giovedì 21 giugno 2012

Affrancarsi dalla finanza si deve e si può.

E' possibile prescindere dagli umori di economia e finanza e governare un paese?
Questa è la domanda da cui è partito il nostro confronto. Con la crisi economica mondiale che stiamo vivendo appare a tutti chiaro che con questi sistemi, con queste regole solo pochi paesi possono galleggiare indenni e la loro incolumità è data anche dalle ferite riportate dagli altri.
Questa crisi internazionale ha portato alla luce le debolezze di singoli stati dovute ad un'eccessiva esposizione debitoria per cui la loro salute si trova affidata alla fiducia degli acquirenti di quel debito, indebolita quella si compromette la stabilità intera di uno Satato facendo venire alla luce l'assurdità di far dipendere milioni di persone dalla più o meno fiducia che il proprio Paese riesce a infondere nei mercati.
Questa brutta situazione ha evidenziato però degli aspetti importanti se non fondamentali per il nostro futuro:
- scoprire che in caso di difficoltà l'Unione Europea si è dimostrata piuttosto un “ognun per sè” e di unione è rimasto più che altro il nome;
- scoprire che il problema del debito pubblico alto non è solo una questione “estetica”, nessuno ci aveva avvisati che con un debito così elevato ci si mette in balia dei mercati e dei loro non sempre chiarissimi obiettivi;
- scoprire che a ben vedere la colpa, oltre che dei politici ed amministratori che ci hanno portato fino a qui, è anche nostra con i nostri eccessivi e spesso inutili consumi, con i nostri voti dati senza verificare, senza approfondire.
La discussione ha coinvolto molto ed ha evidenziato un senso di autocritica inaspettato, come se alla radice di molta malapianta si trovino molti nostri piccoli comportamenti che alla lunga hanno permesso che si arrivasse a questo punto. Scoperta anche questa possibile causa abbiamo un quadro abbastanza completo delle cause e degli effetti di questa dipendenza dalla finanza mentre sono tutte da analizzare le possibili soluzioni.
Partendo dal presupposto che è inutile cambiare fuori se non si cambia anche noi si concorda che la “disintossicazione” deve avvenire anche nelle nostre abitudini. Consumi eccessivi e artatamente indotti dal marketing, prodotti e finti bisogni che fanno perdere di vista i nostri VERI bisogni.
Ritornare a collegare il guadagno con il lavoro e smettere di foraggiare la finanza con i nostri risparmi solo per qualche punto percentuale in più di interesse. Bisogna rendersi conto che questo è il carburante più importante che alimenta il mercato finto, quello che non si basa sul lavoro.
Oramai i mercati scambiano titoli per un valore che è 5 - 10 volte superiore a quello reale è questo prima o poi qualcuno lo pagherà ma non saranno certo i manovratori di questa macchina infernale.
Cose da cambiare nel nostro modo di pensare ed agire ce ne sono molte ma come si può rieducare il nostro pensare? Il come lo si scopre trovando il perché sono cambiate. Come si diffonde un modello di vita? Come si inducono falsi bisogni? Con quale mezzo più efficacemente si influenzano le masse ed interi popoli? La risposta è semplice ed evidenzia l'assoluta urgenza di una sana regolamentazione dei nostri media. Un Paese che per venti o trent'anni ha avuto un'informazione controllata da troppo poche persone si è trovato in balia di condizionamenti che hanno trasformato pesantemente la società.
Oltre ai cambiamenti che la società ed il singolo devono fare ci sono state anche proposte “tecniche” che parallelamente possono contribuire ad emancipare il nostro paese dalla finanza.
Riorganizzare il sistema bancario reintroducendo la divisione tra banca commerciale (la cui funzione è il deposito ed il prestito) e banca d'investimento; in questo modo ci sarebbe una divisione netta dei ruoli e dei rischi. Il duplice vantaggio sarebbe che per primo le commerciali potrebbero essere le uniche a ricevere aiuti dalla BCE facendo si che l'economia reale benefici direttamente di queste liquidità impedendo che che i prestiti delle banche centrali rimangano intrappolati nei mercati “virtuali”, per secondo, mantenendo separati i rischi degli investimenti nei mercati le banche non possono più, come adesso, compensare le perdite nel virtuale con i guadagni nel reale stimolando in questo modo la prudenza e l'oculatezza degli investimenti.
Altra proposta concreta per abbassare il debito, ma che vale per quasi tutti i problemi economici che abbiamo, è la lotta all'evasione. E' un tema trito e ritrito ma lo è perché mai risolto. Il pagare tutti per pagare meno è diventato ormai un mito ma non c'è nulla di più concreto. E' un pezzo di economia che vale un 17% di PIL altro che rinuncia ad una settimana di ferie! I soldi evasi, poi, non si pensi che entrino comunque nell'economia grazie agli acquisti perché per la maggior parte escono dal Paese. Questa non è una questione dalla quale si possa prescindere per poter definire un Paese come civile. Altra questione irrisolta da troppo è la contaminazione mafiosa. Tanta economia sana trova concorrenza sleale e sparisce per lasciare spazio ad una economia basata sull'illecito che, soprattutto in periodi di crisi, si compra tutto ciò che vuole a “prezzi da saldo”.
Questi sono solo alcuni esempi delle soluzioni che un governo politico, che abbia come orizzonte l'affrancamento dalla finanza, può prendere con facilità, come molti altri piccole grandi decisioni, basta volerlo.
Durante la discussione è emersa anche una triste constatazione. Una comunità si forma, si organizza, crea uno Stato, elegge i propri rappresentati per amministrare al meglio, poi ,con il passare degli anni, ci si accorge che la priorità dello Stato non è più il bene dei propri cittadini, la loro felicità e il loro benessere. Lo Stato si affida alle statistiche, alle medie, la storia dei due polli a uno e nessuno all'altro e nella media trovare la scusa per non intervenire. Accordi internazionali, trattati, vincoli di bilancio … tutto è più importante della vita dei propri cittadini? Tutti siamo concordi nel dire NO e quindi una soluzione diversa per amministrare DEVE essere trovata.
Esulando per un attimo dall'argomento principale della discussione, ma nemmeno tanto, sono emerse anche proposte creative che però potrebbero orientare la spesa dello Stato verso quello che veramente interessa ai cittadini, sfruttare il meccanismo dell'8 per mille anche per indicare in quale settore di preferenza debbano andare le proprie imposte, un 10% con il vincolo di destinazione avrebbe un grande effetto portando ossigeno a settori da tempo trascurati (vedi l'istruzione, cultura) e togliendone, portando quindi ad un ridimensionamento, a quelle che si ritengono sovradimensionate (vedi esercito, e costi della politica).
Altra proposta, questa fatta per uscire dalla crisi economica, è quella di affrontare la crisi di uno Stato adottando, ed adattando, strumenti tipici del diritto civile nei casi di crisi aziendali. Cosa sono le prime cose che un imprenditore fa quando la propria azienda è in crisi? Quando tutte le strade per risanare sono state tentate ci si rivolge ai finanziatori per chiedere dilazioni, chiedere condizioni del credito più sopportabili e se anche questo non fosse sufficiente e l'azienda rischiasse veramente il fallimento si tenterebbe la strada del concordato preventivo dove l'imprenditore si impegna con i finaziatori a pagare solo una certa percentuale del debito (meglio del quasi niente che si avrebbe in caso di fallimento) mentre con altri, i più deboli tipo i risparmiatori privati, si garantirebbe l'intero. Se non sull'ammontare del capitale chiesto a prestito si può almeno contrattare sugli interessi, sui tampi … insomma possibilità ce ne sono molte mettendo “l'orgoglio nazionale” da parte che quando c'è in gioco la vita e la salute dei cittadini ci sembra quantomeno fuoriluogo.
Una proposta infine per contrastare la finanza con maggior forza ed efficacia di adesso è quella di creare un fronte comune delle sinistre europee e non solo. Creare una voce unica e credibile che punti a cambiare questo insano e distruttivo rapporto con la finaza. Una forza di maggior impatto è necessaria visto che dall'altra parte chi trae vantaggio da queste situazioni è, in tutta evidenza, forte e ben organizzarto.
Ogni ragionamento, ogni strada proposta, ogni iniziativa, ogni slancio creativo poi si scontra con il nostro italico personalissimo “muro di gomma”. Un muro che in in Italia è diventato sempre più alto e respingente, I POLITICI. Tutto passa da lì e fino a che non ci sono persone per bene il cui unico interesse sia il bene del Paese e dei suoi cittadini non si può pensare che si prendano decisioni valide e disinteressate.
Il Coperchio 

Esclusiva!