martedì 31 luglio 2012



Una discussione su un quesito di questa portata non può prescindere dalla situazione politica incomprensibile e pasticciata che si sta vivendo nel Paese da molti anni a questa parte, in special modo la politica della sinistra italiana che è quella a cui tutti noi guardiamo con nostalgia e con severo giudizio.
E' indubbio che personaggi coraggiosi che possano portare l’Italia sulla strada di un miglioramento responsabile che tenga conto delle vite di ogni singolo cittadino non ce ne sono e, se ci sono, vengono travolte dal turbinio delle politiche di partito che affossano chiunque abbia una voce discordante da quella dei vertici, dimentichi del fatto che quel posto è da loro occupato per fare gli interessi del popolo sovrano che lo ha eletto e non i propri.
Non basta definirsi uomo o donna di sinistra all'interno di un partito per poi mettersi la Costituzione sotto i piedi. La Costituzione è il punto di partenza e il punto di arrivo in un paese che solo in teoria si dice essere laico ma permette alla chiesa di dettare leggi contro la libertà dell’individuo che per definizione è nato libero.
Il male comune a tutti coloro, e sono in tanti, che credono ancora in una sinistra che non sia un sogno è stato credere in un partito nel quale potersi identificare, un partito che fosse in qualche modo la prosecuzione dei grandi valori del PCI diventando invece un’appendice malsana omologata a tutti gli altri partiti compresi quelli di destra, omologato al punto tale da sembrare un'unica grande coalizione dove non si capisce l’inizio ne si vede la fine. Naturalmente è inutile dire che il PD, grande partito che avrebbe dovuto contenere al suo interno tutte le anime della sinistra, è il partito che ha fatto di un grande sogno, di una speranza della sinistra italiana, un'utopia. Il disegno di una società perfetta nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza laica nello sviluppo di una società egualitaria civilmente sopportabile è diventata un’idea irrealizzabile.
Voler a tutti i costi, per ragioni di convenienza, far confluire all'interno del partito anime così diverse e distanti fra di loro per cultura, idee e religione, non è stata e non è la carta vincente. Questo ha tolto l’identità riformista del partito che si è piegato a logiche del tutto diverse dalla propria identità storica allontanandolo dalle sue stesse virtù: l’etica e la moralità.
Con questi presupposti,non potranno nascere uomini che con il proprio coraggio possano sfidare coloro che ancora non hanno capito, ma forse non vogliono capire, che cambiare la strada intrapresa non può che far bene, oltre che al paese, alla vita del partito stesso.
Mettere da parte il proprio tornaconto per far posto alle esigenze della comunità rischiando con coraggio facendo affiorare le idee, che sicuramente ci sono, senza paura di doversi scontrare con le anime diverse che ha imbarcato, o si appresta ad imbarcare per un impresa già nata perdente e che farà perdere molti pezzi per strada, consegnando l’Italia alle destra.
Il dialogo con altre forze politiche va bene ma non bisogna appiattirsi alle idee degli altri facendosele andare bene al punto da distruggere le proprie. Essere lo zerbino delle idee altrui porterà inevitabilmente alla estinzione della propria identità.
L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie”. Questi miseri uomini in cravatta di seta, non hanno mai un dubbio.
Che in giro la “gente” (categoria immaginaria notoriamente votata al mugugno interclassista) sia sempre più avversa e sfiduciata verso le istituzioni, i governi, i partiti parlamentari, i politici di professione e la delega elettorale è circostanza che possiamo quotidianamente riscontrare in qualsiasi bar, mezzo pubblico o posto di lavoro.
D’altra parte i conti della crisi, pagati soprattutto dai settori popolari meno abbienti e da nuove fasce sociali costrette ad un’imprevista precarizzazione, aggravano e rendono più brucianti certe contraddizioni; da un lato ancora sacrifici, dall'altro profitti e privilegi che gridano vendetta.
L’ostentazione di uno status che dimostra come la cosiddetta crisi coincide con un ulteriore arricchimento di chi sfrutta ,ruba, comanda e decide la vita della maggioranza.
Tra l’altro gli elettori di sinistra hanno più di una buona ragione per rifiutarsi di andare a votare, tanto che stando agli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto risulterebbe che un italiano su due non ha voglia di recarsi alle urne.
Premesso questo, l’operazione propagandistica di politici e giornalisti al seguito è palese: il rifiuto del sistema dei partiti è ridotto a “antipolitica”, ossia un atteggiamento antidemocratico e qualunquista che può solo produrre ingovernabilità e involuzioni populiste, mentre nessuno vuole ammettere che comunque tale rifiuto è pur sempre “un’opzione politica” e semmai un’opinione “antipartitica” e non antipolitica. Non necessariamente quanti non vogliono più essere governati dall'attuale ceto politico aspirino ad essere sottomessi da un regime ancora più autoritario e oligarchico.
Le principali “campagne” portate avanti da partiti “anti-casta”, non casualmente si guardano bene dal mettere in discussione il dominio del profitto sulla società e sul lavoro: i loro facili obiettivi sono la fedina penale dei politici più indecenti, i costi della macchina burocratica e al massimo le banche, eludendo però il fatto che non si può attaccare il sistema finanziario senza attaccare il capitale. Il Capitale, che non è più il frutto del lavoro, ma di attività illecite, evasione fiscale, mafie, droga, corruzione, etc..questo è un elemento che ignorano, o fanno finta di ignorare.
Anche la discussione sull’opacità dei bilanci dei partiti, sui rimborsi elettorali e sul finanziamento pubblico della politica si conferma come il solito specchietto per allodole, in quanto non tiene conto del fatto che i partiti da tempo sono tutti partiti-azienda, forti dei potentati economici e delle lobbies, anche criminali, di cui sono emanazione diretta.
Ma, cos'è la politica? È l’arte di governare, amministrare un paese. 
 Quella che abbiamo oggi di fronte non è politica ma retorica. Il temine politica si può usare solo nell'accezione di “furbizia e astuzia nell’agire e nel parlare”.
La politica non solo è inadeguata a individuare i reali problemi ma li occulta, cerca di far passare inosservati gli effetti reali del loro mal governo.
La sinistra aveva la possibilità di cancellare quel cancro che ha roso e infangato l’Italia per un ventennio, aveva l’occasione di dimostrarsi in grado di governare e dettare regole ma ancor di più aveva la possibilità di dare risposte a quella gente che da sempre aveva detto di voler difendere e rappresentare.
Un partito che sia strumento del popolo, un partito che dia speranza di unione, di uguaglianza reale di diritti, che faccia della questione morale un percorso obbligato, che regali quel sogno di un possibile futuro migliore nel quale i più poveri potranno riprendere a vivere e a credere che il mondo non sia un posto esclusivo per pochi, ma uno spazio dove diritti e doveri convivono armonicamente sulle note di una umanità che sembra essersi persa.
Un partito che guidi le sorti del Paese, senza smarrire il motivo del proprio essere, senza che la sua dirigenza trasformi un pensiero in un pensiero assente e un obbiettivo in un nessun obbiettivo, senza prestarsi al gioco di strategie, accordi e intrallazzi, che portano ad un arretramento piuttosto che ad un avanzamento.
Un partito privo di politicanti da strapazzo, di millantatori, di privilegiati che hanno a cuore solo le proprie poltrone a scapito di ogni altro ideale.
Ci rendiamo conto purtroppo, che questa speranza di vedere la sinistra rifiorire, non è nelle stanze dei bottoni, ma tra la gente nelle strade, tra chi lavora e tra chi il lavoro lo ha perso, tra chi è disabile e vede calpestata la propria dignità, tra chi ha bisogno di assistenza sanitaria ed è lasciato solo a se stesso, tra coloro che dopo aver lavorato una vita guardano alla pensione come ad un miraggio, tra chi la pensione già l’ha conquistata e non può permettersi due pasti al giorno, tra coloro che vogliono vivere le proprie esistenze alla luce del sole, tra chi vede il nemico in chi usurpa un suo diritto acquisito, tra chi guarda al prossimo come una ricchezza e non come ostacolo ai propri diritti, in chi spera ancora che una sinistra non massacri il futuro del paese e soprattutto non se ne renda complice.
La sinistra oggi è quella di milioni di cittadini delusi, che si sono visti defraudare dei propri diritti, distruggendo un paio di generazioni presenti e future. E’ quella che aspetta le prossime mosse sperando che siano finalmente quelle giuste, ma nell'incertezza si prepara con senso critico ed esasperato a farla pagare a tutti coloro che si sono arrogati il diritto delle sorti altrui per i soli interessi personali, riempendosi la bocca di sole parole.
La gente di sinistra sa che un'altra via più giusta è possibile, che vengano fuori uomini o donne che, con il coraggio di chi sa di essere nel giusto, portino avanti una battaglia che non guardi in faccia a nessuno e che siano lasciati liberi di poter lavorare per il bene del Paese senza essere ritenuti, nella migliore delle ipotesi, sovversivi e antipolitici.
Ma si faccia presto o non ci sarà più molto da salvare.


Il Coperchio

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