lunedì 15 ottobre 2012

Conversazione sul perché l'opposizione al liberismo è così debole


MICHELE: Perché la sinistra sull'argomento è diventata, nella migliore delle ipotesi, ambigua e nella peggiore completamente allineata alle teorie liberiste?

BEN: Tutta la gente che in questi tempi di crisi dovuta ad un eccessivo liberismo, oltre che a motivi meri di ordine pubblico, ha visto ancora peggiorare le loro condizioni di vita, non è certo liberista ed allora l'unica spiegazione è che coloro che avrebbero dovuto dar voce a questa gente, non si sono dimostrati all'altezza della situazione con punte (molte punte) di manifesto tradimento delle idee in relazione alle quali hanno ricevuto un mandato parlamentare. In poche parole e per concludere: i nostri rappresentanti non ci rappresentano.
Fermo restando che lo stato attuale non è certo dovuto solo al liberismo quanto piuttosto, ed in misura dominante, alla violazione di leggi in specie penali. Quindi, molto di più che liberisti, i nostri "nemici" sono dei delinquenti.

IDA: Un’economia, basata sul mercato autoregolato, cioè un sistema economico controllato, regolato e diretto soltanto, teoricamente dai mercati. Viene rappresentato nella sua forma teorica, come un modello di libertà; ma in realtà è solo una forma ideologica elaborata per giustificare una forma di sfruttamento. (Capitalismo) ...
Al liberismo, in Italia, son si è contrapposto nessuno anche perché i comunisti, non ci sono più. i socialdemocratici e i liberali non ci sono mai stati.

ELISA: I comunisti non ci sono più. Va bene, ma quelli che ci saranno sempre sono i bisogni dell'uomo e non si può pensare di trascurarli all'infinito. Più tardi si guarderà alle condizioni estremamente disagiate, più pesante sarà il conto presentato (vedasi il 1789 in Francia). Ora mi sembra chiaro che questo paio di idee nemmeno troppo originali siano state del tutto escluse dai circuiti neuronali della sinistra italiana. Pardon, di quel che è rimasto della sinistra, che mi pare misera cosa. Nel momento in cui scelgo di esibire delle scarpe fatte a mano o di farmi immortalare a bordo della mia barca ho già fatto la scelta di campo: voglio stare con chi più ha e può permettersi di passarsi alcuni sfizi. Rimango attaccato all'etichetta di uomo di sinistra perchè ciò mi da' ancora da mangiare abbondantemente, ma tutto ciò che ha rappresentato il patrimonio della sinistra mi sembra ormai una eredità intollerabile, fuori moda, pesante. E allora, via con la flessibilità, con l'ode al libero mercato, con il rosario delle opportunità. Spalanchiamo le porte ai caimani e ai marchionni di turno, perchè più ce ne sono in giro, più si moltiplicano le occasioni e le opportunità di guadagni e prebende. E in queste condizioni, quale reazione da tigre inferocita vi aspettate nei confronti del liberismo? Tutt'al più un lieve miagolio, come da prestazione sindacale.

GASPARE: Tutto vero e tutto giusto,ma non si può rispondere alla domanda della discussione se non parliamo della responsabilità sociale delle imprese. E si, perchè è questa ciò è venuta a mancare negli ultimi anni. Il neoliberismo ha teorizzato l'assenza di ogni responsabilità sociale per l'impresa. L'assunzione del rischio individuale è stata posta al centro del modello economico occidentale, e il profitto a breve termine è diventato l'unico metro di misura del successo. Di conseguenza, la maggior parte delle organizzazioni considera una priorità la creazione di condizioni che favoriscano l'autonomia manageriale, la massimizzazione del valore per gli azionisti e la mercificazione del lavoro, anziché il riconoscimento dell'interdipendenza tra impresa e società, o del ruolo delle finalità e del valore sociale all'interno dell'impresa stessa. La soluzione sta in un capitalismo virtuoso e responsabile improntato all'impegno per un'impresa produttiva, non al business fine a se stesso. La reazione è debole perchè la politica è debole se non assente. L'imprenditore al governo, o il tecnico come in questo governo,non sono le risposte giuste al problema,ma il contrario. Manca la mediazione perchè manca l'autonomia,la libertà,e la supremazia dell'interesse generale.

BEN: Insisto sulla mia visione delle cose: la "bibbia" dei capitalisti è "La ricchezza delle nazioni" di Adam Smith. Vi si legge: il pianeta avrà un futuro se sarà etico, o non sarà.- Questo non è capitalismo o liberismo, è' sovvertimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. Un problema di giudici e di forze dell'ordine. La politica ha nel suo etimo, nella sua azione e nelle sue finalità la "polis". Questo è tutt'altro. Sono solo dei delinquenti e ne possiamo solo parlare nei termini cui accennavo sopra. La politica non c'è. Ne al governo ne nella gran parte dell'opposizione.- Qualcosa la vedo solo nelle incazzature e negli stravolgimenti di Di Pietro e anche, con modalità e, forse, finalità differenti, nei "vaneggiamenti" di Grillo.

IDA: Smith, quello della mano invisibile del mercato.? Di mani invisibili ce ne sono abbastanza. Quel capitalismo non esiste più. come non esiste più il socialismo reale. ma solo e unicamente il liberismo nelle sue più varie forme. la non economia e non società, qui ha ragione Gaspare Calcara, il neo liberismo punta solo al profitto, non ha nulla a che fare con il sociale o l'etica. a parte che l'etica con economia non ha nulla a che fare. non si può parlare ne di economia o di società, quando si parla di liberismo.

MARIO D.: Il Capitalismo come sempre ha varie fasi di ascesa o di crisi. Oggi più che di capitalismo in crisi forse sarebbe meglio parlare di riposizionamento internazionale e di attacco allo stato sociale (inteso come un ostacolo ). Una nuova fase che però non ha avversari concreti, l'unico avversario vero è una certa tradizione ancora viva di sensibilità sociale, diciamo che i liberisti hanno bisogno di riscrivere la storia. In questo scenario "mondiale" se ne sta pigra di idee e spaurita l'Italia.

MARIO Z.: Morale della favola: in Italia è politicamente più immorale andare a letto con un transessuale che avere una maggioranza che sotto i tuoi occhi ruba sistematicamente, volgarmente e impunemente soldi pubblici. Ammettiamolo, sappiamo benissimo che non accadrebbe in nessun altro paese dove è in atto una normale dialettica tra forze liberiste e forze progressiste e vi si alternano i relativi governi...Compagni, da noi sta tornando in campo, e si ripropone Presidente del Consiglio il personaggio che nel mondo è stato svillaneggiato, preso in giro, ridicolizzato, evitato da tutti in tutte le sedi...e noi siamo qui a discutere di crisi del Capitalismo … Abbiamo Alemanno sindaco … Formigoni governatore e ci interroghiamo sulla capacità di reagire all'attacco liberista … ha ragione Ben: che liberismo e liberismo … questi sono semplicemente delinquenti e dagli italiani sono stati votati.

MARIO D.: Lentamente ma con continuità , mi convinco che la reazione e' scarsa perché alla grande maggioranza degli italiani va bene così ... Scusate il Cinismo.
Certamente che questo modello di sviluppo in oltre sessant'anni di storia ha creato anche benessere ed emancipazione. Ma paradossalmente è stato un "modello" che aveva come prima regola il non avere regole mediato pero' dalla politica e dalle condizioni storiche. Oggi è saltato questo meccanismo. Perché paradossalmente il capitalismo finanziario vuole le "regole" e la prima regola è smantellare completamente il "compromesso sociale".

SUSANNA: Perfettamente d'accordo con Mario D. Sbrigativamente la risposta spontanea che mi veniva al quesito era proprio che la reazione tiepida all'attacco liberista è la diretta conseguenza della quasi totale omogeneità del paese alla politica. Senza scomodare potentati finanziari ed economici, che comunque spadroneggiano, ma delle cui trame solo una minima parte della gente è a conoscenza, la situazione deprimente in cui siamo sprofondati è in gran parte colpa degli italiani. Quelli di destra che si rispecchiano da sempre in queste politiche, e a cui non è parso vero negli ultimi vent'anni di poterle esplicitare liberandosi anche di quell'ultimo residuo pudore che negli anni della prima repubblica, comunque frenava in parte lo sbraco, e pure molti di quelli di sinistra (o pseudo tale), che immagino si siano chiesti perché devono essere più 'stupidi' degli altri. Che probabilmente e dolosamente hanno fatto due calcoli cercando un inesistente equilibrio tra principi ed ideali e tornaconto personale. La solita storia del 'così fan tutti' ha dilagato ed ha spazzato via remore e pensiero comune. Con esempi al vertice di questo tenore, un gioco da ragazzi riconoscervisi, da parte di masse di mezzecalze qualunquiste, superficiali e dallo sguardo cortissimo. E temo che non saranno un nuovo governo, o nuove facce, o nuovi programmi a portare a termine una rivoluzione culturale e sociale decente. Occorrono nuove generazioni.

MARIO D.: "occorrono nuove generazioni". E' tutto li'. Non è per fare il "giovanilismo" modaiolo e nemmeno i "giovani già vecchi". Direi, per farla corta, "nuove generazioni" nel senso alternativo culturalmente e politicamente parlando ...

LEO: Certo nuove generazioni … però non sul modello dei giovani berlusconiani o del giovane Renzi … altrimenti non succede una mazza … ci vuole un azzeramento dei parrucconi più o meno baffini … il PD ha nello statuto che non si possono fare più di tre legislature...ma c'è D'Alema … come mai lo statuto vale solo per De Mita e non per gli altri.

SUSANNA: Le nuove generazioni di politici, potranno solo metterci qualche pezza, se va bene. Io parlavo proprio di nuove generazioni di cittadini. Gli adolescenti di oggi, ad esempio. Mi piace pensare che come successe alla mia generazione e dintorni, un bel giorno venga loro voglia di contestare “il sistema” anche solo per il gusto di essere contro, non omologati. Che gli venga voglia di esserci da protagonisti e non da spettatori, e che soprattutto gli venga voglia di sbagliare da soli, non di assumere come fosse latte materno gli errori di fratelli maggiori e genitori. Magari guardassero un po' a qualche nonno.

LUISA: I due maggiori partiti (Dc e Pci) furono nella teoria e nella pratica contrari al principio di liberismo, spinti dall’ideologia e dalla pratica verso lo statalismo, inteso come coscienza della necessità dello Stato di intervenire nella vita economica e sociale del Paese.
Alla fine della Prima Repubblica, il liberismo riemerse trionfalmente,attecchendo sia a destra che a sinistra.Nel campo della sinistra,una fu la principale legittimazione di questo rientro: la cattiva gestione della cosa pubblica e delle sue appendici economiche da parte dei partiti di governo.Da allora, il liberismo è stato la cultura ufficiale di gran parte delle classi dirigenti italiane,fossero esse economiche,politiche o culturali e,la sinistra non ha disdegnato,anzi ne ha fatto tesoro e in molti casi modello per il proprio elettorato.Certo,con sfumature anche profondamente diverse, ma sempre condividendo lo stesso terreno fertile del pensiero che "dove mangiano gli altri,possono mangiare tutti” e,allora perché non sedersi al banchetto. Se l’obiettivo utopico della sinistra e,intendo quella italiana,è quello di migliorare la società eliminando le ingiustizie in essa presenti,dovrebbero prima spiegare al popolo qual'è la distorsione per la quale si avallano politiche liberiste,che non solo vengono approvate ma anche condivise e reiterate.

GASPARE: Chiamiamolo liberismo per convenzione,ma il liberismo che abbiamo visto e conosciuto in Italia è molto diverso di quello vero. Quello vero è una dottrina economica fondata sulla libera iniziativa e sul libero commercio, e, ai suoi esordi, sulla visione di una naturale tendenza armonica del mercato. A me pare che nel nostro paese si sia realizzato qualcosa di peggio del liberismo. L'Italia è un luogo dove i monopoli naturali statali,sono stati sostituiti da quelli privati,dove la libera concorrenza è una chimera utilizzata solo per realizzare quello che è sotto gli occhi di tutti,oligopoli e cartelli, che condizionano il mercato grazie alla loro copertura politica e non è caso che i grandi investitori scappino dall'Italia.

IDA: Il liberismo non va confuso con il liberalismo. Il liberismo è una dottrina di politica economica, a quale afferma e propugna, come condizione indispensabile, la necessità che l'attività economica sia lasciata esclusivamente ai privati, i quali agiscano in base a motivi e criteri di pura natura economica (ricerca del massimo profitto). Mentre lo stato deve limitarsi a garantire le strutture istituzionali, e repressive a difesa di un tale sistema.
Liberalismo, è una dottrina politica che professa la libertà individuale, e allo stato lascia il compito di garantire le libertà civili e sociali. E sostiene la divisione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il liberalismo, sostiene il libero mercato ma non il liberismo. Perché sono in contrasto. il liberismo, è ostile all'invadenza del Welfare. Il liberalismo al contrario no. Non a caso paesi liberisti, non sono necessariamente liberali. ( Cina, India, Russia,).
Il liberismo è contraddittorio e opprimente perché è totalitario, distrugge il tessuto sociale, politico e economico.

BEN.: Ida, se mi permetti, lo stato si deve muovere nell'alveo delle leggi che ne regolamentano il funzionamento e le finalità (parlo principalmente della Costituzione). Allora questo non è liberismo ma assenza assoluta dello stato perché occupato militarmente da delinquenti.

MARIO Z.: Gli italiani le loro risposte le avrebbero anche più che date in “forma istituzionale” con i referendum abrogativi. E’ la risposta di chi nella nostra democrazia parlamentare ci rappresenta a mancare.
Se dopo di questo devono venire i forconi … non mi permetto di dirlo io ma confesso, mi chiedo attraverso quale alternativa, quale altra "forma di partecipazione" possibile può far percepire a questa classe politica l’inadeguatezza, la totale distanza della “casta diventata tresca” dal paese reale.

MICHELE: La mancanza di reazione secondo me è dovuta principalmente alla mancanza di informazione vera, dico vera perché anche un eccesso di informazione tecnicistica assolve perfettamente al compito di non far capire nulla.
Non si ha la percezione concreta di cosa sia il liberismo e le sue conseguenze nell'aspetto umano della società e anche nell'economia.
Non capendo bene di cosa si parla la maggioranza rimane alla finestra o si disinteressa tranquillizzata anche dalla debolissima reazione, se non dall'appoggio, delle forze politiche ... la sensazione che trasmette in questo modo la politica è che non si tratti poi di una cosa così pericolosa.

LUISA: La politica, anzi no, i politici non se la darebbero la zappa sui piedi dando informazioni giuste a chi ne è privo. Il loro linguaggio molte volte incomprensibile serve appunto a confondere ancor di più se possibile le idee di chi non ha idea o ad intimidire coloro che ci provano a capire. Se così non fosse non avremmo ancora oggi,il dubbio che chi ha sguazzato nel liberismo possa tornare al governo e,questo vale anche per quelli che ancora definiamo gente di sinistra.

SUSANNA: E' venuta l'ora di chiamare il liberismo col suo vero nome, senza usare eufemismi: Delinquenza.

ALBERTO: Ritengo che la questione vada inquadrata a livello mondiale: se non si tiene conto di quello che succede in tutti i continenti poi finiamo per perderci nelle beghe di casa nostra, quando invece il fenomeno ha dimensioni planetarie.
...
la colpa maggiore di cui si è macchiata la sinistra (non solo quella italiana, purtroppo) è il non aver spiegato con chiarezza alla gente quello che stava succedendo, cioè come la finanza sovranazionale stava impadronendosi in maniera subdola e delinquenziale dei processi produttivi mondiali, condizionandoli e stravolgendoli. Vale a dire: come, in fin dei conti, si sia impadronita delle nostre vite.

MARZIA: I soldi sono sempre stati il motore del mondo, quasi dalle caverne in poi. Sono una cosa essenziale e man mano che il tempo passa e si progredisce, anche il modo di farli, farli fruttare e rubarli si affina. Io non mi intendo assolutamente di questa cosa, ma mi par di vedere, sicuramente sbaglio, che si, la finanza impera dappertutto, ma in quei paesi dove la politica e' una cosa seria, dove ha ancora le redini dell'andamento, la stessa riesce non dico assolutamente a fermare, ma quantomeno ad arginare i danni. Dove la politica, il sistema sociale hanno fallito, la finanza ha preso le redini in mano. ce l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.

MICHELE: Come teoria economica ha la sua dignità e le sue basi scientifiche a supporto validissime e convincenti ma ... c'è un ma grosso come una … persona, grosso come un popolo, grosso come l'umanità … La teoria non tiene conto delle esigenze e delle aspirazioni di un essere umano che viene calcolato come uno tra i tanti beni che concorrono alla produzione o come consumatore cieco con il compito di tracciare la curva della domanda influenzato dalle campagne pubblicitarie.
Visto che l'aspetto umano non viene minimamente preso in considerazione non stupisce che ci si trovi a discutere sulla disumanità di tale teoria.

GUIDO: Si dice che la tecnocrazia trovi terreno fertile nelle crisi economiche, prosperando nella miseria. Esagerando un po’ si potrebbero aggiungere che si nutre delle sofferenze altrui.
Non a caso lo stesso termine tecnocrazia fu coniato negli anni ’20, alla vigilia della Grande depressione da un ingegnere californiano di nome William Henry Smyth.
Eppure lo spirito originario del movimento tecnocratico aveva ben poco a che fare con l’agire dei “moderni professori della Bocconi”, dei banchieri, degli analisti finanziari e di altri burocrati del capitali.
L’economista Thorstein Veblen diceva nel 1923: “la società tecnocratica oppone l’efficacia degli ingegneri e dei loro metodi all’imprenditore capitalista guidato unicamente dal profitto e dalla speculazione”. Secondo Velben l’egoismo sociale dell’imprenditore, rovina le prospettive di crescita di una moderna società fondata sulle industrie e sulle macchine.
Per questo alla guida della Cosa Pubblica e al Governo della stessa economia ci dovrebbero essere scienziati che hanno a cuore l'interesse particolare e non avventurieri interessati solo alle curve e ai diagrammi delle proprie plusvalenze.
L’esatto contrario di quel che avviene oggi.

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