venerdì 28 settembre 2012

Il Giudice diffamato

Il carcere? Non sta a me stabilire se la legge sia giusta o la pena adeguata.
Mi preoccupa che, nel dibattito di questi giorni, nessuno abbia sentito il bisogno di ricostruire i fatti, perché qui la libertà di stampa c’entra poco o nulla”. 
Giuseppe Cocilovo, il giudice tutelare di Torino che ha ottenuto la condanna di Alessandro Sallusti, abbandona il riserbo degli ultimi giorni e affronta deciso il momento di notorietà che suo malgrado si trova ad affrontare.
Ed eccoli, i fatti : 
“ Era il 17 febbraio 2007. La Stampa –racconta Cocilovo –parla di un giudice che avrebbe ordinato a una minorenne di interrompere una gravidanza. Trovo la notizia assolutamente folle e non posso sospettare che parli di me. Lo capisco poi dalle telefonate dei giornalisti e dal pm che apre subito un fascicolo, a cui bastano poche ore per capire che la notizia di reato è inesistente”. COCILOVO fa semplicemente ciò che la legge gli consente : “ La ragazza aveva 13 anni, per l’interruzione di gravidanza è necessario il consenso di entrambi i genitori, ma sono separati e non si intende informare il padre. Io valuto le ragioni addotte e autorizzo la minore a decidere in autonomia, nulla più. Dopo quell’udienza la ragazza avrebbe potuto anche cambiare idea, chiamare il padre e perfino decidere di non abortire più”. 
Alle 15, 30 del 17 febbraio un ’ Ansa smentisce la notizia e il giorno dopo La Stampa corregge il tiro : “ Libero invece –ricorda Cocilovo –se ne esce con tre pagine dedicate alla vicenda del giudice che ordina alla ragazzina di abortire, tra cui quell’articolo violento a firma Dreyfus”. Un noto avvocato torinese contatta il quotidiano allora diretto da Alessandro Sallusti per chiedere una rettifica : “ Risposta : ‘ Per noi è tutto vero ’ –racconta Cocilovo –e chiudono i contatti”. Sembra impossibile che si possa pensare che un giudice abbia questo potere, ordinare un aborto e coinvolgere in questo disegno perverso ostetriche e ginecologi. Eppure di questo veniva accusato Cocilovo : “ Non potevo far altro che querelare. 
Sarebbe bastata una rettifica, scrivere ‘ la notizia riportata il 18 / 02 / 2007 a proposito del giudice che ordina l’aborto è falsa. Ce ne scusiamo con i lettori’, ma così non è stato”. Il processo arriva fino in Cassazione : “ Prima dell’udienza –racconta il giudice –gli avvocati di Sallusti mi contattano per arrivare a una transazione. Io propongo di devolvere 20 mila euro in beneficenza a Save the Children. Ora leggo che Sallusti sostiene che avrei chiesto nuovi soldi per me. Sorvolo sul carattere ulteriormente diffamatorio di queste affermazioni, tanto le bugie hanno le gambe corte”. FA MOLTO discutere che un giornalista rischi la galera principalmente per un articolo scritto da altri : “ Vero, ma è credibile che il direttore non abbia coordinato la titolazione delle prime tre pagine? Perché il falso era già nel titolo. Era una chiara scelta editoriale. La violenta diffamazione che mi augurava la pena di morte, poi, era opera di un giornalista già radiato dall’ordine di cui si accettava la collaborazione. Bastava dar conto ai lettori dell’errore e tutto questo non sarebbe accaduto”. Ma allora il carcere è eccessivo? “ Non sta a me dirlo, ma questo non è un reato di opinione, è una diffamazione deliberata. Che la notizia fosse falsa era ormai noto, bastava leggere La Stampa. E poi –conclude Cocilovo –vorrei far notare che in tutta questa storia la vittima sono io. Renato Farina ha scritto nome e cognome, sono sull’elenco telefonico, per mesi sono stato minacciato e ho ricevuto telefonate anonime, per una diffamazione volontaria e deliberata. 
Cosa c’entra questo con la libertà di stampa”?

venerdì 21 settembre 2012

L’ira funesta contro la politica

Ci sono giorni in cui ti sembra di stare in un mortorio, silenzio assoluto di notizie salvo le solite previsioni del tempo, lo spread che sale o scende di dieci punti, le patate che sono aumentate di 20 centesimi al chilo, la morte di un centinaio di persone in Siria, il suicidio di una donna che si è buttata giù dal balcone colpita dal virus della depressione, la morte di vecchiaia di qualche scrittore o attore, mai che appaia in prima pagina la morte di un politico.

Non è che la dipartita di un politico induca per forza all’esultanza, dipende dal politico che diparte. Io non sono di parte però devo ammettere con tutta sincerità che se qualche personaggio della politica dovesse andarsene al Creatore io la prenderei come una buona notizia, andrei di corsa al suo funerale per applaudire non come avviene quando si celebrano le esequie di un soldato ucciso in Afghanistan, ma con un applauso a piene mani di gioia e di soddisfazione perché soltanto la morte ha la capacità di strappare dalle poltrone del Parlamento certi personaggi che si sono attaccati la poltrona al culo con l’Attak come se il culo, il membro, lo stomaco, le mascelle, l’encefalo e la poltrona costituissero un corpo unico. Quando un politico viene trombato, bisogna ricorrere ad un segaiolo per staccargli il culo dalla poltrona nella quale avevano messo radici le ragadi, l’emorroidi e le fistole.

Perché tanto odio nei confronti dei politici? Che cosa ci ha portati al rigetto di questa politica ? La risposta è molto semplice: le misure adottate dal governo per combattere la crisi economica. I politici avrebbero potuto continuare ad aumentarsi le giubbanze, ad incrementarsi i privilegi, ad organizzare festini a luci rosse o maialate varie, avrebbero potuto tranquillamente continuato a rubare milioni di euro come hanno fatto i Lusi, i Belsito e i Fiorito. Ma questi non sono altro che tre capri espiatori, sconosciuti all’opinione pubblica, saliti alla ribalta perché hanno rubato in modo esagerato senza alcun limite alla decenza, messi a gestire le casse dei partiti con un’unica avvertenza: “Mangia tu, ma facci mangiare tutti, però in galera ci vai tu, per cui ti autorizziamo a mangiare a sbafo”, tanto che l’ultimo pappone ha raggiunto i 170 chili di peso, merda più merda meno. Naturalmente i partiti si fingono scandalizzati ma in realtà sapevano già tutto avendo lasciato loro carta bianca nella gestione del danaro che lo Stato aveva erogato a fiumi ai partiti.

Ma le facce dei Lusi, Belsito e Fiorito ispiravano tanta fiducia ai segretari dei partiti ? Chiunque incontrandoli per strada avrebbe messo le mani al proprio portafoglio per proteggerlo da uno scippo. Invece i marpioni della politica li vedevano come dei ragionieri seri e responsabili al di sopra di ogni sospetto.
Ma non perdiamoci in rabbiose considerazioni e torniamo al tema. Dicevamo che gli italiani avrebbero anche potuto soprassedere agli scandali quotidiani dei politici essendo stato assimilato il concetto che in quell’ambiente la corruzione e le ruberie rientrano nella norma.

Ciò che ha toccato i nervi scoperti dei cittadini scatenando rabbia ed odio contro la classe politica è stata l’esasperazione nel vedere la casta riempirsi le garze d’ogni ben di Dio mentre la povera gente è stata subissata di tasse, riduzione di pensioni, aumento del prezzo di beni di consumo e servizi come carburanti, luce, gas, sanità, ecc., chiusura delle fabbriche e disoccupazione, insomma una serie di ripercussioni negative catapultatesi nel paese che hanno scatenato l’antipolitica.

In conclusione, la politica è morta ma i politici continuano a vivere beatamente come se nulla fosse, facendo ricadere la morte della politica alla Magistratura che sta troppo dietro ai politici a contare tutti i peli del culo.

Salva Tores

martedì 18 settembre 2012

Fobìe verdi

Questa è una cosa del 4 luglio 2012, ma l’ho vista oggi per la prima volta.

Chi parla è Santino Bozza, consigliere regionale del Veneto della Lega Nord:
"I gay? Purtroppo esistono, sono malati, diversi. Stiamo dando troppa libertà a queste cose sapendo che ci sono i nostri bambini che girano per le strade. Non dovrebbero farsi vedere, fuori dalle palle, non in mezzo ai bambini. Se un bambino chiede alla mamma cosa stanno facendo lei come spiega questa cosa?".

Mi è venuto in mente una locandina del Vernacoliere, che più o meno si poneva questo quesito:
“La Lega Nord c’è perché ci sono le teste di cazzo o le teste di cazzo ci sono perché c’è la Lega Nord?”

In più dimostra anche una certa ignoranza, perché l’omosessualità non è una malattia, ma l’omofobia SI è una malattia. L'omofobia come fobia specifica non è frutto di un consapevole pregiudizio negativo nei confronti dell'omosessualità quanto piuttosto di una dinamica irrazionale legata ai vissuti personali del soggetto. In Psicopatologia l’omofobia “è il risultato di tendenze omosessuali represse che la persona in questione ignora o nega.”

Ma voglio fare il suo stesso discorso, ma cambiando il soggetto:
I legaioli? Purtroppo esistono, sono malati, diversi. Stiamo dando troppa libertà a queste cose, sapendo che ci sono i nostri bambini che girano per le strade. Non dovrebbero farsi vedere, Maroni, Bossi, Castelli, Borghezio, Bozzi, Cota e Tosi, fuori dalle palle, non in mezzo ai bambini. Se un bambino chiede alla mamma cosa stanno facendo quelle persone ridicole con le cravatte e i fazzoletti verdi, lei come spiega questa cosa?".

Ida