Strane Storie

La Befana custode
Stava, sopra a una collinetta, a destra, dell’ultima curva a sinistra, che devi fare, quando vieni dal paese, per arrivare alla terra mia, una casetta, che, a me, che ero un bambino, mi sembrava un castello, sopra a una montagna.
Io, che mi piaceva a vedermela bene bene, mi mettevo sempre sul sedile di dietro della seicento, dietro a mia madre, così, pure dopo che avevamo passato la curva, mi potevo mettere in ginocchio, per guardare dal vetro di dietro.
Qualche volta, mi ricordo, come se fosse mò, sbattevo la capa vicino a qualche cosa e mia sorella, che si metteva sempre in mezzo, si lamentava co’ mia madre, chè la davo fastidio, se perdevo l’equilibrio e andav’a sbattere sopr’a lei.
La colpa, però, era della strada, che non teneva l’asfalto, e stava piena di buchi, specialmente se ti trovavi a passare dopo che aveva piovuto e l’acqua non te li faceva vedere bene, pure se mio padre la sapeva a memoria, ma con la macchina, che tiene quattro ruote, non era possibile che non andavi a finire dentro a nemmeno a uno.
La chiamavano la strada della fame, perché, tant’anni fa, da là, passavano tutti i zingari e l’altri disgraziati, che, diceva mio padre, non si finivano mai e, nemmeno, nessuno lo sapeva, dove se n’andavano.
Mò l’hanno cambiata il nome e la chiamano la strada del sole, che è un nome più bello, ma sempre ‘na schifezza di strada rimane, perché, pure che l’hann’asfaltata, sembra nu serpente grigio, in mezzo alla terra, che non si sta fermo nu mument e, se non ti stai accorto, spacchi i semiassi, che, a quanto costano i meccanichi, ti sei guadagnato ‘na bella giornata. Però hanno fatto bene, perché, veramente, per fortuna, tanta morti di fame non si vedono più, anzi, io non l’ho visti mai, perché esistevano prima che nascevo io, e il sole è proprio forte, specialmente se vai la stagione, quando, nella terra, ci sta da lavorare più assai, e non si può sopportare, tanto che è forte.
Poi, i zingari, che non lo so, se erano tutti zingari, ma così li chiamavano tuttu quanti, hanno incominciato a passare coi sciarabballi, poi co’ i mercedes neri vecchi, che facevano un sacco di rumore e di fumo, poi co’ certe rulott, che mi sembravano come a una casa, e mo’ non passano proprio più, perché, si vede, che la fame non ci sta più, ma il sole è diventato peggio di prima, anche se io penso che è uguale, solo che noi ci siamo abituati all’aria condizionata e non lo sopportiamo più e diciamo che il tempo è cambiato e che, prima, non era così forte, ma, so’ sicuro, non è vero; ma, coll’anni, che passano svelti, e lo stomaco più pieno, non ce la facciamo più.
Mi ricordo, che, tutti i santissimi giorni, si fermavano a domandare se li potevamo dare un poco di grano o di un’altra cosa qualsiasi, chè, se no, non se n’andavano, e ci stava da lavorare, e non potevi perdere tempo, e, che, ‘na volta, mio padre ha preso il fucile, ma lo teneva sempre scarico, chè si era stufato, e quelli se ne son’andati subito, chè erano passati solo a salutare, tanto che stavano abituati a passare da là.
Alla casa sopra alla collina, però, non si poteva arrivare, da quella strada, e infatti, non lo so perché non ce l’ho domandato mai, a mio padre, da dove si saliva; può essere, che, nel ragionamento mio di bambino, mi sembrava che ci doveva stare una via segreta e, vai a capire chè pensano i bambini, che si credono che ci stanno pure le cose magiche.
Stava, infatti, un tratturo, dall’altra parte della collinetta, che si poteva vedere, pure, solamente da una posizione, nella terra mia; chè ci stavano certi alberi, che poi l’hanno tolti, che non ti facevano vedere bene, e non lo vedevi, se non lo sapevi, piccolo, che una macchina si capava a forza, e non sia mai che veniva una di fronte, stavi fregato e una se ne doveva andare a retromarcia ed era anche, un poco, pericoloso.
La padrona era una vecchierella piccola piccola, che rideva sempre e li piacevano assai i bambini. Il marito era morto tant’anni prima e lei stava da sola, co’ un fratello ancora più vecchio di lei, cecato, che passava tutta la giornata a fre sott’e sopra, con la mana attaccata a un filo di ferro, che la signora l’aveva messo, co’ due paletti di legno, a una distanza di una ventina di metri, l’uno dall’altro, e, così, passava il tempo. Poi, tant’anni più tardi, ho saputo che era morto, chè se n’era andato dentro a fosso grande, che mo’ non c’è più, ma me lo ricordo, perché aveva lasciato la mano e non era stato capace più di ritornare a quel filo di ferro, dove passava l’anni suoi.
A me, e pure a mio fratello e mia sorella, ma a tutti i bambini dei contadini là vicino, chè, prima, stavano un sacco di bambini, mi piaceva a andare da lei, perché ci dava sempre molte caramelle e, qualche volta, pure qualche cioccolata, e perché tuttu quanti, pure i grandi, la chiamavamo la befana.
Un giorno, stavamo giocando tutt’e tre, io e i miei fratelli, che siamo quasi della stessa età, coi gattini piccoli, che stavano fuori; a un certo momento, mia sorella, che so’ sempre le femmine a incominciare, s’è allontanata un poco ed è salita sopra a un coso di cemento, dove stava una lamiera fina fina e tutt’arrugginita, e s’è mess’a cantare ‘na canzoncina, che non mi ricordo quale era, e a saltare per fare rumore, che si era fastidiata di giocare co’i gattini; mio fratello, che loro so’ gemelli, subito, m’ha lasciato da solo, chè si mettevano sempre contr’a me, ed è andato sopra a quel coso e si sono messi a fare una specie di giro giro tondo.
Io, e pure i gattini, devo dire la verità, a un certo punto, ci siamo scocciati pure noi; tre o quattro se n’erano già andati per i fatti loro e due, che erano rimasti, mi sembrava che se ne volevan’andare, che pure loro erano tutti gemelli.
Allora, mi so’ avvicinato anche io e stavo per salire, quando, da dietro, senza che nessuno di tutt’e tre l’aveva vista, che stava venendo, e non me lo so spiegare ancora adesso, com’ha fatto, la befana, che aveva lasciato di parlare con mio padre e con mia madre, m’ha messo una mana sopra la spalla, per farmi stare fermo e, svelta svelta, ha preso in braccio, una co’ una mana, uno coll’altra, a quell’altr’e due e l’ha fatti scendere. Nel frattempo, era venuto pure mio padre, che stava bianco, come se aveva visto un fantasma, che tolse la lamiera, da sopra a quel coso, che era un pozzo, profondo più una decina di metri, praticamente, senz’acqua, e ci fece vedere, a uno a uno, in braccio a lui, quel buco, che era, giusto giusto, la misura nostra, che facevamo il giro tondo.
E, ogni sei di gennaio, io penso sempre a questo fatto, che se non esisteva la befana, poteva essere che io, mò, non stavo qua.

Contadino della sua terra

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-A cosa stai pensando, Kaz?
-A niente, Edmòmd....sto guardando fuori....Il tempo s'incupisce...
-Fuori??! Sicuro che non sia dentro?
Dài...vieni qui. Continuiamo la nostra partita...
-Chè partita, Ed?
Non vorrai ricominciare con quel gioco, spero. Sono 40 anni, che l'abbiamo iniziato...non finisce mai! Te l'ho detto mille volte: non conosco le regole....e nemmeno tu, credo....Le valuti, le critichi, le cambi continuamente...
-Eh eh! E' così, è vero. Anzi, non le conosce nessuno. E' possibile che, addirittura, nessuno abbia ben capito lo spirito del gioco.
Dopo tanta vita passata assieme, poi, io e te siamo convinti di conoscerci....di intuire i pensieri, i desideri....le mosse dell'altro...
Coraggio, tocca a te. Cosa muovi?
-L'alfiere! Come muove, l'alfiere, Ed?
-Non essere, come al solito, precipitoso, Kaz!...
Prima di farlo muovere in un determinato modo....come dev'essere, quest'alfiere, per te?
-Ecco che cominci a rompere....ma sei sicuro, di non chiamarti Kaz anche tu.....
-Per esempio: come lo vuoi, ricco o povero? Perchè, mio caro Kaz, per fare degnamente l'alfiere, servono soldi: è molto difficile, che un poveraccio lo diventi. Il denaro, però, ti allontana dal popolo....quello vero, numeroso....Quello che l'alfiere dovrebbe proteggere...Dovrebbe proteggere anche il Re, è vero, ma questa regola, ogni tanto va invertita....Diciamo che gli affidiamo il compito di salvaguardare ogni singolo pedone...ti và?.....E quindi, dicevo, servono soldi, per organizzare questa difesa...Per far crescere l'autostima nei pedoni, che si sentono soldatini inutili....Sappi che, raramente, un singolo pedone riesce a dare scacco...Un alfiere povero, però, effettivamente, capirebbe meglio i problemi; avrebbe quella carica, e quella fretta, in più, per portare a termine il suo compito....senza correre il rischio di dimenticare il valore del pedone...Riflettendo...è un pò complicato, Kaz!...
Vabbè....come lo vuoi, bello o brutto?...Non ridere, ch'è importante pure questo...Uno piacente, elegante, brillante ha un potere in più.
Se riuscisse ad esserlo naturalmente, senza esserne consapevole e, soprattutto, senza approfittarne per motivi personali, sarebbe un ottimo alfiere...Uno più timido, più grigio...più normale, anche se può sembrare un controsenso, compatta meno....Mi segui?...Insomma...il pedone...su questo punto, non è proprio coerente...
Ancora....l'alfiere potrebbe essere un tipo coraggioso, combattivo, temerario....Oppure, posato, riflessivo...uno stratega intelligente e raffinato.
Il primo, credo, raccoglierebbe folle oceaniche facilmente. Chiederebbe tutto e subito; ma scatenerebbe l'invidia ed il rancore di Re e Regine...Ben presto, tranne rarissime partite, verrebbe mangiato...no..quella è la dama...Verrebbe fatto fuori, insomma...
Il lungimirante, invece, sarebbe da preferire. Riuscirebbe a nascondere i suoi veri intenti...Forse, avrebbe più possibilità di riuscita...Ma c'è il tempo...il maledetto tempo, Kaz!....E troppi incroci sulla sua via...percorsi tortuosi, che diventano misteriosi, per i pedoni...Ecco, se i pedoni fossero un pò più accorti, nel consigliarlo, strada facendo...Ma è difficile...è davvero difficile....quelli, i Re, sono molto sospettosi di chi, seppur raramente, e dissimulando interesse, ascolta i pedoni....E resterebbe comunque il dubbio...se stia ancora dissimulando o se, invece, non sia stato già fagocitato....capisci, Kaz??! Certo, bisognerebbe entrargli nella testa.....
A proposito...come lo vorresti, nella sfera privata?
Secondo me, anche questo può essere importante; decisivo, direi, per una buona scelta. In altre parole, il pedone deve sapere tutto del suo alfiere, o giudicare, e fidarsi, delle sue mosse, delle sue azioni?...
Come posso spiegarmi....Deve potersi permettere delle debolezze, questo benedetto alfiere, o deve essere irreprensibile?....Tanto per fare un esempio, che, lo so, capirai bene, prendiamo la sua vita sessuale....Tu sei sicuro...assolutamente certo, che questa non influirà sulla sua capacità di non perdere di vista l'obiettivo per cui è stato scelto? Quale linea non deve superare, per non essere ricattabile dalla corte e criticabile dal pedone? E, soprattutto, il suo ipotetico lassismo o forzato conformismo quanto, sostanzialmente.....intimamente, direi, potrebbero influire, alla lunga, sulle altre doti, che il pedone gli richiede......
E ancora.....
-Ohhh!...E basta!!!....Non lo voglio muovere più, l'alfiere....
Vafanculo, Edmònd!

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Sto pensando che, in fondo, l'Universo è semplice, da capire.
Che tutte le battute sul creatore, che, per la fretta di far tutto in pochi giorni, avrebbe commesso troppi errori, non sono appropriate nè giuste. Forse, anzi, ha impiegato meno tempo di quanto si dica: avrà avuto tre, quattro idee elementari, per lui, da cui, successivamente, s'è sviluppato il tutto.
Poche leggi fondamentali, o addirittura una sola, in grado di dar vita a fenomeni, apparentemente complessi, ma, in fondo, sempre uguali.
Le solite cose, insomma: il bene e il male, il bianco ed il nero, la carica positiva e quella negativa. Un topolino, o uno scarafaggio, che assista ad una rissa allo stadio o ad un litigio violento su un pianerottolo avrà, probabilmente, l'impressione che gli dei si siano scatenati; che ci si appresti alla fine del mondo.
Così come un uomo vive una guerra.
Sono proporzioni.Penso ad un grosso asteroide, a superman, che sfrecci ad una velocità folle verso la via lattea. Alla visione indistinta ed omogenea, da lontano. Alla constatazione successiva che, invece, quella nube è formata da milioni di sistemi distinti, attorno ad altrettante stelle. Alla sorpresa di superman nel vedere tanta diversità, insospettabile da qualche anno luce di distanza.
E quel bollino blu, celeste, piccolo e confuso tra granelli più grandi e colorati.
Corre, corre superman; e vede che non tutto è blu. Che tutto ciò che era piccolo cresce e cambia forma, colore; che lui diventa piccolo. E scopre i monti, le valli, gli oceani; che nemmeno i monti, le valli e gli oceani sono uguali tra di loro.
Il fenomeno si ripete ad ogni istante, ma è sempre nuovo. Il tutto, l'omogeneo, l'assoluta certezza diventano sorpresa, dubbio, diversità totale.Non c'è un granello di sabbia uguale ad un altro.Spesso, troppo, si fa riferimento alle cosiddettediluizioni omeopatiche.
Nella maggior parte dei casi, secondo me giustamente,intendendo qualcosa di negativo; di falso.
Qualcosa che, con un pò di fantasia ed estrapolazione,può essere ricondotto all'antico intento delle classi dirigenti,siano esse politiche, religiose o finanziarie,di tenere buone le masse.
Esiste anche, molto più concreta,la diluizione geometrica.
Quante volte ci diciamo che non siamo che granellini di sabbia?Bene: immaginiamo di dover preparare una coreografia, una pittura di una tonalità inesistente, partendo da due di colore diverso; una polvere medicinale....Immaginiamo di avere 100 ballerini col cappello bianco e 100 col cappello nero; e che, da un'inquadratura dall'alto, vogliamo avere l'effetto di una macchia omogenea: grigia, in questo caso.
Lo stesso per la pittura e per la polvere.Perchè il risultato sia il migliore possibile, si dovranno disporre i singoli elementi, i cappelli, le pitture, i granellini di polvere, nella maniera più omogenea possibile.In pratica, dall'alto si vedrà una macchia grigia, omogenea, quando ogni cappello nero sarà circondato da cappelli bianchi; e viceversa.
E superman, dopo tanto viaggio, piomba nel teatro: schizza, sempre più minuscolo, tra il grigio dei cappelli e vede che non ce n'è uno solo, grigio.
Potrebbe anche cominciare a dubitare dei superpoteri...ma questa storia non c'interessa...Una macchia rossa, ora, l'attira; un goccia di sangue sul pavimento in legno del palcoscenico. Anch'esso così perfettamente disomogeneo.Una ballerina s'è ferita; niente di grave.....splash!....Ma non è possibile!Non è rosso il sangue, da vicino, dal di dentro; da piccino.
E' una nuova via lattea.
Non si arriva mai, dubita superman. E schiva, milioni di pianeti bianchi, di meteoriti impazziti ed indaffarati a che nulla cambi, di quelle poche leggi.Non è più curioso, superman: ha chiaro, ormai, che si tratta di illusioni, di sensazioni, di percezioni false.E decide di cambiare: che quella macchia grigia, di cappelli bianchi e neri, debba apparire diversa ad un altro viaggiatore che osservasse da lontano.
Ma lui, adesso, è piccolo e vicino; può solo immaginare cosa e come fare, perchè il risultato sia un inganno perfetto e reale, per chi arriva dallo spazio; da qui, tutto nero.
E scrittura 200 ballerini col cappello grigio; lo stesso, identico grigio di quello che vedeva quando era grande e lontano.Ha capito che due grigi, uno perfetto da lontano, ma per metà nero e per metà bianco, da vicino; ed uno perfettamente grigio da vicino, ma di colore incognito, da lontano, mischiati nella stessa quantità, probabilmente, ma solo probabilmente, daranno l'illusione di omogeneità, dall'alto.
....Madonnasantissima, ho dimenticato cosa volevo dire....
Ero partito pensando ai problemi di integrazione....Alla meritocrazia.....Al fatto che i figli dei politici diventano politici. Quelli dei professionisti diventano professionisti; i figli degli operai, operai.....artigiani e contadini, ora che ci penso, sono spariti......Ma mica posso farmi tanto piccolo da valutare tutto da vicino......E mica mi posso ricordare ogni cosa......

Leonardo
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Non lo so, se non tenevo questo lavoro, chè mestiero mi piaceva a fare.

Veramente, non c'ho pensato mai, che io questo mi so' imparato e questo ho fatto sempre, dopo che, co' tanta sacrifici, e tanta mala volontà, ho finito le poche scuole che tengo....; se vi voglio essere proprio sincero, a me no' mi parevano che erano tanto poche, chè li chiamavamo superiori; ma a'i tempi di oggi, dice che so' poche.

Ma, se me lo potevo scegliere a piacere mio, mi trovavo a uno che dovevo lavorare veramente poco. Che mi potev'alzare all'orario che dicevo io; e che non dovevo tenere sempre il pensiero se pioveva o no, che il grano, come sta succedendo proprio mò, non teneva l'acqua abbastanza pe' cresce e sbucare da sott'a la terra che sta tutta asseccata, chè fa freddo, ma no' se ne viene a piovere bene.

Forse, mi piaceva a fare il finanziere.

Così, penso io, tenev tant'amici e mi conoscevano tutti quanti. Mi facev nu bell programma di lavoro per un mese sano e me lo decidevo io come me lo dovevo fare.

Certo, mo' che ci penso, i finanzieri non li stanno tanto simpatichi alle persone che lavorano: dicono che li danno fastidio, che so' cattivi; che, se si mettono, 'na cosa che no' va bene te la devono sempre trovare.

Io no. Se tenevo la fortuna di tenere questo mestiere, che stai sempre vestito bello e pulito, mi facevo volere bene da tutti quanti. Mi alzavo col comodo mio, mi prendevo un cappuccino co'la brioscia, che dicono tanto che fa bene a fare 'na colazion'abbondante, no io, che mi prendo solo il caffè, scappando scappando e mi mett'a fumare dalla mattina di notte; mi aprivo l'elenco del telefono e accominciavo, dalla prima lettera, a farmi un giro per tutto il paese, che, tanto, è un lavoro che lo potevo fare pure da solo, di tutti quelli che tengono un negozio o 'na fabbrica o 'na machinona, senza lavoro.

Mi mettevo vicin'alla cassa, tanto per esempio, e mi mettev'a guardare. La sera, insiam' al padrone del posto che ero andato, vedevamo i scontrini di tutto il mese prima. Lo salutavo e me n'andavo.

Il giorno appresso, andavo dal sindaco, o da quello che deve vedere se i cristiani pagano le tasse che devono pagare, e ce lo dicevo, chè era uscito fuori.

Se ricapitava, tanto per dire una cosa che mi viene più prima, che 'na gioielleria diceva che guadagnava uguale a un finanziere semplice, presempio, io dicev' al sindaco di chiamare a quattro giovani che stavano senza lavorare, di imprestarli un poco di soldi, che poi ce li davano indietro a poco a poco, e di farli andare alla gioielleria, a dire al padrone che se la compravano loro, chè li dispiaceva che si doveva stare tutta 'na giornata là dentro, senza guadagnare niente. E lo offrivano 'na cifra che era il triplo che lui dichiarava dentr' diec'anni. Se diceva di si, va bene.
Se diceva di no......

Mò me ne vado a dormire, chè era troppo bello che facevo il finanziere.

Contadino della sua terra

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‎"Che strano sguardo, che hai, Edmond!! Non ti riconosco quasi...sembri un fantasma.
Che ti succede?"

"Non lo so...o, forse, si...
Ma cosa stiamo facendo, Kaz??!
Giriamo a vuoto in questo spazio enorme...da tempo, ormai....
Sembriamo affascinati da questo mondo nuovo..cambiato e cangiante...
Abbiamo questa distesa infinita da percorrere.
Questo cielo, tanto amico e rassicurante, da scrutare....
Tutti i sogni; i progetti....da verificare.
Sfidare..."

"E allora??! Cosa turba la tua superiore intelligenza?
Ma ti rendi conto di essere uno dei pochissimi uomini a poter affermare di avere il mondo in pugno?!...E smettila di essere così pensieroso...
Lo sai che i tuoi pensieri hanno un effetto negativo su di me...
Volevi la libertà...e siamo liberi...
Sei ricco....ancora piacente...
Ma ti sei accorto che, da giorni, ormai, non ti volti nemmeno più a guardare una ragazza?...Mi stai facendo preoccupare....
Lasciala perdere, a Mercèdes...Chiudi quel capitolo, una buona volta!
E lascia perdere pure 'sta cavolo di vendetta, che ti sta consumando il tempo..."

"Come al solito, non capisci niente, Kaz!!!
Non sono questi i motivi...ormai...
E' che mi ritrovo a pensare a quella fredda, lugubre cella del Castello d'If.
Alle sofferenze; al dolore....alimentato dall'odio e dall'amore....
All'assurda situazione di non poter vivere l'unica vita..."

"Ah...quest'è tutto??!...Torniamo indietro, allora....Può darsi che, se riesci a corrompere qualche guardia, ci arrestino di nuovo...Se facciamo presto, può darsi che troviamo la stessa...camera....".

"Che spirito, Kaz!....Certo che non tornerei mai lì dentro.
Ho gli incubi ogni notte....ancora"

"E dentro stavi male....e fuori sei depresso....Oh...a me non pensi mai??!..."

"Continui a non comprendere...tu sei una bestia, Kaz!...
Ho vissuto tanti anni nel desiderio di veder trasformato quel soffitto basso...umido, in questo azzurro inebriante...Di veder sbriciolarsi quelle pareti di roccia viva, intrisa di dolore, ingiustizia e morte, in quest'aria fresca e trasparente......"

"E allora....cosa ti manca adesso?...Perchè non possiamo divertici...rilassarci un pò??!....Guarda....guarda che pezzo di fig...liola!!...Edmond!!?....sto...pulsando...per te...Si...vabbè....guarda in alto..."

"Ed ora? In cosa lo voglio trasformare questo cielo; questo spazio....questa situazione....
Questa vita....
Quale stimolo, quale molla....quale disperazione mi guiderà??!..."

"Tu ti devi essere scimunito, Edmond...."

"E' pazzesco, Kaz!
Se volessimo essere logici.."

"Parla per te..."

"....dovrei dire che non stavo bene dentro...e non sto bene fuori....
Bene, veramente, sono stato mentre fuggivo.....Mentre toccavo la libertà...fremevo...tremavo...impazzivo....
Quando mi sono buttato dal costone....
quando ero giù...
nel freddo silenzio di quel mare....
Quando dal fondo sono.....
Un attimo di gioia....
Una vita in un attimo...
Hai capito,
Kaz??!"
"Edmond.....mi hai fatto accapponare
le pal...".
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‎-"Vieni con me! Questo villaggio mi sembra il posto giusto, per fermarsi. Credo che, finalmente, potremo riposarci un pò, Kaz!"
-"E cos'ha, di speciale, questo posto, Edmond?"
-"Ancora non lo so; ma sembra ci sia una quiete...una laboriosità positiva...Non stare a farmi sempre domande..lo sento, Kaz!
Ora chiedo....per capire dove ci troviamo...dove collocarci...
Scusate, giovine....potreste darmi qualche informazione?...Vi prego..è questione di un minuto....
-"Un minuto?!?...E vi sembra poco?...Io ho da portare questa legna in riva al lago...Dite pure, ma in fretta..."
-"Capisco...Che villaggio è, questo?...Mi colpisce l'ordine; la disciplina..il fatto che tutti vi muoviate in maniera così...precisa...sincrona...Senza affanno.... Sussulti..indecisioni. Sapesse il caos che vige in posti qui vicino..
-"So a cosa vi riferite...No: qui è tutto diverso. Qui, ognuno ha il suo compito. E lo esegue meticolosamente; con attenzione e precisione...Io trasporto legna da dieci anni...
Vedete quel carrettiere che scarica legna dal suo carro...laggiù....in fondo alla strada??!
Tanto tempo fa, mi disse di portarne al lago...ed io l'ho fatto...
Senza fare, farmi domande...sapevo già di inserirmi in un meccanismo che funzionava..e funziona!
Altro non so...chiedete a lui..."
-"Signor carrettiere...perchè portate la legna in questo posto....e dite a quel ragazzo di trasportarla in riva al lago?"
-"Perchè???...Che razza di domanda è...-perchè?-....
Questo è il mio compito....Ma voi chi siete...Forestieri, vero?
Volete un consiglio?...Non fatevi troppe domande...se avete deciso di stabilirvi qui...In pochi giorni, anche voi avrete il vestro compito...Eppoi...non sarebbe logico lasciare a terra tutti gli alberi abbattuti dai boscaioli...a pochi minuti da qui..."
-"Perdonate il disturbo, signori boscaioli...ma voi...perchè continuate a tagliare alberi...?"
-"...E cosa dovremmo fare??!...Non li vede quei contadini che continuano a piantarne...??!"....

"Signori contadini...abbiate pazienza anche voi...Sto cercando di capire quale sia la ragione di tanto ordine...dell'efficienza del vostro villaggio...Mi piacerebbe restarci...Capire quale magico potere nascosto sia alla base di questo piccolo miracolo..."
-"Vi rispondo io, signore, che sono il più anziano...Ogni giorno, all'alba, io mi reco presso quella piccola capanna...Un chiodo fissa un biglietto sulla porta, ormai piena di buchi...Lì c'è scritto cosa dobbiamo fare..."
-"E' permesso...si può?...Ma quanti anni avete, voi??!...E cosa fate rinchiuso tra queste mura fatiscenti?...Non sarete mica voi, che scrivete i biglietti...!!?"
-...Come osate?!...Certo che sono io!...Qua non lo sa nessuno...io sono il pazzo del villaggio...Sembra incredibile, ma...funziona così...a meraviglia...
Volete prendere il mio posto...?!?"

-"Ho capito...non dire niente...
Ce ne andiamo immediatamente, da questo posto, Kaz!"


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Feste e primi amori

Qualcheduno di voi, può essere che, già lo sa, chè ce l’ho detto io e mò non mi
ricordo, o, può essere che, ce l’ha detto un altro, che l’era venuto a sapere
da chi ce l’ho detto io, che tengo un giovane, nel fabbricato dove sta la terra
mia, che mi aiuta nu poco a fare le cose che si devono fare, anche se non sa
fare niente e non capisce nemmeno se ce lo dici centinare di volte.
Questo giovine, mò fanno tre anni, tiene la laurea, ma non tiene il lavoro; e
sta qua.
Verso l’ultimi giorni del mese passato, mi ha fatto una richiesta, se si
poteva permettere di dire a certi compagni sui, che non sono di qua, ma che so’
venuti al mare qua vicino, per fare le ferie dell’estate, che, poi, tutti l’
altri mesi, no fanno niente, com’a lui, di venire a mangiare tutt’assieme, come
un saluto a tuttu quanti, prima che partivano.
E’ inutile che mi metto a dire le cose che non sono, perché, dopo tanta tempo,
nu’ poco mi sto affezionando; e l’ho detto di si, ma che io, pure se lui e,
dice lui, pure l’altri, li faceva piacere che stavo con loro, non ci potevo
andare, chè tenevo da fare ‘na cosa importante assai a lu paese.
Il disgraziato non s’è messo a insistere nemmeno un poco, ma io me l’
aspettavo, chè questi giovani moderni non è che so’ busciardi, come diciamo noi
che teniamo un poco di anni più assai; so’ proprio stubbiti così. Nemmeno a
fare vedere un poco: che cazzo potevo tenere da fare la sera di domenica a lu
paese!!?
L’ho guardato fisso; ma ho perso tempo, chè tanto n’ha capito niente, e l’ho
dato pure il permesso, abbasta che non mi facevano trovare tutte cose sotto
sopra, di mangiarsi il formaggio e la ricotta che tenevo nella cantina; e che,
se non se lo scolavano completamente, pure il vino si potevano bere. ‘Nu poco
di frutta buona, due fichi e certi meloni che non li potete trovà a nessuna
parte, ce li avevo già raccolti io e ce li avevo messi già dentro al
frigorifero, chè, se è vero che mò mettiamo tutto là dentro, pure le cose che
non si possono mettere, che, se no, non so più buone, bisogna dire che, lo
sapete tuttu quanti, ha fatto troppo caldo, ‘sta staggione, ed era meglio che
stavano un poco al fresco.
So tornato a vedere che avevano combinato, chè la casa è sempre la mia e
la responsabile pure, e questi, se s’imbriacano, no capiscono niente più,
peggio di quando non bevono, e stavano ancora là.
Stavano sopra a tutta la cucina i cosi di plastica dove ti mettono la carne, e
i salami, quando te li vai a comprare; tanta bottiglie vuote di birra straniera
no l’avevo viste mai….E io che mi stavo preoccupato che si mangiavano le cose
buone mie: che generazione, mi so’ messo a pensare.
Forse, si pensavano che tenevo tre, quattro servi che mi venivano a pulire
loro. Oh, certo che è forte, quando ti capiscono che non devi dire nemmeno una
parola: subito si hanno alzati e hanno riempito tanta buste di cos’avanzate,
che li volevo dire se volevano andare a Napoli a pulire le strade……………
Mi so fermato un momento e mi so letto che ho scritto: mi dovete scusare, che
parlo assai. Quanto mi piaceva, se sapevo scrivere come i scrittori veri!
Invece, mentre che sto dicendo una cosa, mi viene un’altra e non so capire che
è inutile che la scrivo, perché, se no la scrivo, mi pare che non si capisce
che voglio dire e, invece, mò mi pare che no si capisce niente, ma io mi volevo
spiegare bene, chè mi dispiace, che non capite niente……………
Comunque, verso le due, che io a quell’ora tengo un sonno che non vi potete
nemmeno immaginare, se no sò andati alle case loro. Solo lui è rimasto, chè non
tiene un posto suo.
Ci siamo messi a parlare nu poco, che quann pass il primo sonno ti senti che
puoi rimanere in piedi, e lui, m’ha fatto la domanda se lo potevo raccontare
una storia di quelle che, ha detto lui, mi so inventare io. –Ma non una storia
triste, come fate di solito. Senza quel velo di malinconia che copre le vostre
parole… Una storia divertente….-
Primm’anzi tutto, l’ho risposto, che proprio me ne stavo per andare, tant’ i
nervi che m’aveva fatto venire, fin’a mò hai detto, una continuazione, che era
meglio che mi stavo fermo e zitto, che non è lu mestiero mio a scrivere le
cose. Mò, te ne vieni che ti metti pure a criticare. Io non m’ho mai inventato,
niente, rimbambito!...Ti fanno venire la tristezza, a te, le storie mie?...è
allegra la faccia ca tieni tu!...Chi era quella giovine che ti sei messo più
tempo, a salutarla, e che non ti lasciava la mana e ti guardav ‘mmocc’ a
mmocca?...
E siamo arrivati, ueh!...il critico…com’è che ti sei fatto rosso??!...Vabbuò,
non ti mettere a vergogna; senti se questa ti fa ridere un poco….
‘Na volta, qua, proprio esattamente com’avete fatto stasera, pure io ho fatto
na bella cena con nu sacco di compagni miei. Potevano essere una otto, dieci
ann che ci eravamo presi il diploma; dopo che co tanta insistenza, e da tanta
mesi prima, mi avevo messo sopra a mio padre, come ‘na cambiale, per farlo dire
si, a farci riunire qua, che lui la mattina presto teneva da lavorare, ci siamo
riuniti. Potevamo essere poco sott’a una ventina; s’avevano, quasi tutti quanti
laureati, meno due o tre, comm’a me, che non avevano continuato, chè, un poco,
non li piaceva, ma, molto, nemmeno tenevano i soldi che tenevano l’altri. Era
venuto pure Antonio, che tu non lo sai chi è, ma, mò, vedi che ti faccio capire
quant’era antipatico, stu cristiano, e scemo e fissato…Già da quando andavam’a
scuola, non lo potevo vedere, chè era uno raccomandato e non capiva niente, ma
il padre, avvocato di qua vicino, lo conoscevano tutti quanti e lui andava
avanti così, pure se no studiava, com’a me; solo che io venivo rimandato, a
due, a tre materie tutti l’anni, e tenevo pure a mio padre che diceva che
dovevo venire a impararmi a lavorare la terra, che lui non mi vedeva tanto bene
coi libri in mano, e lui veniva promosso e se n’andava alla spiaggia a fare il
ciaciacco colle femmine…
Quando abbiamo finito di mangiare, che poi io dovevo pulire, mò, almeno, voi
avete fatto vedere che tenete nu poco d’educazione, è successa na cosa strana,
che, a quel momento,non riuscivo a capire com’era possibile: stu Antonio s’è
messo a dire se, per piacere, la fidanzata che teneva, una dell’alt’Italia che
si erano conosciuti all’università, poteva rimanere a dormire, chè avevano
cercato di sistemarsi nella case di parenti e quelli che li conoscevano, ma
mancava nu posto; e diceva che lui si fidava di me, e, soprattutto, di lei, e
lo faceva piacere se la facevo dormire là, che, poi, la mattina presto, se la
veniva a prendere. Dopo tanta tempo, so venuto a sapere che stavano d’accordo
tutti quanti e che mi volevano fare uno scherzo, che io, secondo lu
ragionamento che si avevano fatto, dovevo fare na brutta figura colla uagliona,
che era bella veramente, e lei , poi, li doveva fare ridere a tutti quanti,
quando ce lo raccontava, chè io ero un cafone che non sapevo stare co ‘na
femmina così.
Fatto sta che, pure se me lo sentivo che non era normale che stava succedendo,
pure pe’ non fare la figura di quello che non è generoso coi vecchi compagni
della scuola, ho detto si.
Devo dire la verità, sapeva fare bene la parte, perché non mi faceva accorgere
di niente; mi ha pure aiutato a fare i piatti e a pulire a terra. A un certo
punto, proprio com’hai fatto tu, stasera, mi ha domandato se ci potevamo
sedere, se non tenevo molto sonno, sul divano, che potevamo stare più comodi, e
potevamo parlare nu poco.
Non te lo puoi immaginare quanta sudore freddo che ho cacciato, tanto non mi
sentivo rilassato vicino a quella femmina.
Ho cominciato a pensare che non sapevo che dovevo dire…che stavo per fare na
brutta figura, che domani si mettevano tuttu quant a ridere dietro a ma, e
tenevano pure ragione, anche se io non lo sapevo che stavano d’accordo, e lo
stesso, tenevano la capa di ridere dietro alle spalle mie.
E pensavo che la letteratura non mi ricordavo niente, che poco sapevo, pure
quando me la ricordavo; che no mi ero mai imparato ‘na poesia…che non sapevo i
nomi delle canzoni e i cantanti….Che non sapevo dire di che marca era ‘na
machina….e non sapevo i fiori, i profumi…Che ero stato a poche parti e non mi
veniva niente da dire, chè mi sembravano che erano posti com’all’altri..E il
sudore freddo che tenevo si faceva a ghiaccio e mi stavo accorgendo che la cosa
brutta non era che, poi, domani, quelli mi sfottevano che ero un cafone, ma che
mi sentivo io che vedevo le cose diverse e che io non sapevo stare co una bella
femmina.
Ma la giovine, che sicuro se n’era accorta che non mi sentivo bene, s’era
avvicinato di più e mi prese la mano colle sue piccole e bianche bianche.
Era la prima volta che vedeva ‘na mana tanto grande e tanto dura, dicette; e
me l’accarezzava come ‘na piuma morbida. E poi ha toccato lu polso, che teneva
il segno bianco dell’orologio, che me l’ero levato per fare i piatti…Tu non ti
puoi immaginare quanta cose che m’ha imparato…Io non l’avevo mai saputo che
tenevo i deltoidi…e i tricipiti…e i quadricipiti…E toccava, toccava, chè mi
voleva fare capire bene dove si trovavano e la forma che tenevano….Mi ricordo,
che, a un certo momento, mi credevo che era dottoressa…Ma è inutile che ti
racconto tutte cose, è vero?
La mattina presto, è venuto a prenderla quel simpaticone del zito; appena ha
aperto, che lei già stava pronta, che sembrava che se ne voleva scappare, come
se aveva fatto una cosa che, mo, stava pentita, Antonio teneva la faccia che
rideva; ma, dopo mezzo secondo, già la risata l’era passata…Certo, pensai a
quel momento, che quando due si vogliono bene, non tengono bisogno di parlare
assai.
M’hanno salutato, che non ho capito che m’hanno detto; se mi ringraziavano o
arrivederci.
Non l’ho visti più. Poi, sono venuto a sapere che stavano già fidanzati
ufficialmente, e già stavano vedendo per lo sposalizio, ma dopo uno due mesi si
avevano lasciati.
Mbè!? T’ha fatto divertì la storia?...Mi pare che tieni la stessa faccia da
cadavere di prima….
Non m’hai risposto, però: chi è la uagliona che ti sei messo molto tempo a
salutarla?
Ho visto che ti manteneva la mana come quella che t’ho raccontato. E’ la
fidanzata nuova, che m’avevi detto qualche cosa, dì la verità….E’ dell’alt’
Italia pure lei? E quant’anni tiene…a me mi sembra che è un poco più grande di
te…
Che ti voglio dire, figlio mio…che ti posso dire?
Io sto quasi sempre sulo, qua. Non lo so che ti posso consigliare; e non ti
credere che non ti ho capito, che ti sei fatto vedere apposta vicino a lei,
così io capivo e ti dovevo dire che cosa penso, se mi sembrate che andate bene,
insieme, oppuramente no.
Tu lo sai, che sono uno all’antica; che er’all’antica, pure se nascevo mill’
anni fa o fra mill’ anni… Che la capa è tosta ed è difficile che cambio
pensiero…
Ma non mi permetto di dire niente, chè nemmeno io so sicuro che tengo ragione,
a ragionare come ragiono io…
E ridi nu poco, mè!
Una cosa penso che te la posso consigliare: assicurati che no’ dice buscie.
Che se è busciarda t’arrovina l’esistenza. Quella ha fatto mezza vita sua, già.
Mò, li piaciono le mani tue…ma se dice che mai aveva provato una cosa così ed è
sicura che dovete stare sempre insieme, perché tutto lu tempo, fin’a mo, è come
se non è esistito e si sente come se tu sei il più primo della vita sua…Statt’
attento: non ci credere….Che non può essere mai, che no’ s’arricorda….
nu cazz!
Contadino della sua terra

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Edmond e l'Amore

-"Allora...? Cos'è successo, Kaz?"

-"Una rissa, Edmond. Sembra che un tale abbia ucciso suo fratello"

-"Sempre la solita, insignificante, ridicola, tragica storia!...Cos'altro hai saputo, Kaz?...Per quale motivo?"

-"Un incidente all'incrocio; piccolo...poi...una parola tira l'altra..".

-"Futili motivi, Kaz! Così diranno, tra qualche secolo, quelli che daranno le notizie...E così commenteranno gli ascoltatori...comodamente seduti a cenare...Scordando quello che hanno fatto durante il giorno..e il giorno prima...tutti i futili motivi che loro stessi stavano per trasformare in tragedia...Scommetto che quello che veniva da sinistra non ha dato la precedenza...; e quello che arrivava da destra s'è ostinato a non fermare il cavallo...".

-"Quando parli così, Edmond, mi fai paura...: che diavolo dici??! Tra qualche secolo??!".

-Stai zitto, Kaz! Io lo so: tanti anni di ingiusta prigionia, e la saggezza dell'abate, mi hanno permesso, ragionandoci su, di estrapolare…..di disegnare il futuro...
E' come se io venissi da lì...del resto, Kaz, non cambierà poi molto...Nessuno che capisca mai che, indipendentemente dalla direzione da cui si proviene....dalle leggi scritte...; codici, li chiameranno,....non si deve correre....In Inghilterra, tanto per fare un esempio, avrebbe avuto ragione il fratello che proveniva da sinistra...e, probabilmente, sarebbe morto l'assassino....
La vuoi sapere una cosa, Kaz??! Non c’è mai stata, né mai ci sarà, un’epoca che rispetti, veramente, la vita umana; la persona comune che non chiede altro che di poter vivere la propria fulminea vita in santa pace…Si dirà, sempre, che la società, le leggi, gli uomini dei secoli passati erano barbari, ingiusti; bui. Questa parola è, è stata, e sarà, una delle più, ingiustamente, abusata: come una specie di maleficio cosmico, che ti fa lamentare per tutto e di tutto, ma che ti fa accettare, con gioia falsa e dolorosa, la tua condizione. La fortuna di non essere nato, e vissuto, in un secolo buio…..Ma la luce si sposta in avanti….questa, almeno, è la nostra illusione….
Ma…mi stai seguendo, Kaz?”.

-“Io pendo dalle tue….brache. Ma non ho capito niente!....Dove vuoi arrivare?!?”.

-“ Lo sapevo! Cosa puoi aspettarti da….una parte senza cervello….Stai attento, per favore: vedrò di farti capire la contraddizione del genere umano….; ho detto –attento-…non -attenti!- . Ritorna pure....sul riposo!”.

-“Credevo avessi visto la Mercèdés….”.

-“T’avviso io; stà tranquillo. Dunque: avrai sentito dire, spesso, che la vera molla che fa muovere l’umanità è l’amore. E’ vero, Kaz! E’ proprio così…e non per come la intendi tu…Io, per esempio, per amore della libertà…della giustizia…; per amore della mia donna. Della mia famiglia…di un amico….Sarei disposto a tutto! Potrei anche uccidere….; potrei fare di più…e peggio… Potrei infliggere ai miei nemici le peggiori sofferenze; perché il loro dolore fosse d’esempio per tutti quelli che intendessero comportarsi allo stesso modo…Che avessero intenzione di fare del male a me o ad i miei cari….Arriverei a torturarli; a straziare i loro corpi…..le loro anime nere. Circoscriverei la malerba, annientando, sterminando….giustiziando i loro parenti…i loro discendenti. Appiccherei il fuoco alle loro dimore; alle loro città…ai boschi, possibili vie di fuga. Scatenerei una guerra; l’inferno sulla Terra…..
Questo è l’amore…la molla che muove tutto….
Hai capito, Kaz??”.

“Insomma….io non credo di essere tanto buono, Edmond….”



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Matteo

Voi non conoscete Matteo.
E come potreste….
Non l’ ho mai fatto per nessuno, ma, un giorno, vi chiederò di ospitarlo, qua, nel gruppo.
La prima volta che l’ho visto aveva otto giorni. Ora ha 14 mesi; praticamente, mi conosce da sempre…
Di solito, resto incantato dalle bambine; anche se, è inutile che lo neghi, dati i tempi, mi trattengo dalla voglia di esternare la meraviglia e la commozione che destano in me….ogni volta….ogni volta di più…
Sono più effervescenti; più grandi….ad ogni età.
Ma Matteo è uno che se la cava; mi ha conquistato dal primo incontro.
E’ una specie di batuffolo biondo…ti guarisce tutti i graffi….ti disinfetta il futuro…
Non l’ho mai visto piangere. E’ forte, duro….vorresti morderlo tutto.
Potresti lasciarlo solo, in autostrada: se la caverebbe.
Somiglia molto ad un suo zio; Franchino, mio amico d’infanzia. Stessi occhi, colori; stessa pelle. Stessa mimica….Franco Franchi, lo chiamavo…..Stesso cuore. Troppo grande per un universo solo.
Stamattina, è entrato in braccio al nonno. Un po’ mogio; non col sorriso malandrino di sempre….come quando veniva con la nonna…
Ha sollevato il braccio per salutarmi, come si saluta un treno; ed aprendo e chiudendo la manina, per dirmi ciao.
Non mi sono avvicinato: non servono parole, a volte, per capire…Ha apprezzato; lo so, che ha apprezzato…..mi ha regalato un microscopico frammento d’immortalità; di gioia molecolare, atomica.
Han fatto presto: niente moine. Ognuno al suo posto, come se non ci conoscessimo: ho dovuto trattenermi, ricorrere alla ridicola forza che ho, per non prenderlo in braccio. Per non stringerlo forte.
L’ingresso è un’immensa vetrata cinematografica che mi permette di assistere ad una rappresentazione non stop. Nei pressi della porta, si vede il cielo: se volti lo sguardo a sinistra, il mare.
Con la busta in una mano, e lui nell’altro braccio, il nonno, giovane, non riusciva ad aprire. Matteo s’è voltato verso di me, chiamato dal silenzio del mio sguardo grato. Ha alzato ancora il braccio; ma senza agitarlo. Ha tenuto chiusa la manina, sollevando solo l’indice…..
“Lo sai che da poche settimane ho un anno?...Sapessi che bella festa….E come era bella la mia nonnina..
Mi ha fatto giocare tanto; mi ha sporcato tutto il vestitino nuovo di rossetto…Ti ha mai baciato, la mia nonnina…?... Ha una bocca così buona…!
Io capivo che era stanca; pallida….Avrei voluto che si riposasse un po’…Ma niente! Incredibile….Aveva un’energia di bambina….E quante foto…Non ci crederai, ma non ho visto mai un amore così….Eppure, adesso ho più di un anno….Mi ricordo di tante feste…
Ma questo ditino alzato non è per dirti che sono grande…Questo, lo pensa il nonno…
Non mi piace per niente che vogliano io debba fare come gli altri…. -ciao… ho uno, o due, o tre, anni….guarda le scarpette nuove….-….
Ti sto indicando il cielo….
E’ lì, adesso, la mia nonnina… ora non si vede, perché c’è il sole. Ma la notte, quando ho gli occhi chiusi, ritorna sempre da me….lei lo sa che sono piccolo; e che, qualche volta, ho paura del buio…e mi dà tanti baci…”
La porta si apre; il nonno si volta, per salutare ancora.
Vede il ditino…: “…sta dicendo che ha un anno….non spiccica ancora una parola….”.
“….Lo dice lei…..che non spiccica….”, ho pensato….
E Matteo mi ha salvato….
Leonardo


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Se mi permettete, vi voglio raccontare ‘na storia; una, che voi dicete che sono strane, ma che a me mi sembra che so normali, che se poi mi devo mettere a pensare che la storie strane mi succedono soltant’a me, e io so sicuro che so normali, mi facete venire il pensiero che non so normale io o che no’ state tanto a posto voi.
Mo, se stava mia figlia, mi bloccava subbito, chè diceva “…papà, sei fatto proprio vecchio: sempre a dire le cose antiche….”. Ce l’ho cercato di spiegare che le storie so sempre antiche, ma nu’ capisce e si diverte a dire così…..Mi posso mai ‘ncazzà co’ mia figlia….
Chi già mi ho presentato, lo sa che tengo la terra, ma che so pure nu’ poco istruito , chè ho fatto le scuole alte e mi ho preso il diploma, che, dicevano li busciardi, poi, mi poteva servire, ma io lo sapevo che stavo buttando il tempo e i soldi, che non erano manco i miei. Fatto sta, che, vi debbo dire la verità, si no so busciardo pure io, mo faccio ‘na bella figura, chè i cafoni che stanno a confine co’ me, e pure più allontanati, mi vengono a fare le domande, chè loro non capiscono niente. Nemmeno che chi tiene le scuole no’ capisce com’a loro; e io non mi conviene che ce lo dico, chè mi fanno sentire ‘mportante, pure che mi ho dimenticato tutte cose…Mo è meglio che mi fermo , ca si no la storia non ve la dico più, che tengo sonno.
Fra tutte le cose che c’imparava il maestro, che io no’ capivo niente, quando si metteva a spiegare come si facevano i conti, e a me mi sembrava che capivo tutte cose, non lo sentivo mai quando diceva che, a casa, dovevamo fare l’esercizi e i problemi. Ma io il tempo no lo tenevo; e mi credevo che le cose l’ avevo capite.
Il maestro era bravo assai; solo che se lo diceva da solo, che era bravo, a me non mi sembrava ch’era tanto bravo.
Un giorno maledetto, che non me lo posso scordare nemmeno se campo mill’anni, mi ha chiamato, vieni a la lavagna, e m’ha fatto l’interrogazione. Oh, voi non ci potete credere. Non sapevo rispondere a niente. Eppure le cose le capivo più meglio e più prima dell’altri… “Tu non fai l’esercizi e i problemi”. Io non lo so chi ce l’aveva detto, ma teneva ragione. Si vedeva che mi avevo imparato la teoria, ma la pratica non tenevo tempo, chè in campagna stava sempre da fare…
“Visto che non sai rispondere a niente, ti faccio la più facile delle domande, tanto per non metterti zero spaccato sopr’il registro: quanto fanno 1+1 e 1x2 ?”.
Lo so che, mò, vi state mettend’a ridere tutti quanti; e pure a me, mi sembra che non è possibile che non ho saputo rispondere… Ma stavo confuso assai; non capivo niente più…..”Dipende…”, l’ho risposto io, chè mi ero ricordato che, come dicevano i grandi, era meglio che no dicevi niente, se non lo sapevi bene ed eri sicurissimo, e, proprio per questa motivazione, quasi sempre.
“Domani, vieni con tuo padre….”.
No vi voglio scuccià cò quello ch’è successo dopo…..
So passati l’anni; la vita mia se ne sta andando che non lo so come se ne sta andando. La fatica è stata assai; quelle cose che mi trovo me l’ho sudate che lo so solo io. E ho fatto l’esercizi e i problemi. Quanta cazz di problemi che ho dovuto fare. Sarà ch’è morto, mò, il maestro; se no, andavo e ce lo dicevo….
…E, secondo te, che non sapevo le cose, se ti ficco due cazzotti nella faccia è uguale a due cazzotti soli? O ti fai l’ospedale, co’ due?
E due carezze so’ come una carezza nu’ giorno e una la settimana dopo?
E se tengo due figli, tengo i stessi pensieri e ci vogliono i stessi soldi che tengono due che tengono a uno?
E se mi appaddo da due metri, mi faccio lo stesso danno che mi capita se mi appaddo due volte da un metro?
E se il dottore ha detto che mi devo prendere due pinoli, chè no mi sento bene, tengo la stessa salute di due che il dottore l’ha dato solo ‘na pinola?
E se tengo da campare solo un giorno, caccio la metà delle lacrime di chi ne tiene due?
E se, come quando me la fidavo ancora, uno fa l’amore due, tre volte a fila….è com’a uno che tre volte lo fa ‘na volta?
Povero maestro…chissà se l’ha capito, fin’alla fine; secondo me si, solo che non ci siamo visti più e non me l’ha potuto dire…che 1+1 fa veramente…..dipende…..

Contadino della sua terra

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Carissimi signore e signori, col permesso vostro, vi faccio una promessa e, cioè, che la premessa che c'ho in testa è corta; chè le parole, lo sapete, possono diventare lunghe e si sa quando s'incomincia e no quando si finisce. A costruire è più difficile che a sfasciare; pure quando non ti puoi stare zitto, chè le cose che stanno costruendo so sbagliate e fanno schifo e lo vedono tutti quanti.

Voi ve lo ricordate a Totò che si voleva vendere la fontana importante che sta a Roma? Mo, proprio in questi giorni, ho sentito di dire che certi volevano vendere tanti palazzi importanti; e che sono stati scoperti e arrestati. Poi, si volevano vendere il Colosseo, m'hanno detto pure, ma questa cosa non so sicuro; non si capisce più chi è il padrone del canale più grande che sta in mezzo a Venezia. Ma, per voi, queste cose so normali? Che ci stanno certa gente che tiene tanta soldi e tanta fantasia che si vuole andare a comprare certe cose? Per me, no. Io mi ero sempre creduto che certe cose sono di tutti; se no che vuole significare che dicono patrimonio all'umanità?... Lo so, non vi credete, che il discorso è un poco più difficile; ma non voglio dire questo fatto.....E' proprio che non mi piace che ci stiamo rassegnando che tutte le cose ce le possiamo, anzi dobbiamo, comprare......Non è una bella cosa.

A Massimo e a Roberto pure ve li ricordate, è vero? " Chi siete, che volete, che facete...un fiorino! ". Pure questa cosa che doveva fare ridere sta succedendo veramente; solo, non si mettono d'accordo a quanti fiorini devono domandare ai stranieri che ci vengono a trovare. Dice che pure all'altre parti fanno così. Ma non significa, secondo me: se uno è antipatico, dobbiamo fare l'antipatici pure noi? E ci volevano sti sindaci moderni per questa bella pensata? N'amico mio, Ciccillo u sognatore, l'aveva detto 40 anni fa: " Questi, i villeggianti, so scemi: vengono qua in campagna e si pensano chissà che cosa li fai vedere. C'avessimo fare pagare l'aria buona che li facciamo respirare ". Mo no fa più il contadino; ha detto che lui lo sapeva come si facevano i soldi, senza buttare il sangue da un anno all'altro. Non lo so bene, chè non me ne importa, pure se mi voleva mettere in mezzo anche a me, ma ha avuto certi soldi che s'è aperto una specie di trattoria dove fa mangiare le cose e l'animali che ancora si cresce. Sotto a Natale so andato a mangiare da lui con tutta la famiglia mia; abbiamo parlato nu poco. Sempre che si lamenta: chè i soldi non s'avanza niente, sta sempre ficcato là dentro, pure a tutte le feste. Che li piaceva più assai la vita di prima e che avevo fatto bene che non l'avevo sentito. Mentre parlava, è passato nu cliente..." Per il posteggio, viene un fiorino ". Io l'ho guardato strano: si stava prendendo i soldi, senza fare niente. A lui non lo sentivo più, ma la terra mi ha guardato e m'ha detto che non era na bella cosa.

Voi la sapete, signore e signori, la storia che a Napoli si vendevano l'aria nei boccacci della salsa? Non lo so se hanno fatto un film o nu libro sopra a sto fatto, ma così dicevano. Non sapete ancora ch'è successo nella Regione dove si trova la terra mia e da dove vi sto parlando. Hanno fatto, da poco, na bella legge come a quella dei sindachi moderni. Mo, immaginatevi che uno si trova all'ospedale; che tutti i professori parlano l'uno co l'altro e chiamano tutti i parenti. Che dicono che tiene, massimo, due ore di tempo; che il tempo suo s'è finito e che è più meglio che lo finisce tutto quanto nel letto dove dormiva quando si sentiva bene. Mettiamo che uno, pure che nessuno se n'accorge, sente a capisce tutte cose....Ve l'immaginate...uno, può essere, pensa ai figli, ai nipoti. A tutte le cose che teneva ancora da fare e che non le può fare dentro a due ore. Pure se era n'animale, è capace che vuole dire che si scusa per quella volta, a qualcheduno. Si ricorda, tutt'insieme, che da molto tempo non dava un bel bacio, come i giovani, alla moglie. Che la voleva dire, dopo tanta tempo che non aveva trovato l'occasione, che la voleva bene e che non doveva stare preoccupata...Ma che non teneva la forza per fare niente più e l'orologio, che fino a mo na giornata non si finiva mai, tanto era pesante, correva sempre più svelto. Li manca l'aria, l'ossigeno. Il professore ha detto due ore e due ore devono essere.....Non ricapita quasi mai, ma mettete che uno ce la fa ad alzarsi in piedi; che non si mette a dire niente, chè vuole risparmiare un poco di fiato. Va alla speziaria dove tengono l'ossigeno che li serve; l'aria nei boccacci di ferro.....Non ce lo danno, se non tiene un fiorino.....

Questa, veramente, non è na bella cosa.............E so comunisti.........

Contadino della sua terra


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 Agli amici del coperchio.
Quando ero proprio piccolo, tenevo paura dei temporali; i tuoni, di più dei lampi, mi facevano tremare; mi ricordo una volta che me ne sono andato nel letto, di pomeriggio in campagna, e che mi sono messo a piangere. Era una paura che c'avevano tutti quanti, però, solo che io me ne sono scappato a letto. Poi,tant'anni più tardi ho capito da dove mi veniva questa paura: ho saputo che uno zio, e il figlio suo, della mamma di mio padre erano stati fulminati sotto allo stesso albero, a dieci anni di differenza. Peccato che non c'erano le lotterie di quei tempi, che se no, sicuro, vincevano i milioni, dicono alla televisione. La paura è un discorso troppo grande, per non dire fesserie: chi tiene paura di morire tiene paura di campare; è la paura della paura che fa paura veramente; la paura non trova posto nell'uomo giusto; la paura è natuale ma la bisogna governare; la paura sta dentro; la paura è vigliacca. Insomma, signore e signori, quante puttanizie mi volete fare dire, che già non le conosciamo a memoria, chè l'hanno già pensate, dette e scritte? Ma voi, già ve l'ho detto, fate i raggi alle persone e volete vedere se sono buono a dire na cosa diversa; che non l'avete mai sentita. Non lo so: vi posso scrivere un pensiero che, io penso, che è solo mio, perchè non leggo e non lo so che cosa hanno detto quelli famosi. Mia figlia, che mi pare che lo fa apposta per farmi innervosire, quando stanno i temporali, se ne va camminando o si va a fare il bagno alla spiaggia; chè io ho cercato di far finire questo terrore dei tuoni nella famiglia. Però lo so che pure lei tiene le sue paure: e sente i preti che parlano dell'inferno, i giornali e la televisione che non deve trovare lavoro e che non si può mai comprare una casa. Vede a me che sto preoccupato come a nu pazzo quando fa un poco di tosse o tiene un dolore di pancia; hai voglia io, a fare finta che non sto preoccupato. Non l'ho mai detto a lei che c'è il lupo, che l'oscuro è pericoloso; l'ho fatto sempre vedere i film di paura, solo che, appena che mi accorgevo che si faceva prendere dalla scena paurosa, la ricordavo che era soltanto un film e che l'attori stavano tutti bene e che recitavano. Mo sembra che non tiene paura di niente, ma io lo so che non è vero e, peggio ancora, che la colpa è pure la mia. Ma è più forte di me che non mi so liberare: la paura che ho di più è che mi immagino una storia brutta, com'a n'incendio, n'alluvione, nu terremoto che finisce che dentro a un secondo devo decidere se devo salvare a lei o a mia moglie; che se non decido me le perdo a tutt'e due; che se mi sacrifico io, le perdo lo stesso. A come posso continuare con quella che ho salvato: la vigliaccheria di fronte a questo, già mi farebbe venire la voglia di morire mantemente. Ma poi penso a na bambina, che sono tre o quattro giorni che incontro, con la mamma, mentre va alla scuola; la terra è tutta bagnata di pioggia e vado più tardi a lavorare: si vede che la mamma l'ha passata la paura di non dare confidenza ai sconosciuti. Ma io la saluto tutte le volte: mo co na linguaccia, mo co un sorriso, mo con la mano. Solo stamattina m'ha fatto ciao colla manina, senza farsi vedere dalla mamma: sta bambina è vestita e aggiustata che è uno spettacolo. Sarebbe bellissima sempre, ma così è nu spettacolo che non si può pensare: mica cammina, signore e signori, nossignore. Zompetta come un passerotto; e non perchè non sa tenere il passo svelto della mamma, ma perchè è felice e salta una continuazione. E se non tiene paura un passerotto, di uno che non conosce, non posso tenere paura io. Speriamo che m'imparo.
Contadino della sua terra

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Immondizia (tutti quanti a dire monnezza che mi pare che nessuno sa parlare più), teatro e giovani con l'educazione. Ah solamente di questo dobbiamo parlare; come e minimo non dovete scrivere niente più pe nu mese. Comunque: io ho fatto il soldato a Napoli. Ve lo posso assicurare, già nel 1986, i napoletani medesimi dicevano che l'immondizia era na cosa schifosa. Bertolaso non si riusciva a pulire nemmeno il naso, ancora. Come a mo. Io stavo all'ospedale militare che si trovava, mo è stato chiuso ho saputo, ai quartieri spagnoli. Quell'ospedale, mezzo abbattuto dal terremoto e dalla vibrazione della funicolare che passava vicino, stava su una salita che partiva da via roma e finiva a un piazzale o una strada che non mi ricordo il nome. Un giorno vi racconto di come stavamo combinati, se mi promettete che mi credete. Io avevo già visto qualche sua commedia, ma Eduardo non mi convinceva: pensavo io che era troppo esagerato, che l'attori erano macchiette impossibili che esistevano davvero. Poi, l'ho visto co gli occhi miei: da Ciro, una trattoria, che era una casa pericolante, che ci faceva mangiare bene e spendere poco. La caprese e gli spaghetti alla siciliana me li sogno ancora. C'era il tavolo del professore; un tavolo per almeno quattro persone, ma stava sempre da solo. Stava in pensione da molti anni e aveva fatto il professore di filosofia: veniva interpellato come se era il giudice, per dire chi aveva ragione e chi torto, ma raramente. Lui sentiva gli altri e se parlava, ve lo giuro, pure le mosche si fermavano. E così c'erano altri personaggi di quel teatrino, sempre lo stesso; e io pensavo, chissà da quant'anni che recitavano così. Noi, i soldati, eravamo le comparse e gli spettatori a bocca aperta. Una sera, viene uno al tavolo nostro e si rivolge proprio a me: "Permettete, mi presento: sono tal dei tali e, siccome che il mio posto è stato occupato da un altro signore che non mi pare opportuno che lo faccio alzare, concedetemi l'onore di sedere al vostro tavolo". Signore e signori, dovevate vedere come stava vestito: una giacca e un pantalone corti, colorati a righi, quadri, fasce impossibili da comprare. La cravatta c'aveva un nodo piccolo, piccolo, i calzini...."Prego", ho detto, anche perchè noi eravamo solo due e c'erano tre, quattro sedie vuote. Per un momento ho pensato che mi voleva prendere per il culo, poi s'è seduto e non ha parlato più; e io lo guardavo fisso: prima mi veniva da ridere, poi mi veniva da piangere. Avevo capito, mi sembrava, quando era bravo Eduardo, ma io c'avevo ragione, però: i suoi personaggi non s'avvicinavano nemmeno a quelli che stavano là dentro. ...Ho parlato assai, è vero? Vi chiedo scusa, signore e signori.
Contadino della sua terra

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-“Senti…A malincuore, ammetto che, forse, mi sono sbagliato: questa città, a parte un finto benessere, la fiera con i baracconi dei ciarlatani ed il palazzo della follia non offre niente. Direi di andare via….tu che dici, Kaz?”
-“Dico che non mi devi rompere il….Tanto, decidi sempre tu; e, quando mi lasci fare, dici che eri in estasi, fuori di te…..che la ragione deve avere il sopravvento…. il governo dell’istinto…”
-“Va bene! Usciamo da quella porta….Ma…hai sentito??! Che succede……?”
-“Che ne so…..avrà vinto la squadra locale!!?...Attento, Edmond, questi sono impazziti veramente….Se esistesse la parola, direi che stanno facendo un carosello con muli, somari, cavalli….Direi di accelerare…”
-“Un attimo, Kaz! Chiediamo….Mi scusi, buon uomo, cosa sta succedendo? Cos’è questa euforia?”
-“Abbiamo vinto le elezioni! Abbiamo vinto! Urrà……Il popolo! Il popolo….ha vinto! La democrazia!!!”

-“Ed, per favore, dammi retta…scappiamo!...Cos’è ‘sta democrazia…le elezioni??!”
-“Caro Kaz, non ti offendere, poi, se ti dico che non capisci niente…La democrazia è la forma di governo più nobile che la mente umana possa concepire…Niente re, imperatori, tiranni…..Comanda il popolo..e le elezioni sono lo strumento democratico per eccellenza……Non credevo che ci sarebbero arrivati in così poco tempo....sono felice, Kaz!!”
-“Secondo me è un virus dei polli, che dà questa pazzia….Cos’hai mangiato ieri, Ed?...Che diavolo significa…comanda il popolo?...Tutti si mettono a discutere…e quando si spicciano?....E chi si assume la responsabilità degli errori che saranno commessi…….O hai mangiato tanto pollo da credere che il popolo non ne farà….?”

-“Taci, ignorante….Le votazioni servono, appunto, a designare i rappresentanti. Saranno loro a decidere! E, se sbaglieranno, la prossima volta, verranno sostituiti…”
-“Ah, ecco! Adesso è chiaro: il popolo decide che vuole una cosa, lo dice agli eletti, questi la fanno….il popolo cambia idea…..Io, qua, vedo solo miseria, fame, sporcizia..delinquenti….E questi fanno festa!!?...Se io fossi uno degli eletti, mi suiciderei….altro che festeggiare!”.
-“Il solito disfattista!....Il popolo ha bisogno di festeggiare…..di speranze. Di credere in qualcosa, in un futuro….Kaz!!!”
-“E c’era bisogno della democrazia?…..I preti lo sanno da sempre….che il popolo….ci crede…Non saranno predicatori pure questi, Ed?”.
-“…E’ un processo lento, Kaz! Tu non puoi capire….Piuttosto…vedi quella ragazzina? Non festeggia….piange!
Perché non sei felice anche tu, dolce fanciulla? Perché queste lacrime di dolore?”

-“Dicono che sono pazza, una strega……..mi vogliono mettere al rogo…Ma non ho fatto niente…Mi sono solo ribellata: a 19 anni, è tutto sulle mie spalle: lavorare, cucinare, lavare, badare ai piccoli, ai vecchi…La mia famiglia, per prima, dice che sono posseduta….che non ragiono…….Volevo candidarmi per cercare di cambiare le cose….Mi hanno osteggiata, derisa…minacciata……a mezzogiorno in punto, in piazza, la mia famiglia…i miei amici……questa città;……questa democrazia brucerà la mia anima…”
-“Andiamo via, Ed: questa è un’altra…..”.
-“Un momento….Abbi fede, ragazza…..La democrazia renderà liberi tutti gli uomini e tutte le donne……..E’ un processo lento. Molto lento….Come ti chiami, ragazza?”
-“Virginia”.

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Ti racconto la storia che mi succederà ieri, come ti avevo promesso l’altro ieri. Del resto, hai insistito tanto, per ascoltarla..
E’ un anno circa, qualcuno lo saprà già, che ho cambiato il posto in cui lavoro; ora, è molto più lontano: circa otto minuti, a piedi. Quello precedente lo raggiungevo in 55 secondi, se ero in ritardo.
E sono cambiati, di conseguenza, quegli incontri quotidiani, monotoni, puntuali… apparentemente insignificanti. Gente che non saluti nemmeno, se non dopo un po’ di appuntamenti. E’ più vario, ora, il paesaggio che, frettoloso, impressiona le lenti degli occhiali; che con la sua vita istantanea intralcia la tua corsa ….Sto….baroccando?.....
Nel piccolo giardino di una piccola, popolare, un tempo, casa c’è un cane che mi odia; a cui sono antipatico, per essere più preciso. Non è un campione di razza, ma è proprio un bel cane: marrone e nero, ben proporzionato, sui 35 kg, pelo raso…una specie di pastore tedesco senza fronzoli. Ha una faccia dolcissima, quando, quasi sempre, è tranquillo: all’inizio, credevo fosse femmina…..Quando non è tranquillo…..non è per niente dolce né, per niente, femmina………specie ora, che è primavera……
Lui sta lì immobile, furbo, a vedere l’orologio umano, ogni mattina, ripetere i sui secondi sempre uguali.
La prima volta che c’incontrammo, forse perché vedeva un secondo nuovo, s’avvicinò al cancello, offrendomi il suo muso affusolato; per salutarmi, suppongo.
Istintivamente, stavo per accarezzarglielo, quel muso, ma io ritrassi la mano, intuendo che stava per leccarmela tutta……Non l’avessi mai fatto! E’ un anno che finge di non vedermi. Ti giuro, Concita, è incredibile: se sta giocando con un ragazzino, di sua conoscenza, va via immediatamente, quando mi vede arrivare. Se gli faccio “pssss”, mentre è di spalle, sorprendendolo, lui parte festoso verso il cancello, ma, riconosciutomi, continua la corsa, fingendo di dover andare in un’altra direzione. Se è sdraiato a terra, non sposta di un millimetro lo sguardo, per seguire il mio passaggio; ma, se mi volto di scatto…anche lui gira la testa……
Ieri mattina, però, mi ha fissato: dritto negli occhi. Senza cattiveria e per tutto il tempo. Sembrava volesse dirmi…….”Va bene, hai vinto! Sei più cretino tu…..”……..
….Ma questa, è solo l’anteprima di ieri mattina……..a domani, direttore.
Leonardo

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