lunedì 15 ottobre 2012

Conversazione sul perché l'opposizione al liberismo è così debole


MICHELE: Perché la sinistra sull'argomento è diventata, nella migliore delle ipotesi, ambigua e nella peggiore completamente allineata alle teorie liberiste?

BEN: Tutta la gente che in questi tempi di crisi dovuta ad un eccessivo liberismo, oltre che a motivi meri di ordine pubblico, ha visto ancora peggiorare le loro condizioni di vita, non è certo liberista ed allora l'unica spiegazione è che coloro che avrebbero dovuto dar voce a questa gente, non si sono dimostrati all'altezza della situazione con punte (molte punte) di manifesto tradimento delle idee in relazione alle quali hanno ricevuto un mandato parlamentare. In poche parole e per concludere: i nostri rappresentanti non ci rappresentano.
Fermo restando che lo stato attuale non è certo dovuto solo al liberismo quanto piuttosto, ed in misura dominante, alla violazione di leggi in specie penali. Quindi, molto di più che liberisti, i nostri "nemici" sono dei delinquenti.

IDA: Un’economia, basata sul mercato autoregolato, cioè un sistema economico controllato, regolato e diretto soltanto, teoricamente dai mercati. Viene rappresentato nella sua forma teorica, come un modello di libertà; ma in realtà è solo una forma ideologica elaborata per giustificare una forma di sfruttamento. (Capitalismo) ...
Al liberismo, in Italia, son si è contrapposto nessuno anche perché i comunisti, non ci sono più. i socialdemocratici e i liberali non ci sono mai stati.

ELISA: I comunisti non ci sono più. Va bene, ma quelli che ci saranno sempre sono i bisogni dell'uomo e non si può pensare di trascurarli all'infinito. Più tardi si guarderà alle condizioni estremamente disagiate, più pesante sarà il conto presentato (vedasi il 1789 in Francia). Ora mi sembra chiaro che questo paio di idee nemmeno troppo originali siano state del tutto escluse dai circuiti neuronali della sinistra italiana. Pardon, di quel che è rimasto della sinistra, che mi pare misera cosa. Nel momento in cui scelgo di esibire delle scarpe fatte a mano o di farmi immortalare a bordo della mia barca ho già fatto la scelta di campo: voglio stare con chi più ha e può permettersi di passarsi alcuni sfizi. Rimango attaccato all'etichetta di uomo di sinistra perchè ciò mi da' ancora da mangiare abbondantemente, ma tutto ciò che ha rappresentato il patrimonio della sinistra mi sembra ormai una eredità intollerabile, fuori moda, pesante. E allora, via con la flessibilità, con l'ode al libero mercato, con il rosario delle opportunità. Spalanchiamo le porte ai caimani e ai marchionni di turno, perchè più ce ne sono in giro, più si moltiplicano le occasioni e le opportunità di guadagni e prebende. E in queste condizioni, quale reazione da tigre inferocita vi aspettate nei confronti del liberismo? Tutt'al più un lieve miagolio, come da prestazione sindacale.

GASPARE: Tutto vero e tutto giusto,ma non si può rispondere alla domanda della discussione se non parliamo della responsabilità sociale delle imprese. E si, perchè è questa ciò è venuta a mancare negli ultimi anni. Il neoliberismo ha teorizzato l'assenza di ogni responsabilità sociale per l'impresa. L'assunzione del rischio individuale è stata posta al centro del modello economico occidentale, e il profitto a breve termine è diventato l'unico metro di misura del successo. Di conseguenza, la maggior parte delle organizzazioni considera una priorità la creazione di condizioni che favoriscano l'autonomia manageriale, la massimizzazione del valore per gli azionisti e la mercificazione del lavoro, anziché il riconoscimento dell'interdipendenza tra impresa e società, o del ruolo delle finalità e del valore sociale all'interno dell'impresa stessa. La soluzione sta in un capitalismo virtuoso e responsabile improntato all'impegno per un'impresa produttiva, non al business fine a se stesso. La reazione è debole perchè la politica è debole se non assente. L'imprenditore al governo, o il tecnico come in questo governo,non sono le risposte giuste al problema,ma il contrario. Manca la mediazione perchè manca l'autonomia,la libertà,e la supremazia dell'interesse generale.

BEN: Insisto sulla mia visione delle cose: la "bibbia" dei capitalisti è "La ricchezza delle nazioni" di Adam Smith. Vi si legge: il pianeta avrà un futuro se sarà etico, o non sarà.- Questo non è capitalismo o liberismo, è' sovvertimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. Un problema di giudici e di forze dell'ordine. La politica ha nel suo etimo, nella sua azione e nelle sue finalità la "polis". Questo è tutt'altro. Sono solo dei delinquenti e ne possiamo solo parlare nei termini cui accennavo sopra. La politica non c'è. Ne al governo ne nella gran parte dell'opposizione.- Qualcosa la vedo solo nelle incazzature e negli stravolgimenti di Di Pietro e anche, con modalità e, forse, finalità differenti, nei "vaneggiamenti" di Grillo.

IDA: Smith, quello della mano invisibile del mercato.? Di mani invisibili ce ne sono abbastanza. Quel capitalismo non esiste più. come non esiste più il socialismo reale. ma solo e unicamente il liberismo nelle sue più varie forme. la non economia e non società, qui ha ragione Gaspare Calcara, il neo liberismo punta solo al profitto, non ha nulla a che fare con il sociale o l'etica. a parte che l'etica con economia non ha nulla a che fare. non si può parlare ne di economia o di società, quando si parla di liberismo.

MARIO D.: Il Capitalismo come sempre ha varie fasi di ascesa o di crisi. Oggi più che di capitalismo in crisi forse sarebbe meglio parlare di riposizionamento internazionale e di attacco allo stato sociale (inteso come un ostacolo ). Una nuova fase che però non ha avversari concreti, l'unico avversario vero è una certa tradizione ancora viva di sensibilità sociale, diciamo che i liberisti hanno bisogno di riscrivere la storia. In questo scenario "mondiale" se ne sta pigra di idee e spaurita l'Italia.

MARIO Z.: Morale della favola: in Italia è politicamente più immorale andare a letto con un transessuale che avere una maggioranza che sotto i tuoi occhi ruba sistematicamente, volgarmente e impunemente soldi pubblici. Ammettiamolo, sappiamo benissimo che non accadrebbe in nessun altro paese dove è in atto una normale dialettica tra forze liberiste e forze progressiste e vi si alternano i relativi governi...Compagni, da noi sta tornando in campo, e si ripropone Presidente del Consiglio il personaggio che nel mondo è stato svillaneggiato, preso in giro, ridicolizzato, evitato da tutti in tutte le sedi...e noi siamo qui a discutere di crisi del Capitalismo … Abbiamo Alemanno sindaco … Formigoni governatore e ci interroghiamo sulla capacità di reagire all'attacco liberista … ha ragione Ben: che liberismo e liberismo … questi sono semplicemente delinquenti e dagli italiani sono stati votati.

MARIO D.: Lentamente ma con continuità , mi convinco che la reazione e' scarsa perché alla grande maggioranza degli italiani va bene così ... Scusate il Cinismo.
Certamente che questo modello di sviluppo in oltre sessant'anni di storia ha creato anche benessere ed emancipazione. Ma paradossalmente è stato un "modello" che aveva come prima regola il non avere regole mediato pero' dalla politica e dalle condizioni storiche. Oggi è saltato questo meccanismo. Perché paradossalmente il capitalismo finanziario vuole le "regole" e la prima regola è smantellare completamente il "compromesso sociale".

SUSANNA: Perfettamente d'accordo con Mario D. Sbrigativamente la risposta spontanea che mi veniva al quesito era proprio che la reazione tiepida all'attacco liberista è la diretta conseguenza della quasi totale omogeneità del paese alla politica. Senza scomodare potentati finanziari ed economici, che comunque spadroneggiano, ma delle cui trame solo una minima parte della gente è a conoscenza, la situazione deprimente in cui siamo sprofondati è in gran parte colpa degli italiani. Quelli di destra che si rispecchiano da sempre in queste politiche, e a cui non è parso vero negli ultimi vent'anni di poterle esplicitare liberandosi anche di quell'ultimo residuo pudore che negli anni della prima repubblica, comunque frenava in parte lo sbraco, e pure molti di quelli di sinistra (o pseudo tale), che immagino si siano chiesti perché devono essere più 'stupidi' degli altri. Che probabilmente e dolosamente hanno fatto due calcoli cercando un inesistente equilibrio tra principi ed ideali e tornaconto personale. La solita storia del 'così fan tutti' ha dilagato ed ha spazzato via remore e pensiero comune. Con esempi al vertice di questo tenore, un gioco da ragazzi riconoscervisi, da parte di masse di mezzecalze qualunquiste, superficiali e dallo sguardo cortissimo. E temo che non saranno un nuovo governo, o nuove facce, o nuovi programmi a portare a termine una rivoluzione culturale e sociale decente. Occorrono nuove generazioni.

MARIO D.: "occorrono nuove generazioni". E' tutto li'. Non è per fare il "giovanilismo" modaiolo e nemmeno i "giovani già vecchi". Direi, per farla corta, "nuove generazioni" nel senso alternativo culturalmente e politicamente parlando ...

LEO: Certo nuove generazioni … però non sul modello dei giovani berlusconiani o del giovane Renzi … altrimenti non succede una mazza … ci vuole un azzeramento dei parrucconi più o meno baffini … il PD ha nello statuto che non si possono fare più di tre legislature...ma c'è D'Alema … come mai lo statuto vale solo per De Mita e non per gli altri.

SUSANNA: Le nuove generazioni di politici, potranno solo metterci qualche pezza, se va bene. Io parlavo proprio di nuove generazioni di cittadini. Gli adolescenti di oggi, ad esempio. Mi piace pensare che come successe alla mia generazione e dintorni, un bel giorno venga loro voglia di contestare “il sistema” anche solo per il gusto di essere contro, non omologati. Che gli venga voglia di esserci da protagonisti e non da spettatori, e che soprattutto gli venga voglia di sbagliare da soli, non di assumere come fosse latte materno gli errori di fratelli maggiori e genitori. Magari guardassero un po' a qualche nonno.

LUISA: I due maggiori partiti (Dc e Pci) furono nella teoria e nella pratica contrari al principio di liberismo, spinti dall’ideologia e dalla pratica verso lo statalismo, inteso come coscienza della necessità dello Stato di intervenire nella vita economica e sociale del Paese.
Alla fine della Prima Repubblica, il liberismo riemerse trionfalmente,attecchendo sia a destra che a sinistra.Nel campo della sinistra,una fu la principale legittimazione di questo rientro: la cattiva gestione della cosa pubblica e delle sue appendici economiche da parte dei partiti di governo.Da allora, il liberismo è stato la cultura ufficiale di gran parte delle classi dirigenti italiane,fossero esse economiche,politiche o culturali e,la sinistra non ha disdegnato,anzi ne ha fatto tesoro e in molti casi modello per il proprio elettorato.Certo,con sfumature anche profondamente diverse, ma sempre condividendo lo stesso terreno fertile del pensiero che "dove mangiano gli altri,possono mangiare tutti” e,allora perché non sedersi al banchetto. Se l’obiettivo utopico della sinistra e,intendo quella italiana,è quello di migliorare la società eliminando le ingiustizie in essa presenti,dovrebbero prima spiegare al popolo qual'è la distorsione per la quale si avallano politiche liberiste,che non solo vengono approvate ma anche condivise e reiterate.

GASPARE: Chiamiamolo liberismo per convenzione,ma il liberismo che abbiamo visto e conosciuto in Italia è molto diverso di quello vero. Quello vero è una dottrina economica fondata sulla libera iniziativa e sul libero commercio, e, ai suoi esordi, sulla visione di una naturale tendenza armonica del mercato. A me pare che nel nostro paese si sia realizzato qualcosa di peggio del liberismo. L'Italia è un luogo dove i monopoli naturali statali,sono stati sostituiti da quelli privati,dove la libera concorrenza è una chimera utilizzata solo per realizzare quello che è sotto gli occhi di tutti,oligopoli e cartelli, che condizionano il mercato grazie alla loro copertura politica e non è caso che i grandi investitori scappino dall'Italia.

IDA: Il liberismo non va confuso con il liberalismo. Il liberismo è una dottrina di politica economica, a quale afferma e propugna, come condizione indispensabile, la necessità che l'attività economica sia lasciata esclusivamente ai privati, i quali agiscano in base a motivi e criteri di pura natura economica (ricerca del massimo profitto). Mentre lo stato deve limitarsi a garantire le strutture istituzionali, e repressive a difesa di un tale sistema.
Liberalismo, è una dottrina politica che professa la libertà individuale, e allo stato lascia il compito di garantire le libertà civili e sociali. E sostiene la divisione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il liberalismo, sostiene il libero mercato ma non il liberismo. Perché sono in contrasto. il liberismo, è ostile all'invadenza del Welfare. Il liberalismo al contrario no. Non a caso paesi liberisti, non sono necessariamente liberali. ( Cina, India, Russia,).
Il liberismo è contraddittorio e opprimente perché è totalitario, distrugge il tessuto sociale, politico e economico.

BEN.: Ida, se mi permetti, lo stato si deve muovere nell'alveo delle leggi che ne regolamentano il funzionamento e le finalità (parlo principalmente della Costituzione). Allora questo non è liberismo ma assenza assoluta dello stato perché occupato militarmente da delinquenti.

MARIO Z.: Gli italiani le loro risposte le avrebbero anche più che date in “forma istituzionale” con i referendum abrogativi. E’ la risposta di chi nella nostra democrazia parlamentare ci rappresenta a mancare.
Se dopo di questo devono venire i forconi … non mi permetto di dirlo io ma confesso, mi chiedo attraverso quale alternativa, quale altra "forma di partecipazione" possibile può far percepire a questa classe politica l’inadeguatezza, la totale distanza della “casta diventata tresca” dal paese reale.

MICHELE: La mancanza di reazione secondo me è dovuta principalmente alla mancanza di informazione vera, dico vera perché anche un eccesso di informazione tecnicistica assolve perfettamente al compito di non far capire nulla.
Non si ha la percezione concreta di cosa sia il liberismo e le sue conseguenze nell'aspetto umano della società e anche nell'economia.
Non capendo bene di cosa si parla la maggioranza rimane alla finestra o si disinteressa tranquillizzata anche dalla debolissima reazione, se non dall'appoggio, delle forze politiche ... la sensazione che trasmette in questo modo la politica è che non si tratti poi di una cosa così pericolosa.

LUISA: La politica, anzi no, i politici non se la darebbero la zappa sui piedi dando informazioni giuste a chi ne è privo. Il loro linguaggio molte volte incomprensibile serve appunto a confondere ancor di più se possibile le idee di chi non ha idea o ad intimidire coloro che ci provano a capire. Se così non fosse non avremmo ancora oggi,il dubbio che chi ha sguazzato nel liberismo possa tornare al governo e,questo vale anche per quelli che ancora definiamo gente di sinistra.

SUSANNA: E' venuta l'ora di chiamare il liberismo col suo vero nome, senza usare eufemismi: Delinquenza.

ALBERTO: Ritengo che la questione vada inquadrata a livello mondiale: se non si tiene conto di quello che succede in tutti i continenti poi finiamo per perderci nelle beghe di casa nostra, quando invece il fenomeno ha dimensioni planetarie.
...
la colpa maggiore di cui si è macchiata la sinistra (non solo quella italiana, purtroppo) è il non aver spiegato con chiarezza alla gente quello che stava succedendo, cioè come la finanza sovranazionale stava impadronendosi in maniera subdola e delinquenziale dei processi produttivi mondiali, condizionandoli e stravolgendoli. Vale a dire: come, in fin dei conti, si sia impadronita delle nostre vite.

MARZIA: I soldi sono sempre stati il motore del mondo, quasi dalle caverne in poi. Sono una cosa essenziale e man mano che il tempo passa e si progredisce, anche il modo di farli, farli fruttare e rubarli si affina. Io non mi intendo assolutamente di questa cosa, ma mi par di vedere, sicuramente sbaglio, che si, la finanza impera dappertutto, ma in quei paesi dove la politica e' una cosa seria, dove ha ancora le redini dell'andamento, la stessa riesce non dico assolutamente a fermare, ma quantomeno ad arginare i danni. Dove la politica, il sistema sociale hanno fallito, la finanza ha preso le redini in mano. ce l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.

MICHELE: Come teoria economica ha la sua dignità e le sue basi scientifiche a supporto validissime e convincenti ma ... c'è un ma grosso come una … persona, grosso come un popolo, grosso come l'umanità … La teoria non tiene conto delle esigenze e delle aspirazioni di un essere umano che viene calcolato come uno tra i tanti beni che concorrono alla produzione o come consumatore cieco con il compito di tracciare la curva della domanda influenzato dalle campagne pubblicitarie.
Visto che l'aspetto umano non viene minimamente preso in considerazione non stupisce che ci si trovi a discutere sulla disumanità di tale teoria.

GUIDO: Si dice che la tecnocrazia trovi terreno fertile nelle crisi economiche, prosperando nella miseria. Esagerando un po’ si potrebbero aggiungere che si nutre delle sofferenze altrui.
Non a caso lo stesso termine tecnocrazia fu coniato negli anni ’20, alla vigilia della Grande depressione da un ingegnere californiano di nome William Henry Smyth.
Eppure lo spirito originario del movimento tecnocratico aveva ben poco a che fare con l’agire dei “moderni professori della Bocconi”, dei banchieri, degli analisti finanziari e di altri burocrati del capitali.
L’economista Thorstein Veblen diceva nel 1923: “la società tecnocratica oppone l’efficacia degli ingegneri e dei loro metodi all’imprenditore capitalista guidato unicamente dal profitto e dalla speculazione”. Secondo Velben l’egoismo sociale dell’imprenditore, rovina le prospettive di crescita di una moderna società fondata sulle industrie e sulle macchine.
Per questo alla guida della Cosa Pubblica e al Governo della stessa economia ci dovrebbero essere scienziati che hanno a cuore l'interesse particolare e non avventurieri interessati solo alle curve e ai diagrammi delle proprie plusvalenze.
L’esatto contrario di quel che avviene oggi.

Il Tg La Seppia del 13/10/2012

La Lega è un partito che ha perso il lume della ragione. Veramente un lume non l’ha mai avuto, forse il bar lume dove incontrarsi per decidere sul da farsi o sulle farse con gli elmi cornuti e gli spadoni di plastica. La Lega non ha mai avuto una retta via, forse la via lattea, il suo unico obiettivo è stato quello delle quote latte, ossia mungere il latte della Lupa romana per curare gli interessi dei fondatori. Dopo aver detto peste e corna di Berlusconi alla fine Umberto Bossi strinse un patto d’acciaio col Cavaliere col quale condivise quasi tutto approvando tutte le leggi che facevano comodo a Berlusconi, a condizione però che gli fosse lasciato uno spazio politico comodo per curare anche i suoi interessi. Il ricordo di Umberto Bossi ministro balbettante delle riforme e di Rosy Mauro vice-presidente incazzata del Senato come se fosse in sella ad un cavallo, ci torna spesso alla mente e ci fa inorridire. Il cappio al collo del debutto leghista a Montecitorio e i fucili minacciosi di Bossi contro i poteri forti sono diventati piano piano il capocollo e gli spiedini da dividere a tavola insieme ai commensali della maggioranza. Poi scoppiò lo scandalo dell’uso familistico dei rimborsi elettorali che sgonfiò la boria di Bossi consentendo a Maroni di salire in groppa ad un mazzo di scope e prendere in mano la guida Michelin della Lega.

Sembrava dovesse spaccare il mondo e fare piazza pulita di tutte le sconcezze della politica, invece trasformò la scopa in una chitarrina che utilizzò per la sua band mentre riprese a flirtare con la vecchia politica. Il neo segretario della Lega, ex-ministro dell’Interno, aveva avuto la possibilità di ridare dignità al partito mandando immediatamente a casa Formigoni e tutto il Consiglio regionale lombardo, invece si è dimostrato accomodante e succube delle sirene berlusconiane mettendo Celestinho nelle condizioni di rimescolare le carte e la Minetti di sponsorizzare il latte materno sino al 2015. E’ sconcertante la forza e la resistenza di Bermudaccò, a chiunque sarebbero scoppiati il cuore ed il fegato per i continui strali inferti dalla magistratura, dalla stampa e dall’opinione pubblica contro la sua persona ed il suo Consiglio Regionale, al contrario i suoi organi vitali hanno tenuto bene, ciò a significare che quando si nasce con i geni tali e quali a due pietre si diventa politici dalla scorza granitica. A questo punto è risuscitato l’estromesso Bossi che vedendo la titubanza del suo successore è salito in cattedra ed ha detto che Formigoni non può continuare ancora a lungo. Lo smidollato Maroni, vistosi isolato dai dirigenti e dalla base che ha cominciato a sbattere le corna degli elmetti da vichinghi contro le pareti della sede della Lega, si è fatto coraggio ed ha delegato il sanguigno Matteo Salvini ad inviare una lettera di disdetta a Formigoni. Deludente il tastierista Maroni, personaggio dalle canne mozze.

***

L’onorevole Alessandra Mussolini ha colto l’occasione del bambino Leonardo accolto in una casa protetta, in attesa della contesa fra i due genitori separati, per farsi un po’ di pubblicità. Qualche anno fa l’onorevole Mara Carfagna, dello stesso suo partito, la definì vajassa che in napoletano significa vastasa o donna di strada sguaiata. In effetti l’onorevole Mussolini assume sempre quegli atteggiamenti plateali per fare presa sul popolino, suo fertile bacino elettorale, e quella del bambino conteso è stata un’occasione da sfruttare. Infatti l’onorevole Mussolini, seguita da un gruppo di fotografi, si è recata davanti alla casa protetta ed ha ordinato alle suore di farla entrare, cosa che è avvenuta soltanto dopo aver insistito con il Ministro dell’Interno Cancellieri ed il Prefetto di Padova.

Appena entrata in quella casa, il bambino Leonardo si è spaventato nel vedere gli occhi sgranati dell’onorevole Ale ed ha esclamato: “Che grandi occhi che hai !”.
“Per guardarti meglio !” gli ha risposto l’onorevole Ale.
Il piccolo Leo ha subito dopo proseguito: “Che grandi labbra che hai !” convinto di sentirsi rispondere: “Per mangiarti meglio !”.
Invece l’onorevole Ale ha preferito metterla sul ridere: “Si sono a canotto”.
“Per galleggiare meglio ?” ha domandato il bambino.
“In che senso, Leo ?”
“Nel senso che se ti buttano a mare puoi raggiungere l’isola dei famosi”.
L’onorevole Ale ha subito assunto l’atteggiamento istituzionale, si è girata sulle sue spalle e si è recata da Barbara D’Urso per raccontare a Pomeriggio 5 la sua opera buona del giorno. Barbara D’Urso si è intenerita nello scoprire il lato dolce della nipote di Benito Mussolini e non ha avuto il coraggio di chiederle cosa pensasse di Fiorito e della legge anti-corruzione.

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La conduttrice del Tg 1, Susanna Petruni è con…volata a giuste nozze con un dirigente dell’Alitalia. Se avesse sposato un proprietario terriero sarebbe at…terrata su un campo di grano, se invece si fosse sposata con un maestro di sci sarebbe sci…volata sul Monti-bis e si sarebbe coperta di bianco. Alla sua festa, fra gli ospiti, non poteva mancare Berlusconi il quale ha sempre avuto un debole per la sposa, un debole dal punto di vista professionale in quanto è risaputo che la velata è sempre stata una sua fedele scudiera. Non sappiamo quale regalo le abbia fatto l’ex-presidente del Consiglio, sarà stato certamente un regalo molto sostanzioso per farsi perdonare la mancata incoronazione a Direttrice del Tg 1 o Tg 2 sempre promesso e mai promossa. Non capiamo come mai non l’abbia convinta a diventare direttrice del Tg 5 anche se a questa poltrona siede un altro uomo di sua fiducia, Clemente Mimum. Ci meravigliamo inoltre che non l’abbia convinta ad entrare in Parlamento ed a svolgere il ruolo di sua portavoce o capo-ufficio stampa. Forse la neo moglie del dirigente dell’Alitalia vorrebbe volare ancora più alto, se la Mara Carfagna da velina era diventata ministro delle pari opportunità, a lei spetterebbe come minimo il ministero delle frequenze televisive. Anche l’ex ministro delle comunicazioni Gasparri era alla festa nuziale e lei lo guardava dall’occhio magico.

Buona serata.

Salva Tores

venerdì 28 settembre 2012

Il Giudice diffamato

Il carcere? Non sta a me stabilire se la legge sia giusta o la pena adeguata.
Mi preoccupa che, nel dibattito di questi giorni, nessuno abbia sentito il bisogno di ricostruire i fatti, perché qui la libertà di stampa c’entra poco o nulla”. 
Giuseppe Cocilovo, il giudice tutelare di Torino che ha ottenuto la condanna di Alessandro Sallusti, abbandona il riserbo degli ultimi giorni e affronta deciso il momento di notorietà che suo malgrado si trova ad affrontare.
Ed eccoli, i fatti : 
“ Era il 17 febbraio 2007. La Stampa –racconta Cocilovo –parla di un giudice che avrebbe ordinato a una minorenne di interrompere una gravidanza. Trovo la notizia assolutamente folle e non posso sospettare che parli di me. Lo capisco poi dalle telefonate dei giornalisti e dal pm che apre subito un fascicolo, a cui bastano poche ore per capire che la notizia di reato è inesistente”. COCILOVO fa semplicemente ciò che la legge gli consente : “ La ragazza aveva 13 anni, per l’interruzione di gravidanza è necessario il consenso di entrambi i genitori, ma sono separati e non si intende informare il padre. Io valuto le ragioni addotte e autorizzo la minore a decidere in autonomia, nulla più. Dopo quell’udienza la ragazza avrebbe potuto anche cambiare idea, chiamare il padre e perfino decidere di non abortire più”. 
Alle 15, 30 del 17 febbraio un ’ Ansa smentisce la notizia e il giorno dopo La Stampa corregge il tiro : “ Libero invece –ricorda Cocilovo –se ne esce con tre pagine dedicate alla vicenda del giudice che ordina alla ragazzina di abortire, tra cui quell’articolo violento a firma Dreyfus”. Un noto avvocato torinese contatta il quotidiano allora diretto da Alessandro Sallusti per chiedere una rettifica : “ Risposta : ‘ Per noi è tutto vero ’ –racconta Cocilovo –e chiudono i contatti”. Sembra impossibile che si possa pensare che un giudice abbia questo potere, ordinare un aborto e coinvolgere in questo disegno perverso ostetriche e ginecologi. Eppure di questo veniva accusato Cocilovo : “ Non potevo far altro che querelare. 
Sarebbe bastata una rettifica, scrivere ‘ la notizia riportata il 18 / 02 / 2007 a proposito del giudice che ordina l’aborto è falsa. Ce ne scusiamo con i lettori’, ma così non è stato”. Il processo arriva fino in Cassazione : “ Prima dell’udienza –racconta il giudice –gli avvocati di Sallusti mi contattano per arrivare a una transazione. Io propongo di devolvere 20 mila euro in beneficenza a Save the Children. Ora leggo che Sallusti sostiene che avrei chiesto nuovi soldi per me. Sorvolo sul carattere ulteriormente diffamatorio di queste affermazioni, tanto le bugie hanno le gambe corte”. FA MOLTO discutere che un giornalista rischi la galera principalmente per un articolo scritto da altri : “ Vero, ma è credibile che il direttore non abbia coordinato la titolazione delle prime tre pagine? Perché il falso era già nel titolo. Era una chiara scelta editoriale. La violenta diffamazione che mi augurava la pena di morte, poi, era opera di un giornalista già radiato dall’ordine di cui si accettava la collaborazione. Bastava dar conto ai lettori dell’errore e tutto questo non sarebbe accaduto”. Ma allora il carcere è eccessivo? “ Non sta a me dirlo, ma questo non è un reato di opinione, è una diffamazione deliberata. Che la notizia fosse falsa era ormai noto, bastava leggere La Stampa. E poi –conclude Cocilovo –vorrei far notare che in tutta questa storia la vittima sono io. Renato Farina ha scritto nome e cognome, sono sull’elenco telefonico, per mesi sono stato minacciato e ho ricevuto telefonate anonime, per una diffamazione volontaria e deliberata. 
Cosa c’entra questo con la libertà di stampa”?

venerdì 21 settembre 2012

L’ira funesta contro la politica

Ci sono giorni in cui ti sembra di stare in un mortorio, silenzio assoluto di notizie salvo le solite previsioni del tempo, lo spread che sale o scende di dieci punti, le patate che sono aumentate di 20 centesimi al chilo, la morte di un centinaio di persone in Siria, il suicidio di una donna che si è buttata giù dal balcone colpita dal virus della depressione, la morte di vecchiaia di qualche scrittore o attore, mai che appaia in prima pagina la morte di un politico.

Non è che la dipartita di un politico induca per forza all’esultanza, dipende dal politico che diparte. Io non sono di parte però devo ammettere con tutta sincerità che se qualche personaggio della politica dovesse andarsene al Creatore io la prenderei come una buona notizia, andrei di corsa al suo funerale per applaudire non come avviene quando si celebrano le esequie di un soldato ucciso in Afghanistan, ma con un applauso a piene mani di gioia e di soddisfazione perché soltanto la morte ha la capacità di strappare dalle poltrone del Parlamento certi personaggi che si sono attaccati la poltrona al culo con l’Attak come se il culo, il membro, lo stomaco, le mascelle, l’encefalo e la poltrona costituissero un corpo unico. Quando un politico viene trombato, bisogna ricorrere ad un segaiolo per staccargli il culo dalla poltrona nella quale avevano messo radici le ragadi, l’emorroidi e le fistole.

Perché tanto odio nei confronti dei politici? Che cosa ci ha portati al rigetto di questa politica ? La risposta è molto semplice: le misure adottate dal governo per combattere la crisi economica. I politici avrebbero potuto continuare ad aumentarsi le giubbanze, ad incrementarsi i privilegi, ad organizzare festini a luci rosse o maialate varie, avrebbero potuto tranquillamente continuato a rubare milioni di euro come hanno fatto i Lusi, i Belsito e i Fiorito. Ma questi non sono altro che tre capri espiatori, sconosciuti all’opinione pubblica, saliti alla ribalta perché hanno rubato in modo esagerato senza alcun limite alla decenza, messi a gestire le casse dei partiti con un’unica avvertenza: “Mangia tu, ma facci mangiare tutti, però in galera ci vai tu, per cui ti autorizziamo a mangiare a sbafo”, tanto che l’ultimo pappone ha raggiunto i 170 chili di peso, merda più merda meno. Naturalmente i partiti si fingono scandalizzati ma in realtà sapevano già tutto avendo lasciato loro carta bianca nella gestione del danaro che lo Stato aveva erogato a fiumi ai partiti.

Ma le facce dei Lusi, Belsito e Fiorito ispiravano tanta fiducia ai segretari dei partiti ? Chiunque incontrandoli per strada avrebbe messo le mani al proprio portafoglio per proteggerlo da uno scippo. Invece i marpioni della politica li vedevano come dei ragionieri seri e responsabili al di sopra di ogni sospetto.
Ma non perdiamoci in rabbiose considerazioni e torniamo al tema. Dicevamo che gli italiani avrebbero anche potuto soprassedere agli scandali quotidiani dei politici essendo stato assimilato il concetto che in quell’ambiente la corruzione e le ruberie rientrano nella norma.

Ciò che ha toccato i nervi scoperti dei cittadini scatenando rabbia ed odio contro la classe politica è stata l’esasperazione nel vedere la casta riempirsi le garze d’ogni ben di Dio mentre la povera gente è stata subissata di tasse, riduzione di pensioni, aumento del prezzo di beni di consumo e servizi come carburanti, luce, gas, sanità, ecc., chiusura delle fabbriche e disoccupazione, insomma una serie di ripercussioni negative catapultatesi nel paese che hanno scatenato l’antipolitica.

In conclusione, la politica è morta ma i politici continuano a vivere beatamente come se nulla fosse, facendo ricadere la morte della politica alla Magistratura che sta troppo dietro ai politici a contare tutti i peli del culo.

Salva Tores

martedì 18 settembre 2012

Fobìe verdi

Questa è una cosa del 4 luglio 2012, ma l’ho vista oggi per la prima volta.

Chi parla è Santino Bozza, consigliere regionale del Veneto della Lega Nord:
"I gay? Purtroppo esistono, sono malati, diversi. Stiamo dando troppa libertà a queste cose sapendo che ci sono i nostri bambini che girano per le strade. Non dovrebbero farsi vedere, fuori dalle palle, non in mezzo ai bambini. Se un bambino chiede alla mamma cosa stanno facendo lei come spiega questa cosa?".

Mi è venuto in mente una locandina del Vernacoliere, che più o meno si poneva questo quesito:
“La Lega Nord c’è perché ci sono le teste di cazzo o le teste di cazzo ci sono perché c’è la Lega Nord?”

In più dimostra anche una certa ignoranza, perché l’omosessualità non è una malattia, ma l’omofobia SI è una malattia. L'omofobia come fobia specifica non è frutto di un consapevole pregiudizio negativo nei confronti dell'omosessualità quanto piuttosto di una dinamica irrazionale legata ai vissuti personali del soggetto. In Psicopatologia l’omofobia “è il risultato di tendenze omosessuali represse che la persona in questione ignora o nega.”

Ma voglio fare il suo stesso discorso, ma cambiando il soggetto:
I legaioli? Purtroppo esistono, sono malati, diversi. Stiamo dando troppa libertà a queste cose, sapendo che ci sono i nostri bambini che girano per le strade. Non dovrebbero farsi vedere, Maroni, Bossi, Castelli, Borghezio, Bozzi, Cota e Tosi, fuori dalle palle, non in mezzo ai bambini. Se un bambino chiede alla mamma cosa stanno facendo quelle persone ridicole con le cravatte e i fazzoletti verdi, lei come spiega questa cosa?".

Ida

domenica 19 agosto 2012

1945



‎"Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare".

Elsa Morante scrive così di Benito Mussolini, 1945

Opere, vol. I, Mondadori (Meridiani), Milano 1988, L-LII

martedì 31 luglio 2012



Una discussione su un quesito di questa portata non può prescindere dalla situazione politica incomprensibile e pasticciata che si sta vivendo nel Paese da molti anni a questa parte, in special modo la politica della sinistra italiana che è quella a cui tutti noi guardiamo con nostalgia e con severo giudizio.
E' indubbio che personaggi coraggiosi che possano portare l’Italia sulla strada di un miglioramento responsabile che tenga conto delle vite di ogni singolo cittadino non ce ne sono e, se ci sono, vengono travolte dal turbinio delle politiche di partito che affossano chiunque abbia una voce discordante da quella dei vertici, dimentichi del fatto che quel posto è da loro occupato per fare gli interessi del popolo sovrano che lo ha eletto e non i propri.
Non basta definirsi uomo o donna di sinistra all'interno di un partito per poi mettersi la Costituzione sotto i piedi. La Costituzione è il punto di partenza e il punto di arrivo in un paese che solo in teoria si dice essere laico ma permette alla chiesa di dettare leggi contro la libertà dell’individuo che per definizione è nato libero.
Il male comune a tutti coloro, e sono in tanti, che credono ancora in una sinistra che non sia un sogno è stato credere in un partito nel quale potersi identificare, un partito che fosse in qualche modo la prosecuzione dei grandi valori del PCI diventando invece un’appendice malsana omologata a tutti gli altri partiti compresi quelli di destra, omologato al punto tale da sembrare un'unica grande coalizione dove non si capisce l’inizio ne si vede la fine. Naturalmente è inutile dire che il PD, grande partito che avrebbe dovuto contenere al suo interno tutte le anime della sinistra, è il partito che ha fatto di un grande sogno, di una speranza della sinistra italiana, un'utopia. Il disegno di una società perfetta nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza laica nello sviluppo di una società egualitaria civilmente sopportabile è diventata un’idea irrealizzabile.
Voler a tutti i costi, per ragioni di convenienza, far confluire all'interno del partito anime così diverse e distanti fra di loro per cultura, idee e religione, non è stata e non è la carta vincente. Questo ha tolto l’identità riformista del partito che si è piegato a logiche del tutto diverse dalla propria identità storica allontanandolo dalle sue stesse virtù: l’etica e la moralità.
Con questi presupposti,non potranno nascere uomini che con il proprio coraggio possano sfidare coloro che ancora non hanno capito, ma forse non vogliono capire, che cambiare la strada intrapresa non può che far bene, oltre che al paese, alla vita del partito stesso.
Mettere da parte il proprio tornaconto per far posto alle esigenze della comunità rischiando con coraggio facendo affiorare le idee, che sicuramente ci sono, senza paura di doversi scontrare con le anime diverse che ha imbarcato, o si appresta ad imbarcare per un impresa già nata perdente e che farà perdere molti pezzi per strada, consegnando l’Italia alle destra.
Il dialogo con altre forze politiche va bene ma non bisogna appiattirsi alle idee degli altri facendosele andare bene al punto da distruggere le proprie. Essere lo zerbino delle idee altrui porterà inevitabilmente alla estinzione della propria identità.
L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie”. Questi miseri uomini in cravatta di seta, non hanno mai un dubbio.
Che in giro la “gente” (categoria immaginaria notoriamente votata al mugugno interclassista) sia sempre più avversa e sfiduciata verso le istituzioni, i governi, i partiti parlamentari, i politici di professione e la delega elettorale è circostanza che possiamo quotidianamente riscontrare in qualsiasi bar, mezzo pubblico o posto di lavoro.
D’altra parte i conti della crisi, pagati soprattutto dai settori popolari meno abbienti e da nuove fasce sociali costrette ad un’imprevista precarizzazione, aggravano e rendono più brucianti certe contraddizioni; da un lato ancora sacrifici, dall'altro profitti e privilegi che gridano vendetta.
L’ostentazione di uno status che dimostra come la cosiddetta crisi coincide con un ulteriore arricchimento di chi sfrutta ,ruba, comanda e decide la vita della maggioranza.
Tra l’altro gli elettori di sinistra hanno più di una buona ragione per rifiutarsi di andare a votare, tanto che stando agli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto risulterebbe che un italiano su due non ha voglia di recarsi alle urne.
Premesso questo, l’operazione propagandistica di politici e giornalisti al seguito è palese: il rifiuto del sistema dei partiti è ridotto a “antipolitica”, ossia un atteggiamento antidemocratico e qualunquista che può solo produrre ingovernabilità e involuzioni populiste, mentre nessuno vuole ammettere che comunque tale rifiuto è pur sempre “un’opzione politica” e semmai un’opinione “antipartitica” e non antipolitica. Non necessariamente quanti non vogliono più essere governati dall'attuale ceto politico aspirino ad essere sottomessi da un regime ancora più autoritario e oligarchico.
Le principali “campagne” portate avanti da partiti “anti-casta”, non casualmente si guardano bene dal mettere in discussione il dominio del profitto sulla società e sul lavoro: i loro facili obiettivi sono la fedina penale dei politici più indecenti, i costi della macchina burocratica e al massimo le banche, eludendo però il fatto che non si può attaccare il sistema finanziario senza attaccare il capitale. Il Capitale, che non è più il frutto del lavoro, ma di attività illecite, evasione fiscale, mafie, droga, corruzione, etc..questo è un elemento che ignorano, o fanno finta di ignorare.
Anche la discussione sull’opacità dei bilanci dei partiti, sui rimborsi elettorali e sul finanziamento pubblico della politica si conferma come il solito specchietto per allodole, in quanto non tiene conto del fatto che i partiti da tempo sono tutti partiti-azienda, forti dei potentati economici e delle lobbies, anche criminali, di cui sono emanazione diretta.
Ma, cos'è la politica? È l’arte di governare, amministrare un paese. 
 Quella che abbiamo oggi di fronte non è politica ma retorica. Il temine politica si può usare solo nell'accezione di “furbizia e astuzia nell’agire e nel parlare”.
La politica non solo è inadeguata a individuare i reali problemi ma li occulta, cerca di far passare inosservati gli effetti reali del loro mal governo.
La sinistra aveva la possibilità di cancellare quel cancro che ha roso e infangato l’Italia per un ventennio, aveva l’occasione di dimostrarsi in grado di governare e dettare regole ma ancor di più aveva la possibilità di dare risposte a quella gente che da sempre aveva detto di voler difendere e rappresentare.
Un partito che sia strumento del popolo, un partito che dia speranza di unione, di uguaglianza reale di diritti, che faccia della questione morale un percorso obbligato, che regali quel sogno di un possibile futuro migliore nel quale i più poveri potranno riprendere a vivere e a credere che il mondo non sia un posto esclusivo per pochi, ma uno spazio dove diritti e doveri convivono armonicamente sulle note di una umanità che sembra essersi persa.
Un partito che guidi le sorti del Paese, senza smarrire il motivo del proprio essere, senza che la sua dirigenza trasformi un pensiero in un pensiero assente e un obbiettivo in un nessun obbiettivo, senza prestarsi al gioco di strategie, accordi e intrallazzi, che portano ad un arretramento piuttosto che ad un avanzamento.
Un partito privo di politicanti da strapazzo, di millantatori, di privilegiati che hanno a cuore solo le proprie poltrone a scapito di ogni altro ideale.
Ci rendiamo conto purtroppo, che questa speranza di vedere la sinistra rifiorire, non è nelle stanze dei bottoni, ma tra la gente nelle strade, tra chi lavora e tra chi il lavoro lo ha perso, tra chi è disabile e vede calpestata la propria dignità, tra chi ha bisogno di assistenza sanitaria ed è lasciato solo a se stesso, tra coloro che dopo aver lavorato una vita guardano alla pensione come ad un miraggio, tra chi la pensione già l’ha conquistata e non può permettersi due pasti al giorno, tra coloro che vogliono vivere le proprie esistenze alla luce del sole, tra chi vede il nemico in chi usurpa un suo diritto acquisito, tra chi guarda al prossimo come una ricchezza e non come ostacolo ai propri diritti, in chi spera ancora che una sinistra non massacri il futuro del paese e soprattutto non se ne renda complice.
La sinistra oggi è quella di milioni di cittadini delusi, che si sono visti defraudare dei propri diritti, distruggendo un paio di generazioni presenti e future. E’ quella che aspetta le prossime mosse sperando che siano finalmente quelle giuste, ma nell'incertezza si prepara con senso critico ed esasperato a farla pagare a tutti coloro che si sono arrogati il diritto delle sorti altrui per i soli interessi personali, riempendosi la bocca di sole parole.
La gente di sinistra sa che un'altra via più giusta è possibile, che vengano fuori uomini o donne che, con il coraggio di chi sa di essere nel giusto, portino avanti una battaglia che non guardi in faccia a nessuno e che siano lasciati liberi di poter lavorare per il bene del Paese senza essere ritenuti, nella migliore delle ipotesi, sovversivi e antipolitici.
Ma si faccia presto o non ci sarà più molto da salvare.


Il Coperchio

venerdì 20 luglio 2012

Ultima Intervista INTEGRALE a Borsellino


Ultima intervista a Paolo Borsellino, video integrale, con commenti di Marco Travaglio da vedersi un paio di volte l'anno, vicino ad elezioni aumentare la frequenza.per chi volesse vedere solo l'intervista senza Travaglio (me ne vale la pena perché la inquadra nel contesto in modo rigoroso come al solito) vi posto anche la stessa divisa in 7 sezioni da 10 minuti circa:
1. http://www.youtube.com/watch?v=QgXpq6Y3rVM
2. http://www.youtube.com/watch?v=OYOuvARjvxg
3. http://www.youtube.com/watch?v=O9qsQLG0Zwk
4. http://www.youtube.com/watch?v=MOJ9Fg4L1Eo
5. http://www.youtube.com/watch?v=FwDkfIyGQDY
6. http://www.youtube.com/watch?v=FwDkfIyGQDY
7. http://www.youtube.com/watch?v=TFEttea4tiU

giovedì 21 giugno 2012

Affrancarsi dalla finanza si deve e si può.

E' possibile prescindere dagli umori di economia e finanza e governare un paese?
Questa è la domanda da cui è partito il nostro confronto. Con la crisi economica mondiale che stiamo vivendo appare a tutti chiaro che con questi sistemi, con queste regole solo pochi paesi possono galleggiare indenni e la loro incolumità è data anche dalle ferite riportate dagli altri.
Questa crisi internazionale ha portato alla luce le debolezze di singoli stati dovute ad un'eccessiva esposizione debitoria per cui la loro salute si trova affidata alla fiducia degli acquirenti di quel debito, indebolita quella si compromette la stabilità intera di uno Satato facendo venire alla luce l'assurdità di far dipendere milioni di persone dalla più o meno fiducia che il proprio Paese riesce a infondere nei mercati.
Questa brutta situazione ha evidenziato però degli aspetti importanti se non fondamentali per il nostro futuro:
- scoprire che in caso di difficoltà l'Unione Europea si è dimostrata piuttosto un “ognun per sè” e di unione è rimasto più che altro il nome;
- scoprire che il problema del debito pubblico alto non è solo una questione “estetica”, nessuno ci aveva avvisati che con un debito così elevato ci si mette in balia dei mercati e dei loro non sempre chiarissimi obiettivi;
- scoprire che a ben vedere la colpa, oltre che dei politici ed amministratori che ci hanno portato fino a qui, è anche nostra con i nostri eccessivi e spesso inutili consumi, con i nostri voti dati senza verificare, senza approfondire.
La discussione ha coinvolto molto ed ha evidenziato un senso di autocritica inaspettato, come se alla radice di molta malapianta si trovino molti nostri piccoli comportamenti che alla lunga hanno permesso che si arrivasse a questo punto. Scoperta anche questa possibile causa abbiamo un quadro abbastanza completo delle cause e degli effetti di questa dipendenza dalla finanza mentre sono tutte da analizzare le possibili soluzioni.
Partendo dal presupposto che è inutile cambiare fuori se non si cambia anche noi si concorda che la “disintossicazione” deve avvenire anche nelle nostre abitudini. Consumi eccessivi e artatamente indotti dal marketing, prodotti e finti bisogni che fanno perdere di vista i nostri VERI bisogni.
Ritornare a collegare il guadagno con il lavoro e smettere di foraggiare la finanza con i nostri risparmi solo per qualche punto percentuale in più di interesse. Bisogna rendersi conto che questo è il carburante più importante che alimenta il mercato finto, quello che non si basa sul lavoro.
Oramai i mercati scambiano titoli per un valore che è 5 - 10 volte superiore a quello reale è questo prima o poi qualcuno lo pagherà ma non saranno certo i manovratori di questa macchina infernale.
Cose da cambiare nel nostro modo di pensare ed agire ce ne sono molte ma come si può rieducare il nostro pensare? Il come lo si scopre trovando il perché sono cambiate. Come si diffonde un modello di vita? Come si inducono falsi bisogni? Con quale mezzo più efficacemente si influenzano le masse ed interi popoli? La risposta è semplice ed evidenzia l'assoluta urgenza di una sana regolamentazione dei nostri media. Un Paese che per venti o trent'anni ha avuto un'informazione controllata da troppo poche persone si è trovato in balia di condizionamenti che hanno trasformato pesantemente la società.
Oltre ai cambiamenti che la società ed il singolo devono fare ci sono state anche proposte “tecniche” che parallelamente possono contribuire ad emancipare il nostro paese dalla finanza.
Riorganizzare il sistema bancario reintroducendo la divisione tra banca commerciale (la cui funzione è il deposito ed il prestito) e banca d'investimento; in questo modo ci sarebbe una divisione netta dei ruoli e dei rischi. Il duplice vantaggio sarebbe che per primo le commerciali potrebbero essere le uniche a ricevere aiuti dalla BCE facendo si che l'economia reale benefici direttamente di queste liquidità impedendo che che i prestiti delle banche centrali rimangano intrappolati nei mercati “virtuali”, per secondo, mantenendo separati i rischi degli investimenti nei mercati le banche non possono più, come adesso, compensare le perdite nel virtuale con i guadagni nel reale stimolando in questo modo la prudenza e l'oculatezza degli investimenti.
Altra proposta concreta per abbassare il debito, ma che vale per quasi tutti i problemi economici che abbiamo, è la lotta all'evasione. E' un tema trito e ritrito ma lo è perché mai risolto. Il pagare tutti per pagare meno è diventato ormai un mito ma non c'è nulla di più concreto. E' un pezzo di economia che vale un 17% di PIL altro che rinuncia ad una settimana di ferie! I soldi evasi, poi, non si pensi che entrino comunque nell'economia grazie agli acquisti perché per la maggior parte escono dal Paese. Questa non è una questione dalla quale si possa prescindere per poter definire un Paese come civile. Altra questione irrisolta da troppo è la contaminazione mafiosa. Tanta economia sana trova concorrenza sleale e sparisce per lasciare spazio ad una economia basata sull'illecito che, soprattutto in periodi di crisi, si compra tutto ciò che vuole a “prezzi da saldo”.
Questi sono solo alcuni esempi delle soluzioni che un governo politico, che abbia come orizzonte l'affrancamento dalla finanza, può prendere con facilità, come molti altri piccole grandi decisioni, basta volerlo.
Durante la discussione è emersa anche una triste constatazione. Una comunità si forma, si organizza, crea uno Stato, elegge i propri rappresentati per amministrare al meglio, poi ,con il passare degli anni, ci si accorge che la priorità dello Stato non è più il bene dei propri cittadini, la loro felicità e il loro benessere. Lo Stato si affida alle statistiche, alle medie, la storia dei due polli a uno e nessuno all'altro e nella media trovare la scusa per non intervenire. Accordi internazionali, trattati, vincoli di bilancio … tutto è più importante della vita dei propri cittadini? Tutti siamo concordi nel dire NO e quindi una soluzione diversa per amministrare DEVE essere trovata.
Esulando per un attimo dall'argomento principale della discussione, ma nemmeno tanto, sono emerse anche proposte creative che però potrebbero orientare la spesa dello Stato verso quello che veramente interessa ai cittadini, sfruttare il meccanismo dell'8 per mille anche per indicare in quale settore di preferenza debbano andare le proprie imposte, un 10% con il vincolo di destinazione avrebbe un grande effetto portando ossigeno a settori da tempo trascurati (vedi l'istruzione, cultura) e togliendone, portando quindi ad un ridimensionamento, a quelle che si ritengono sovradimensionate (vedi esercito, e costi della politica).
Altra proposta, questa fatta per uscire dalla crisi economica, è quella di affrontare la crisi di uno Stato adottando, ed adattando, strumenti tipici del diritto civile nei casi di crisi aziendali. Cosa sono le prime cose che un imprenditore fa quando la propria azienda è in crisi? Quando tutte le strade per risanare sono state tentate ci si rivolge ai finanziatori per chiedere dilazioni, chiedere condizioni del credito più sopportabili e se anche questo non fosse sufficiente e l'azienda rischiasse veramente il fallimento si tenterebbe la strada del concordato preventivo dove l'imprenditore si impegna con i finaziatori a pagare solo una certa percentuale del debito (meglio del quasi niente che si avrebbe in caso di fallimento) mentre con altri, i più deboli tipo i risparmiatori privati, si garantirebbe l'intero. Se non sull'ammontare del capitale chiesto a prestito si può almeno contrattare sugli interessi, sui tampi … insomma possibilità ce ne sono molte mettendo “l'orgoglio nazionale” da parte che quando c'è in gioco la vita e la salute dei cittadini ci sembra quantomeno fuoriluogo.
Una proposta infine per contrastare la finanza con maggior forza ed efficacia di adesso è quella di creare un fronte comune delle sinistre europee e non solo. Creare una voce unica e credibile che punti a cambiare questo insano e distruttivo rapporto con la finaza. Una forza di maggior impatto è necessaria visto che dall'altra parte chi trae vantaggio da queste situazioni è, in tutta evidenza, forte e ben organizzarto.
Ogni ragionamento, ogni strada proposta, ogni iniziativa, ogni slancio creativo poi si scontra con il nostro italico personalissimo “muro di gomma”. Un muro che in in Italia è diventato sempre più alto e respingente, I POLITICI. Tutto passa da lì e fino a che non ci sono persone per bene il cui unico interesse sia il bene del Paese e dei suoi cittadini non si può pensare che si prendano decisioni valide e disinteressate.
Il Coperchio 

Esclusiva!


sabato 19 maggio 2012

Maledetti tutti!

Maledetti! Maledetti tutti. Maledetti i mafiosi, i terroristi. Maledetti i collusi, i votoscambisti, le istituzioni distratte. Maledetti il denaro, il potere. Maledetta l'indifferenza, la sopraffazione. Maledette le armi. Maledetta la violenza. Maledetti! Maledetti tutti. Viva la brava gente! Viva la giustizia!

giovedì 19 aprile 2012

Va' Pensiero ...

Va' pensiero .....

E’ stato sufficiente che Berlusconi anziché attaccare la magistratura attaccasse i tacchi dei suoi stivali al chiodo per far scoprire che nessuno è più in grado di parlare di politica in Italia. Non che con lui si parlasse di politica, tutt’altro, con la sua discesa in campo la cultura della politica si è ridotta all’affarismo, all’opportunismo, allo sfruttamento delle occasioni per chi fosse investito di cariche pubbliche ricoperte.

Abituati a tallonarlo su terreni a lui congeni(t)ali, quali il sesso con minorenni, i festini bunganali, i processi alle intenzioni, le prescrizioni metriche (brevi), i lodi al pettine, le barzellette, le compravendite di parlamentari, ecc., l’intera classe politica ha perso l’abitudine a discutere di vera politica e quando è giunto il momento di farla si è ritrovata impreparata, inciuchita, nuda di fronte ad argomenti di economia, giustizia sociale, sacrifici, debito pubblico, ecc.

La facilità con cui tutti i giorni nei talk-show si riusciva a parlare animatamente per ore delle ciarlatanate e delle farse dei vari Scilipoti, Mussolini, Santanché, Scajola, Stracquadanio, Bocchino, Carfagna, ecc., allorquando tutto questo materiale avariato è stato buttato nel cassonetto ed è subentrato Monti al posto di Berlusconi, i talk-show hanno smesso di avere audience in quanto era giunto il momento di parlare di cose serie, di rimboccarsi le maniche e salvare il Paese che era andato a puttane, a farfalle, a diamanti e a linguotti.

La parola spread aveva preso tutti in contropiede tanto da far fare figure barbine a deputati e senatori che erano invitate a dare delle spiegazioni, meno Monti che veniva da Bruxelles e nel suo bagaglio tecnico erano ben noti i significati e i rimedi per la recessione, i pareggi di bilancio, l’inflazione, il P.I.L, la contro-tendenza, il rimbalzo tecnico e tutti quei termini economici perfettamente espressi in lingua inglese.

Ahimé, tutti i politici hanno cominciato ad annaspare e per non fare brutta figura, i più ciucci, gli incompetenti che erano entrati in politica per aver mostrato cosce o seni, indossato abiti da suora, per aver dimostrato di saper dire parolacce in pubblico, o per essere stati appoggiati dalla mafia, sono spariti dalla circolazione, e gli unici ad apparire in televisione sono stati i segretari dei partiti che hanno dovuto rappresentare la loro classe dirigente.
E mentre Di Pietro e Bossi hanno scelto di fare opposizione, Alfano, Bersani e Casini si sono affidati a Monti in quanto anche loro non erano granché competenti su cosa fare per salvare il Paese sull’orlo di una crisi drammatica.

Monti ha iniziato con il suo trattore a disegnare il percorso di guerra e nessuno si è permesso di aprire bocca o approcciare delle critiche al suo operato per non essere tacciato di qualunquismo, populismo o altro. Si parlava come si parla con i bambini quando non vogliono mangiare la minestra: “O ti mangi sta minestra o richiamo Berlusconi” e tutti hanno preferito mangiare la minestra. Poi sono arrivati altri provvedimenti restrittivi e la gente ha cominciato a borbottare prendendosela con i rappresentanti dei partiti di riferimento che continuavano ad accettare ed approvare i provvedimenti di Monti senza un cenno di critica. Il momento più drammatico che ha fatto esplodere l’anti-politica o la non-politica è stato quando di fronte agli scandali della Margherita e della Lega per l’uso dei rimborsi elettorali, i tre dell’ABC hanno insistito che non si può rinunciare ai soldi che lo Stato eroga ai partiti e nello stesso tempo non arrivavano segnali di tagli ai privilegi della classe politica. In più non si avvertivano segnali di miglioramento della crisi economica.

Chi però ha subito il maggior attacco da parte dell’opinione pubblica è stato Pierluigi Bersani che rappresenta il maggior partito dei lavoratori, pensionati e disoccupati, mentre Alfano e Casini non sono stati attaccati dalle critiche in quanto il loro elettorato è composto da gente che non soffre la crisi ed ha margini per continuare a divertirsi.

A questo punto la figure preminenti del quadro politico sono soltanto due: Monti e Bersani. Il primo è quasi intoccabile sia per carisma sia per competenza oltre a non avere un suo elettorato o partito politico. Rimane Bersani che si sta sorbendo il malcontento di tutto il Paese.

Cosa avrebbe dovuto fare Bersani per non diventare il bersaglio di tutti ? Avrebbe dovuto cacciare Penati dal PD prima che la Lega lo facesse con i suoi, inoltre avrebbe dovuto imporre una revisione immediata dei privilegi dei politici e la sospensione dell’ultima tranche dei rimborsi elettorali invitando i propri militanti ad aprire una sottoscrizione straordinaria per la copertura dei 43 milioni di euro di passivo. Invece Bersani ha optato per la connivenza con gl’incolori Alfano e Casini senza distinguersi per qualche gesto di sinistra.

Salva Tores

giovedì 5 aprile 2012

Lettera ad un Compagno ferito

Caro Compagno Mario,
sfogliando il calendario del popolo , mi sono per l’ennesima volta letto la lettera di Mario Rigoni Stern all ANPI di Treviso
<<compagni,sì, compagni, perché è un nome bello e antico, che non dobbiamo lasciare in disuso>>
Cum Panis che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza, con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.È molto più bello compagni che camerati, come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, o anche di commilitoni, che sono i compagni d’arme.
Ecco, noi della Resistenza siamo compagni, perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche insieme vissuto il pane della libertà, che è più difficile da conquistare e mantenere.
Oggi, che come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.
All’erta compagni!
Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza.
Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite. Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini.
Così nei principi fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Vi giunga il mio saluto, compagni dell’ANPI, e Resistenza Sempre.
Allora la mia mente è andata a mio Padre ed a mio Nonno alle parole di mio Padre che mi raccontava di tempi antecedenti la 2° guerra ,la vita di Suo Padre , tempi duri vita dura . Il tempo era scandito dalle stagioni dai lavori nei campi arare seminare e sperare nel buon tempo . Mi raccontava , mio Padre che a quei tempi era in uso presso le famiglie di ogni censo e ceto sociale , portare di persona o fare portare dai servitori gli abbienti , il pane a cuocere al forno , al fono di mio Nonno “ Dulfu l’ furné “ ( Adolfo il fornaio ).
Mio Padre mi raccontava che mio Nonno aveva iniziato a lavorare da bambino a Torino , dove vi erano le più famose scuole di panificazione , a dai suoi 14 anni in poi salvo lo spazio della grande guerra e trovare moglie , altro non aveva fatto che lavorare alla “ bocca di un forno “. Le uniche Sue divagazioni erano poche ore rubate al riposo per la sua fede Socialista. Essendo un ottimo fornaio era conteso perla sua capacità sia come panificatore che come pasticcere era famoso per i panettoni i biscotti da intingere nel latte ed i grissini all’olio stirati ed infornati uno ad uno.
Torino pagava bene chi sapeva lavorare e a Torino c’erano i ricchi e mio nonno era un vero artista faceva il pane a mano impastando e formando le pagnotte “ L’Michi d’pan “ una per mano! La Sua bravura il suo lavoro in città gli consentirono di accumulare un tanto da comprare un piccolo forno tutto suo , e poi uno più grande nel paese dove poi trovò la sua compagna, mia Nonna “ Giuanina d’Dulfu “ ( Giovanna di Adolfo ).
IL pane era portato su tavole apposite appoggiate sulla testa , e la quantità di pane era la misura dello stato di benessere di una famiglia, di quanta terra aveva e braccia per coltivarla. C’erano famiglie che atavicamente vivano nell’abbondanza, avevano i “ famei “ i famigli i servitori , che si contendevano il lavori di prestigio, per avere le grazie del padrone, che se era un bravo cristo , li teneva nella cascina ed il loro lavoro passava ai loro figli e via così, diversamente, quando erano esausti e vecchi , venivano allontanati, perché di “ peso “ e messi alla porta e a carico dei loro figli, poveri dalla nascita, che campavano con il salario dei lavori da “giurnalié “ ( i giornalieri ) poveri su poveri … il cassetto della madia dopo il pasto, sempre vuoto!
Il Pane! era tutto.
La vita era basata dai rintocchi del campanile della chiesa che segnava le ore due volte per ogni ora --- << rin-tocchi >> piccola parentesi rintocco significa , tocco ripetuto ? … ecco spiegato, almeno a me il perché, il campanile “ suona, batte, tocca col batacchio la campana 5 minuti prima dell’ora ed una seconda volta “tocca“ la campana per scandire l’ora, a tutti quelli che al primo rintocco, presi dalla foga del lavoro non capivano alla prima volta l’ora, che poteva indicare o una pausa o la sosta per il pasto o il termine del riposo dopo il consueto pane e qualche cosa innaffiato con vino diluito.
La fine del lavoro spesso era dato dalla luna , se piena bella tonda e grande, zappavano ancora, e poi sia per stanchezza che per la notte che calava facevano ritorno a piedi nudi, le scarpe solo in prossimità del paese … Vita dura, ogni famiglia basava la sopravvivenza e l’autonomia con appezzamenti destinati alla funzionalità della microeconomia familiare, appezzamenti destinati al seminativo, per le granaglie, poi quelli per il foraggio dei buoi e degli animali da cortile, un vigneto con alberi da frutta ai capi dei filari ed un lotto di bosco ceduo lungo il torrente Belbo, per il legname da ardere sia per cucinare che per riscaldare la casa. Vita dura, ma non vita di isolamento, vita di Borgo, il “ borgo piazza“ "il Borgo aie” “al boergh di chi da nita “ ( il borgo dei culi da fango, detti così perché borgo sotto il livello del Belbo e quando esondava, dai suoi argini, allagava sistematicamente le case lasciando al ritiro delle acque il “ fango“ nita). Nei borghi si aveva la vita di relazione, la sera, le famiglie si ritrovavano nella stalla di uno della borgata, sia per avere compagnia, che per fare un po' di risate sulle cose più banali (ai nostri occhi) e, vuoi per avere del caldo gratuito, emanato dai buoi, il tutto al lume di un lumino ad olio, dove le immagini erano come un quadro di Van Gogh … i bambini giocavano o si addormentavano sulla paglia o nel fieno oppure ascoltavano come incantati storie tramandate da generazioni storie da paura o da gioire …
Stavo raccontando questo spaccato di un tempo ormai lontano, dimenticando l’inizio del mio discorso, ma evidentemente la parola Compagno “Con Pane“ mi ha fatto ripercorrere la storia di mio Nonno, e l’origine del chiamarsi Compagni la condivisione dei sacrifici e della gioia e … l’essere Compagno, di mio Nonno che, ai più abbienti, in quei tempi di fame, quando il pane era la base dell’alimentazione e spesso era il “pasto“ pur di averne! ... ebbene raccontava mio Padre che Dulfu l’ furné, agli abbienti, a quelli che un pane in meno non pregiudicava certo la settimana, se volevano che gli venisse cotto il loro pane, una “micca“ la dovevano lasciare in una cesta a sostegno dei meno abbienti e meno fortunati.
Grazie Mario! per i avermi fatto un po sognare!

Adolfo

lunedì 26 marzo 2012

Questo è un progetto che ci piace

Questo è un progetto che ci piace.
http://www.trapanicambia.it/
Oppure su Facebook:
https://www.facebook.com/TrapaniCambia
Trapani, prossime amministrative, la sinistra con chi sta?
Il PD con chi sta? con chi si allea?
Facciamo sentire a Trapani la voce della sinistra da che parte vuole stare, il PD guardi le proprie radici e rispetti i propri elettori.
Su questa linea si muove Sabrina Rocca candidata Sindaco che in disaccordo con le ultime “mosse” del PD ha maturato una sua candidatura con l'appoggio di SEL.

giovedì 15 marzo 2012

Caro Bersani ti scrivo ...

Caro Pierluigi,

spero tu non te la prenda se ti do del tu, ma così usava un tempo dentro il nostro Partito (ricordi?), un tempo nel quale i dirigenti erano anche l’espressione della base, ma , soprattutto, erano d’esempio alla base.

Così come la signora Merkel ha dato da fare i compiti a Monti, anche a noi di un gruppo di discussione è stato dato un compito: “di al tuo politico perchè non lo voterai”. Ed eccomi qui, con il magone delle grandi occasioni, perchè avrei voluto essere qui a scrivere i motivi per i quali ti avrei votato.

Ricordo, all’ultimo congresso dei D.S., Anna Finocchiaro che dal palco cui diceva, materna, “Non abbiate paura!”, mentre Rino Gaetano ci ricordava che il cielo è sempre più blu. E noi non abbiamo avuto paura, abbiamo creato questo nuovo partito, il PD, sbarazzandoci del nostro, ma sinceramente convinti che avremmo potuto costruire veramente qualcosa di importante e di nuovo. Era una scommessa e come tale l’abbiamo accettata fino in fondo, fino a spogliarci del nostro simbolo, del nostro nome, ma non dei nostri ideali. Non abbiamo avuto paura, siamo stati presenti, abbiamo organizzato e partecipato alle primarie, abbiamo aperto le Sezioni del PD (che con verecondia si chiamano Circoli), abbiamo fatto propaganda, ma, soprattutto, abbiamo sperato.

Sono passati ormai alcuni anni che ci permettono di poter fare un bilancio di questa avventura. E il bilancio vede il Partito in mano ad una nomenklatura immarcescibile e quasi brezneviana, sempre uguale a se stessa ed ai propri errori. Il bilancio vede una lotta sorda fra le due anime del Partito che non si sono affatto amalgamate (o non si sono volute amalgamare, pena la perdita di una fetta di potere?). La conseguenza è stata che la nomenklatura, in piena ed indiscussa autoreferenzialità, è stata totalmente sorda a quello che la base chiedeva e non una volta per sbaglio, ma sistematicamente (si vedano le primarie in Puglia, a Milano, a Napoli, a Cagliari). E di fronte a queste disfatte politiche quale è stata la reazione del PD? Una per tutte il commento di D’Alema dopo le primarie in Puglia. “Gli elettori non hanno capito il nostri disegno politico”. Capisci, Pierluigi? Noi non abbiamo capito. E qual era questo grandioso disegno politico? L’alleanza con l’UDC! La lezione della Puglia è forse serviota a qualcosa? Niente affatto, perchè qui in Sicilia nel 2012 vediamo il PD alleato con l’UDC a Trapani, alleato con Lombardo alla Regione e via enumerando. A cosa sono servite tutte queste primarie dove con nettezza vi abbiamo detto che vogliamo un partito di sinistra? A far votare Ferrandelli a Palermo?

Vogliamo parlare, adesso, della questione morale? Vogliamo dirci chiaramente che il PD si è omologato verso il basso con tutti quei partiti affaristi che fanno politica solo per un arricchimento personale? E non sto certamente parlando di un arricchimento interiore! Non passa giorno che non ci sia un esponente del Partito indagato per corruzione. Non mi pare che all’interno del Partito tutto ciò sia sentito come un tema urgente ed essenziale da discutere.

Noi non abbiamo avuto paura, ma il Partito ha avuto paura, eccome, anche solo a nominare Enrico Berlinguer, la cui eredità politica e morale è stata sperperata e disconosciuta..

A questo punto, ti chiedo, Pierluigi, ma se devo allearmi con l’UDC perchè debbo fare la fatica di votare il PD? Faccio prima a votarlo direttamente!

Se devo votare un partito che al suo interno ha abbandonato ogni freno etico, perchè devo fare la fatica di votare PD? Faccio prima a votare direttamente il PDL!

Vedi, Pierluigi, non si può abusare della pazienza e dell’intelligenza delle persone ad libitum. Arriva il momento in cui la pazienza si esaurisce per sempre e l’intelligenza di stanca di essere bistrattata. Quel momento per me è arrivato.

Elisa

mercoledì 14 marzo 2012

Conversazioni Umane, più che umanistiche



Conversazioni Umane, più che umanistiche
Riportiamo una conversazione avvenuta nel gruppo a proposito dell'importanza di valorizzare la cultura umanistica.

martedì 13 marzo 2012

Solidarietà ad Agnese Borsellino

Riportiamo il testo di una lettera scritta da Agnese Borsellino perché ci sembra giusto ricordare le persone alle quali dobbiamo solo e sempre dire grazie:

"Carissimi giovani,
mi rivolgo a voi come ai soli in grado di raccogliere davvero ilmessaggio che mio marito ha lasciato, un’eredità che oggi, malgrado le terribili verità che stanno mano a mano affiorando sulla morte di mio marito, ha raccolto mio figlio Manfredi, e non, badate, offrendo sterili testimonianze come vittima di una subdola guerra che gli ha tolto quando aveva appena 21 anni il padre, ma come figlio modello, di cui non posso che andare orgogliosa, soprattutto perché, insieme alle sue sorelle, serve quello stesso Stato che non sembra avere avuto la sola colpa di non avere fatto tutto quanto era in suo potere per impedire la morte del padre.
Leggendo con i miei figli (qui in ospedale dove affronto una malattia incurabile con la dignità che la moglie di un grande uomo deve sempre avere) le recenti notizie apparse in questi giorni sui giornali, dopo alcuni momenti di sconforto ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese, perché mi rendo conto che abbiamo il dovere di rispettarle e servirle come mio marito sino all’ultimo ci ha insegnato, non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto che può avere avuto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato attorno a lui.
Io e miei figli non ci sentiamo persone speciali, non lo saremo mai, piuttosto siamo piccolissimi dinanzi la figura di mio marito che ribadisco ancora una volta, anche a molti di voi che non eravate nati l’anno delle stragi, non è voluto sfuggire alla sua condanna a morte, ha donato davvero consapevolmente il dono più grande che Dio ci ha dato.
Io non perdo la speranza in una società più giusta ed onesta, sono anzi convinta che sarete capaci di rinnovare l’attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia, l’Italia del domani.
Un caloroso abbraccio a voi tutti" 
Per i più giovani alleghiamo anche una bella intervista a Paolo Borsellino per non dimenticarlo mai:



Vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo Facebook "Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino"

lunedì 27 febbraio 2012

Ci rappresenterebbero bene

In questo momento non ci sentiamo rappresentati in modo adeguato dai partiti della sinistra.
Per questo abbiamo formato una lista di personaggi che "ci rappresenterebbero bene".
Ai primi venti, circa, di questi personaggi faremo sapere poi quanto sono apprezzati e che un gruppo di persone, speriamo molte, confida in loro per proporre a livello politico una rinascita della sinistra bisognosa di ritrovare se stessa.
A destra trovate il sondaggio dove potete votare i venti secondo voi più adeguati al compito, selezionate cliccando sulle caselle poi cliccate il tasto "voto", finito di votare verranno mostrati i risultati.


NOSTRI RAPPRESENTANTI NOSTRI

L’idea alla base di questa lista è tanto semplice quanto inusuale.Abbiamo scelto personaggi noti di diverse estrazioni dalle file della società civile che possono credibilmente costituire il denominatore comune tra gli analoghi elenchi fatti ciascuno da uno di noi del Coperchio per esporre quei personaggi di valore da cui ciascuno si vedrebbe volentieri rappresentato in politica. Possono essere i primi venti o venticinque oppure tutti quelli che abbiano avuto almeno due “preferenze”, fossero anche trenta o più. Conta di più uno che ha avuto due preferenze e ci ascolta, anziché uno che ne ha diciotto e non ci risponde nemmeno.Questo, con l’intento di proporre agli altri gruppi d’opinione e comunque al maggior numero di persone possibile la lista-sintesi come elenco dei personaggi da contattare per chiedere a ciascuno se ritiene di potersi impegnare in politica per rappresentarci. Per farci questo onore e favore.Sic et simpliciter. La prima cosa che è importante osservare è lo spirito con cui ci proponiamo a questi personaggi.Non con l’intento di invitare ciascuno a far parte di un gruppo di “optimates” che stiamo costituendo e che vogliamo, noi, presentare alle elezioni. Sarebbe un atto di presunzione così goffo da farci rischiare di non esser nemmeno presi sul serio. Il vero spirito è improntato alla (umile) ricerca di persone affidabili e stimate che ci diano, con il loro impegno in campo, la ragionevole sicurezza di avere una rappresentanza da cui poterci aspettare tutto quello che dagli attuali politici non possiamo – è ormai assodato - nemmeno sperare, quantomeno in termini di salvaguardia della Costituzione repubblicana e di rispetto delle leggi, delle categorie sociali e dei ruoli pubblici.

Da questa connotazione dell’iniziativa consegue che non abbiamo nessuna facoltà di regolarne la struttura e la evoluzione successiva. Nel senso che a personaggi di rilievo (e se li abbiamo elencati vuol dire che sono di gran rilievo!) non possiamo dire, dopo averli pregati di rappresentarci, che devono rispettare certi nostri “paletti”: ad una persona che vuole entrare nella mia casa posso dire quali sono le regole, se proprio vuole entrare, ma ad una persona che invito io, pregandola di farmi questo onore, non è nemmeno pensabile dirgli di togliersi le scarpe.Infatti dal gruppo degli “auspicati” si produrrà, si spera, un guppo di “consenzienti”, quasi certamente più ridotto, dato che ad ognuno cui rivolgeremo l’invito è giocoforza, e anche di buona creanza, comunicare la lista intera dei personaggi da noi invitati: in quella fase potranno palesars delle incompatibilità tra alcuni di loro, che non possiamo prevedere, per le più varie e insondabili ragioni.In tal modo il gruppo che ne risulterà dovrà, per logica essere accettato da noi così come viene fuori: non potremo certo dire che non è accettabile perché non risponde a criteri che qualcuno di noi può avere in testa (p. es. uomini e donne non sono rappresentati alla pari). Altrimenti vorrebbe dire che siamo noi che creiamo un contenitore con determinate caratteristiche e chi non ce le ha stia a casa. Faremmo la figura dei pazzoidi.Conclusione: comunque sia costituito il gruppo degli interessati, noi non potremo avere alcuna voce in capitolo sul modo di impostare il gruppo dei futuri candidati (cioè quelli che si candideranno, non che candideremo noi!) e sui criteri che si daranno per alimentarlo di altri personaggi.In altre parole, se cerchiamo chi ci rappresenti e lo troviamo perché risponde a criteri di selezione NOSTRI, che stanno a monte di tutto, dopo DOBBIAMO FIDARCI. Guai a pretendere di dettare a coloro che accettano l’invito criteri di costituzione, gestione e utilizzo politico del consenso.Naturalmente mantenendo intatta la nostra individuale capacità di giudizio e la libertà di dire: mi sono sbagliato, io a questo qui il voto non glielo do.


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domenica 12 febbraio 2012

Aggiornamenti

Aggiornata la sezione de "i TG di Salva" con la nuova edizione dell'11 febbraio e la sezione "Strane Storie" a cura di Leonardo

mercoledì 1 febbraio 2012

La messa in sicurezza del territorio

La messa in sicurezza del territorio
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 25 gennaio 2011

“Qui si fa l'Italia o si muore” e l'Italia si è fatta ma la si sta lasciando andare in malora.
Un Paese delicato e instabile, ricco di montagne, terreni alluvionali e per questo geologicamente sempre in “movimento” e trasformazione.
Data questa fragilità ci si aspetterebbe che tradizionalmente i governi che si sono susseguiti nella giovane storia della Repubblica avessero dedicato un'attenzione particolare al rispetto della morfologia e delle caratteristiche del territorio per poter crescere e costruire in un modo compatibile alle caratteristiche del terreno ... e invece no. La linea che sembra guidare tutte le scelte, da quelle dello Stato a quelle dei singoli comuni, sembra essere sempre e solo la speculazione ed il profitto privato.
In ambito legale si usa spesso la frase “diligenza del buon padre di famiglia” per intendere quell'insieme di scelte condivisibili da tutti, ragionevoli ed opportune per gestire un dato problema, ecco sembra che all'amministrazione pubblica manchi la diligenza del buon padre di famiglia, manca, cioè, quella capacità di prendere quella serie di decisioni che chiunque in quella posizione avrebbe assunto.
Possiamo fare il parallelo con un automobile, chi di noi non se ne occupa regolarmente rabboccando e cambiando l'olio, il liquido del radiatore i freni...le nostre istituzioni invece aspettano che la macchina si rompa per l'incuria e quando succede si occupano “dell'emergenza” stanziando fondi necessari per il riacquisto pagando nel frattempo anche i taxi necessari fino a che l'auto non è riacquistata, consulenze ed indagini varie con appalti compresi.
E' ragionevole tutto ciò?
NO.
Quindi perché agiscono in questo modo? Un sospetto sorge.
Nell'ordinarietà e nella programmazione tutto è controllabile ed ottimizzabile ma nell'emergenza si riesce a gestire una tale quantità di denaro e in una condizione in cui non c'è tempo per un serio controllo dei vari flussi di denaro che è facile capire perché da noi è tradizione operare in questo modo.
Corruzione, interesse privato, concussione, favoritismi, tutte queste simpatiche tradizioni italiche che fine farebbero con la diligenza del buon padre di famiglia?
Fare della regolare manutenzione un motivo di rilancio anche economico, lavoratori in cassa integrazione, i disoccupati che potrebbero guadagnarsi un eventuale sussidio e non sarebbe solo l'aspetto economico a giocare un ruolo in questa scelta ma anche l'aspetto della prevenzione contro i disastri che ripetutamente colpiscono il nostro territorio. Prevenzione con la manutenzione, pulizia e la messa in sicurezza degli alvei dei fiumi e canali, ad esempio, con i rimboschimenti per riconsolidare i pendii collinari, la lotta alla desertificazione che tanti danni causa in certe regioni nel pieno silenzio diminuendo lo strato fertile della terra. Consideriamo anche gli appalti, che con l'emergenza, si affidano senza il necessario controllo sviluppando enormemente l'intervento delle ecomafie spesso causa loro stesse di disastri ambientali per poi vincere l'appalto degli interventi, vedi incendi ad orologeria con relativi rimboschimenti, inquinamenti con i conseguenti appalti per la bonifica e via in un elenco che sembra senza fine.
La violenza che operano al nostro territorio non si ferma solo alla manutenzione assente ma riguarda anche la cementificazione, le lottizzazioni, i condoni. Tre aspetti che insieme danno un problema che è molto più grande della loro semplice somma. I geologi servono solo ai programmi televisivi ed ai giornali per sentirsi dire il solito “ve l'avevamo detto” ma quando c'è da rinunciare ad una lottizzazione per seguire un avvertimento allora non lo si ascolta, oppure non si guarda quando nascono opere abusive fino a che non arriva il solito condono e così conta poco fare le zone rosse, gli allarmi, le cartine del rischio, il servizio geologico nazionale viene sempre più svilito nell'organico e nei poteri.
I SOLDI, altra spiegazione per lo scempio, per la miopia, per la colpevole incuria, non c'è.
I SOLDI che da sempre vanno a braccetto con il potere non a caso.
Colpevoli anche noi per il nostro “immobilismo elettorale” nel premiare quando ci fanno belle promesse per poi dimenticarci che non le hanno mantenute al momento delle successive elezioni.
In un momento come questo dove l'Italia e i suoi lavoratori sono in difficoltà si può ribattere che non ci sono soldi per attuare “una messa in sicurezza” del territorio ma noi diciamo che è sbagliato. Qui parliamo di etica, di onestà, di diligenza, di programmazione, di lungimiranza, di rispetto delle regole, di rispetto del territorio e delle sue caratteristiche, di manutenzione affidata ai cassaintegrati e queste cose sono GRATIS, a costo zero, come è a costo zero premiare scegliendo solamente politici onesti che dimostrano di mantenere le promesse.
Un bell'esempio recente e a costo zero è la rinuncia al ponte sullo stretto per dirottare i fondi già stanziati nella manutenzione di linee ferroviarie vecchie ed arretrate; cosa si aspetta per fare la stessa cosa con la TAV?
Un esperimento interessante è anche quello del carcere Marassi di Genova dove, in accordo con il comune, dei detenuti volontari si sono impiegati nella pulizia del torrente Bisagno.
A costo zero anche gli interventi sponsorizzati, manutenzione in cambio di pubblicità.
Altro bell'esempio sarebbe dirottare stanziamenti militari per missioni ed armamenti, ad esempio, per mettere in sicurezza le scuole pubbliche gli impegni internazionali non possono essere rispettati quando un paese è in grave stato di crisi economica, se la crisi è così grave da richiedere sacrifici generalizzati anche a chi ha di meno (aumentando l'IVA) perché non è grave a sufficienza per svincolarsi da missioni militari che richiedono un esborso economico amorale?