lunedì 27 febbraio 2012

Ci rappresenterebbero bene

In questo momento non ci sentiamo rappresentati in modo adeguato dai partiti della sinistra.
Per questo abbiamo formato una lista di personaggi che "ci rappresenterebbero bene".
Ai primi venti, circa, di questi personaggi faremo sapere poi quanto sono apprezzati e che un gruppo di persone, speriamo molte, confida in loro per proporre a livello politico una rinascita della sinistra bisognosa di ritrovare se stessa.
A destra trovate il sondaggio dove potete votare i venti secondo voi più adeguati al compito, selezionate cliccando sulle caselle poi cliccate il tasto "voto", finito di votare verranno mostrati i risultati.


NOSTRI RAPPRESENTANTI NOSTRI

L’idea alla base di questa lista è tanto semplice quanto inusuale.Abbiamo scelto personaggi noti di diverse estrazioni dalle file della società civile che possono credibilmente costituire il denominatore comune tra gli analoghi elenchi fatti ciascuno da uno di noi del Coperchio per esporre quei personaggi di valore da cui ciascuno si vedrebbe volentieri rappresentato in politica. Possono essere i primi venti o venticinque oppure tutti quelli che abbiano avuto almeno due “preferenze”, fossero anche trenta o più. Conta di più uno che ha avuto due preferenze e ci ascolta, anziché uno che ne ha diciotto e non ci risponde nemmeno.Questo, con l’intento di proporre agli altri gruppi d’opinione e comunque al maggior numero di persone possibile la lista-sintesi come elenco dei personaggi da contattare per chiedere a ciascuno se ritiene di potersi impegnare in politica per rappresentarci. Per farci questo onore e favore.Sic et simpliciter. La prima cosa che è importante osservare è lo spirito con cui ci proponiamo a questi personaggi.Non con l’intento di invitare ciascuno a far parte di un gruppo di “optimates” che stiamo costituendo e che vogliamo, noi, presentare alle elezioni. Sarebbe un atto di presunzione così goffo da farci rischiare di non esser nemmeno presi sul serio. Il vero spirito è improntato alla (umile) ricerca di persone affidabili e stimate che ci diano, con il loro impegno in campo, la ragionevole sicurezza di avere una rappresentanza da cui poterci aspettare tutto quello che dagli attuali politici non possiamo – è ormai assodato - nemmeno sperare, quantomeno in termini di salvaguardia della Costituzione repubblicana e di rispetto delle leggi, delle categorie sociali e dei ruoli pubblici.

Da questa connotazione dell’iniziativa consegue che non abbiamo nessuna facoltà di regolarne la struttura e la evoluzione successiva. Nel senso che a personaggi di rilievo (e se li abbiamo elencati vuol dire che sono di gran rilievo!) non possiamo dire, dopo averli pregati di rappresentarci, che devono rispettare certi nostri “paletti”: ad una persona che vuole entrare nella mia casa posso dire quali sono le regole, se proprio vuole entrare, ma ad una persona che invito io, pregandola di farmi questo onore, non è nemmeno pensabile dirgli di togliersi le scarpe.Infatti dal gruppo degli “auspicati” si produrrà, si spera, un guppo di “consenzienti”, quasi certamente più ridotto, dato che ad ognuno cui rivolgeremo l’invito è giocoforza, e anche di buona creanza, comunicare la lista intera dei personaggi da noi invitati: in quella fase potranno palesars delle incompatibilità tra alcuni di loro, che non possiamo prevedere, per le più varie e insondabili ragioni.In tal modo il gruppo che ne risulterà dovrà, per logica essere accettato da noi così come viene fuori: non potremo certo dire che non è accettabile perché non risponde a criteri che qualcuno di noi può avere in testa (p. es. uomini e donne non sono rappresentati alla pari). Altrimenti vorrebbe dire che siamo noi che creiamo un contenitore con determinate caratteristiche e chi non ce le ha stia a casa. Faremmo la figura dei pazzoidi.Conclusione: comunque sia costituito il gruppo degli interessati, noi non potremo avere alcuna voce in capitolo sul modo di impostare il gruppo dei futuri candidati (cioè quelli che si candideranno, non che candideremo noi!) e sui criteri che si daranno per alimentarlo di altri personaggi.In altre parole, se cerchiamo chi ci rappresenti e lo troviamo perché risponde a criteri di selezione NOSTRI, che stanno a monte di tutto, dopo DOBBIAMO FIDARCI. Guai a pretendere di dettare a coloro che accettano l’invito criteri di costituzione, gestione e utilizzo politico del consenso.Naturalmente mantenendo intatta la nostra individuale capacità di giudizio e la libertà di dire: mi sono sbagliato, io a questo qui il voto non glielo do.


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domenica 12 febbraio 2012

Aggiornamenti

Aggiornata la sezione de "i TG di Salva" con la nuova edizione dell'11 febbraio e la sezione "Strane Storie" a cura di Leonardo

mercoledì 1 febbraio 2012

La messa in sicurezza del territorio

La messa in sicurezza del territorio
Documento di sintesi della riunione del gruppo "il coperchio" tenutasi il 25 gennaio 2011

“Qui si fa l'Italia o si muore” e l'Italia si è fatta ma la si sta lasciando andare in malora.
Un Paese delicato e instabile, ricco di montagne, terreni alluvionali e per questo geologicamente sempre in “movimento” e trasformazione.
Data questa fragilità ci si aspetterebbe che tradizionalmente i governi che si sono susseguiti nella giovane storia della Repubblica avessero dedicato un'attenzione particolare al rispetto della morfologia e delle caratteristiche del territorio per poter crescere e costruire in un modo compatibile alle caratteristiche del terreno ... e invece no. La linea che sembra guidare tutte le scelte, da quelle dello Stato a quelle dei singoli comuni, sembra essere sempre e solo la speculazione ed il profitto privato.
In ambito legale si usa spesso la frase “diligenza del buon padre di famiglia” per intendere quell'insieme di scelte condivisibili da tutti, ragionevoli ed opportune per gestire un dato problema, ecco sembra che all'amministrazione pubblica manchi la diligenza del buon padre di famiglia, manca, cioè, quella capacità di prendere quella serie di decisioni che chiunque in quella posizione avrebbe assunto.
Possiamo fare il parallelo con un automobile, chi di noi non se ne occupa regolarmente rabboccando e cambiando l'olio, il liquido del radiatore i freni...le nostre istituzioni invece aspettano che la macchina si rompa per l'incuria e quando succede si occupano “dell'emergenza” stanziando fondi necessari per il riacquisto pagando nel frattempo anche i taxi necessari fino a che l'auto non è riacquistata, consulenze ed indagini varie con appalti compresi.
E' ragionevole tutto ciò?
NO.
Quindi perché agiscono in questo modo? Un sospetto sorge.
Nell'ordinarietà e nella programmazione tutto è controllabile ed ottimizzabile ma nell'emergenza si riesce a gestire una tale quantità di denaro e in una condizione in cui non c'è tempo per un serio controllo dei vari flussi di denaro che è facile capire perché da noi è tradizione operare in questo modo.
Corruzione, interesse privato, concussione, favoritismi, tutte queste simpatiche tradizioni italiche che fine farebbero con la diligenza del buon padre di famiglia?
Fare della regolare manutenzione un motivo di rilancio anche economico, lavoratori in cassa integrazione, i disoccupati che potrebbero guadagnarsi un eventuale sussidio e non sarebbe solo l'aspetto economico a giocare un ruolo in questa scelta ma anche l'aspetto della prevenzione contro i disastri che ripetutamente colpiscono il nostro territorio. Prevenzione con la manutenzione, pulizia e la messa in sicurezza degli alvei dei fiumi e canali, ad esempio, con i rimboschimenti per riconsolidare i pendii collinari, la lotta alla desertificazione che tanti danni causa in certe regioni nel pieno silenzio diminuendo lo strato fertile della terra. Consideriamo anche gli appalti, che con l'emergenza, si affidano senza il necessario controllo sviluppando enormemente l'intervento delle ecomafie spesso causa loro stesse di disastri ambientali per poi vincere l'appalto degli interventi, vedi incendi ad orologeria con relativi rimboschimenti, inquinamenti con i conseguenti appalti per la bonifica e via in un elenco che sembra senza fine.
La violenza che operano al nostro territorio non si ferma solo alla manutenzione assente ma riguarda anche la cementificazione, le lottizzazioni, i condoni. Tre aspetti che insieme danno un problema che è molto più grande della loro semplice somma. I geologi servono solo ai programmi televisivi ed ai giornali per sentirsi dire il solito “ve l'avevamo detto” ma quando c'è da rinunciare ad una lottizzazione per seguire un avvertimento allora non lo si ascolta, oppure non si guarda quando nascono opere abusive fino a che non arriva il solito condono e così conta poco fare le zone rosse, gli allarmi, le cartine del rischio, il servizio geologico nazionale viene sempre più svilito nell'organico e nei poteri.
I SOLDI, altra spiegazione per lo scempio, per la miopia, per la colpevole incuria, non c'è.
I SOLDI che da sempre vanno a braccetto con il potere non a caso.
Colpevoli anche noi per il nostro “immobilismo elettorale” nel premiare quando ci fanno belle promesse per poi dimenticarci che non le hanno mantenute al momento delle successive elezioni.
In un momento come questo dove l'Italia e i suoi lavoratori sono in difficoltà si può ribattere che non ci sono soldi per attuare “una messa in sicurezza” del territorio ma noi diciamo che è sbagliato. Qui parliamo di etica, di onestà, di diligenza, di programmazione, di lungimiranza, di rispetto delle regole, di rispetto del territorio e delle sue caratteristiche, di manutenzione affidata ai cassaintegrati e queste cose sono GRATIS, a costo zero, come è a costo zero premiare scegliendo solamente politici onesti che dimostrano di mantenere le promesse.
Un bell'esempio recente e a costo zero è la rinuncia al ponte sullo stretto per dirottare i fondi già stanziati nella manutenzione di linee ferroviarie vecchie ed arretrate; cosa si aspetta per fare la stessa cosa con la TAV?
Un esperimento interessante è anche quello del carcere Marassi di Genova dove, in accordo con il comune, dei detenuti volontari si sono impiegati nella pulizia del torrente Bisagno.
A costo zero anche gli interventi sponsorizzati, manutenzione in cambio di pubblicità.
Altro bell'esempio sarebbe dirottare stanziamenti militari per missioni ed armamenti, ad esempio, per mettere in sicurezza le scuole pubbliche gli impegni internazionali non possono essere rispettati quando un paese è in grave stato di crisi economica, se la crisi è così grave da richiedere sacrifici generalizzati anche a chi ha di meno (aumentando l'IVA) perché non è grave a sufficienza per svincolarsi da missioni militari che richiedono un esborso economico amorale?