utenze Enel e Telecom per i controlli incrociati. Tutti i dati sono inseriti nei computer dell’Agenzia delle Entrate che è dotata di grande autonomia e impegna oltre trenta mila dipendenti .
La Guardia di Finanza ha in organico quasi 67.000 unità oltre ad ausiliari e chi è in ferma e rafferma. Se la GF fosse utilizzata esclusivamente per la lotta all’evasione sarebbe già un bel passo verso una presenza più organica delle forze dell’ordine verso quest’obiettivo. Naturalmente, a Polizia e Carabinieri spetta il compito di coadiuvare l’attività giudiziaria per arrestare gli evasori che abbiamo visto essere soliti vestire i panni di criminali senza paura.

Tra dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e militari della Guardia di Finanza capita spesso d’incorrere in tentativi di corruzione, ma ciò rientra nelle percentuali delle debolezze umane presenti in qualsiasi attività lavorativa.

Ma allora, perché i risultati non sono soddisfacenti? Non sono soddisfacenti perché come si diceva prima, nella classe politica non vige il senso dello Stato. Entrano in politica personaggi appoggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta, oltre che da loschi interessi personali. Ultimamente questo fenomeno si è molto accentuato con politici coinvolti in scandali e collusioni con la politica-affari sporchi. Inoltre si è spesso ricorso ai CONDONI che rappresentano il più grave handicap del fisco italiano. A causa dei continui CONDONI (esistono anche i condoni tombali) la lotta all’evasione si blocca per anni interi con tutti gli accertamenti fiscali che rimangono sulle scrivanie inevasi. Ogni CONDONO cancella anni di attività degli uffici e ripulisce la fedina fiscale di evasori incalliti. Una grave forma di CONDONO è lo scudo fiscale che invoglia gli evasori a trasferire denaro all’estero convinti che dopo qualche anno qualche ministro dell’economia proporrà un lasciapassare per farli rientrare puliti attraverso una piccola penale.
Inoltre, le maniche larghe del Fisco provocano lunghi contenziosi allorché vengono scoperti i grossi evasori; contenziosi che solitamente si concludono con concordati la cui trattativa può portare al dimezzamento di quanto dovuto. Lo abbiamo visto con gli evasori celebri (Pavarotti, Valentino Rossi, Bocelli, ecc.).

Bisognerebbe quindi vietare i CONDONI fiscali inserendo una norma tassativa nel testo della Costituzione ed essere rigidi contro chi ha evaso il Fisco senza concedere concordati che dimezzano notevolmente l’onere da pagare. L’evasore fiscale incallito deve sapere a priori che se è scoperto, per lui non c’è scampo alcuno. In conclusione si può affermare che l'evasore fiscale non è colui che è fuggito dal carcere, ma è colui che non ci è mai entrato e che sarebbe ora che ci metta piede per lungo tempo.
Il Coperchio

lunedì 12 dicembre 2011

Nuova Pagina Facebook

E' nata una nuova pagina Facebook, si chiama "Penna e Martello - Voci dalla Strada", è curata da noi de Il Coperchio e speriamo vi piaccia.
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giovedì 1 dicembre 2011

La via per un giusto risanamento

In Italia il 10% delle famiglie detiene il 44,7% della ricchezza.
Su di LORO deve pesare il risanamento del Paese.
Queste famiglie hanno maggiormente goduto delle infrastrutture costruite anche grazie al debito pubblico che ci ritroviamo quindi è giusto che chi ne ha tratto maggior vantaggio paghi per abbatterlo.
La ricchezza netta delle famiglie è di 8588 miliardi di euro una patrimoniale dello 0,5% sulla ricchezza netta di quel 10% di famiglie produrrebbe un gettito di 19.2 miliardi di euro l'anno.